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I gioielli nascosti

Rolling Stone propone una compilation tutta dedicata a quei brani nascosti nella produzione di Prince.

“Jack U Off,” on Controversy (1981)
“One Of Us,” on Emancipation (1996)
“Lady Cab Driver,” on 1999 (1982)
“Mad Sex” on New Power Soul (1998)
“Anna Stesia,” on Lovesexy (1988)
“Pheromone,” on Come (1994)
“Endorphinmachine,” on The Gold Experience (1995)
“P. Control” on The Gold Experience (1995)
“Cinnamon Girl,” on Musicology (2004)
“My Computer,” from Emancipation (1996)
“Everyday Is a Winding Road,” from Rave Un2 The Joy Fantastic (1999)
“I Like It There,” on Chaos and Disorder (1995)

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Censurato un giornalista americano per colpa di Prince

Il “Los Angeles Times ha deciso di cancellare un editoriale di Patrick Goldstein, nel quale il giornalista chiedeva al suo quotidiano di seguire l’esempio del britannico Mail on Sunday […] che l’ha visto arrivare in edicola a metà luglio con il cd “Planet Earth”, il nuovo album dell’artista di Minneapolis, in allegato gratuito. L’operazione ha permesso al giornale [Mail on Sunday] di vendere quasi tre milioni di copie e sembra abbia portato circa cinquecentomila dollari nelle casse dell’artista. Un risultato tutt’altro che trascurabile, spiega Goldstein, per due industrie in piena emorragia di lettori (quella dei giornali) e di acquirenti (quella discografica).

Goldstein non è stato l’unico giornalista a commentare positivamente l’iniziativa del Mail on Sunday. Anzi, la distribuzione gratuita del cd di Prince è stato uno dei temi caldi delle scorse settimane in fatto di musica, nuove tecnologie e orizzonti futuri. A far risaltare l’articolo del giornalista californiano ci hanno però pensato i redattori del suo quotidiano, che hanno deciso di cestinarlo poche ore prima della pubblicazione, sembra per non dare troppo fastidio alle major discografiche, ben presenti con i propri quartier generali nell’area di Los Angeles e ancora fondamentalmente contrarie a regalare la propria musica.”

Approfondimenti: l’articolo completo di Goldstein in inglesefonte La Stampa

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Jazz, Beatles e ambiente È il Pianeta Terra del genio della musica

Venerdì esce “Planet Earth”, il nuovo lavoro di Prince. E a Montreux ha suonato anche il classico “Come Together”

D’altronde Prince fa sempre così, ha i suoi tempi. L’altra sera a Montreux, dove c’è un Festival Jazz invidiato in tutto il mondo, lui è arrivato all’Auditorium Stravinski con un’ora di ritardo, in giacca rossa cappellaccio e occhiali scuri, mentre la sua band New Power Generation suonava una versione scatenata di When the saints go marchin’ in e i quattromila seduti in sala si chiedevano che cosa stesse accadendo. Vedendolo alla fine sul palco, quel Prince che in scena è felice come un bimbo al seno della mamma, la gente ha capito che con lui è inutile fare previsioni e bisogna prendere quel che viene: stavolta sono quaranta minuti belli e buoni di jazz che gronda funky e persino una cover dei Beatles (la strafamosa Come together) che rinasce nella voce di questo alchimista prestato alla musica. Lui non suona, crea, e lo fa con una naturalezza che affascina.

Ci riesce anche quando ripresenta i suoi classici, da Purple Rain a Nothing compares 2 U, e pure quando accenna il suo nuovo singolo Guitar, che si prende il lusso di copiare addirittura uno dei più famosi riff di chitarra degli U2 (I will follow). Ma chissenefrega, Prince è fuori dalle regole e lo dimostra anche il suo nuovo cd Planet Earth, che in Italia esce dopodomani ma che in Gran Bretagna ha già sconvolto le regole del marketing visto che è stato distribuito gratuitamente come allegato del magazine domenicale Mail on Sunday. Tre milioni di copie, dicono. Tre milioni di copie sottratte «alle hit parade costruite dal business» ha detto lui, che è la sublimazione dell’antibusiness.

Con Planet Earth ha iniziato la sua seconda vita musicale proprio ora che ha appena compiuto 49 anni: è lucido, disinvolto, persino accademico quando gli va. E basta sentire il basso furiosamente sleppato di The one U wanna C o il sax di Chelsea Rodgers per capire che fa quello che vuole ed è così lontano dalle regole del pop che refrain vincenti come quello di Lion of Judah rimangono inesorabilmente confinati nelle retrovie, quasi snobbati, sommersi da arrangiamenti stellari, piogge di tastiere, incroci di basso e chitarra che sanno di improvvisazioni jazz. Perciò Prince ha i suoi tempi, li ha sempre avuti. Per un periodo, negli anni Ottanta, hanno coinciso con quelli della discografia, e allora ecco i megasuccessi di Purple rain o Take me with U. Poi basta.

Oggi Prince fa quello che vuole, cioè il musicista, il santone e pure l’ambientalista (come nel testo di Planet Earth). Insomma, è libero. Ed è per questo che in giro per il mondo, da Los Angeles a Montreux, i suoi concerti sono sorprendenti perché vagano per tutti i generi musicali, li mischiano e alla fine li esaltano come ormai non capita più tanto spesso. Tanto per dire, dopo lo show all’Auditorium, lui ha cenato e poi è andato a suonare due pezzi a sorpresa al Montreux Jazz Café. Così, solo perché ne aveva voglia (e da agosto avrà voglia di suonare per un mese a Londra, ma solo lì, naturalmente).

fonte http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=193558

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Prince aiuta Michael Jackson

Dopo essere diventato Testimone di Geova, vegano e ambientalista, ora Prince dà consigli.

Destinatario: Michael Jackson.

Per il suo ritorno sulle scene Michael Jackson avrebbe chiesto qualche idea a Prince, che gli avrebbe suggerito di fare un serie di concerti unplugged a Las Vegas. Solo Michael con la sua voce. Basta con i costumi e balletti. Niente fumo o specchi. Solo Michael Jackson e la sua voce.

Michael Jackson offrì una collaborazione a Prince all’inizio dell’anno: un tour assieme per rilanciare il cantante di Thriller.

Prince, in quel caso, rifiutò.

fonte: http://www.femalefirst.co.uk/celebrity/Michael+Jackson-16802.html

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Prince a Los Angeles, per pochissimi eletti

Prince accontenta proprio tutti. I ricchi e i poveri.
Ora si dona ai suoi fan californiani più danarosi.
Dal 23 giugno sarà per sette (ovviamente) sere al Roosevelt Hotel di Los Angeles, in un locale da 200 posti.
I prezzi sono da capogiro.
La seratona completa, detta VIP Packages, compresa di cena preparata dal cuoco personale di Prince costerà 3121 dollari. Solo per 130 fortunati e pieni di soldi. Per gli altri 70 il costo del biglietto è molto più accessibile: 312.1 dollari.
Questi sono pazzi…
no ?
link
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Dopo l'ascolto di Planet Earth

Un po’ di miei pensieri…

Prince nelle melodie non ricerca troppo questa volta. Non è più l’irrequieto degli anni ottanta, non è più quello schiavo della Warner degli anni novanta.

In Planet Earth ci sono pochissimi momenti in cui Prince sembra nascondersi dietro al suo personaggio. Nel bene (o nel male) Prince è quello che ascoltiamo nelle sue canzoni, ma anche nelle sue stravaganze.

Non è più problematico, ce lo vogliamo mettere in testa?

Anzi, preferisce semplificare, rendere il brano lineare. Più diretto.

L’energia di questo cd è davvero la cosa più bella. Così come la sincerità con cui Prince si propone a chi lo ascolta.

Planet Earth mi sembra un’invito a ciò che sono i suoi concerti dal vivo, che oramai sono lo standard con cui confrontarsi, come ben dice il guardian nell’articolo Another not-bad CD – but this time it’s free (un cd non male, ma questa volta è gratis).

Prince fa canzoni a seconda del pubblico a cui vuole destinare la propria musica.

Planet Earth è un lavoro omogeneo, veloce, leggero ed adatto al pubblico continentale, europeo, che potrebbe non essere apprezzato completamente negli Usa. Il primo brano più cupo, mi pare faccia da giusta introduzione ad un lavoro molto suonato. Molto presente.

Prince sembra davvero entrare in studio, cominciare a registrare e finire tutto nel giro di 50 minuti, senza fermarsi mai (come in Lovesexy).

Se Musicology era il ritorno e 3121 era il Prince più nero, Planet Earth è un lavoro rock. Il suo lato europeo (parigino?) e con una forte virata verso il pop dei Beatles, ma anche il rock melodico di Elton John.

Come i film di Spike Lee, il confronto non è casuale, da Emancipation in avanti ogni lavoro di Prince è ben collocabile. Individuabile.

Ho poi sempre la convinzione che Prince adatti la propria musica a chi suona con lui. In questo caso la presenza di Wendy & Lisa ha fatto di questo Planet Earth un lavoro molto più facile rispetto ad altri.

E questo vuole essere un complimento.

Prince non sente più la necessità di ricercare nervosamente la perfezione musicale, come quando passava dall’uso di tutti gli stili e gli strumenti musicali disponibili. Oggi si concentra su chitarra, tastiere, basso e ritmica. E in Planet Earth viaggia tra il rock, il pop e un po’ di RnB.

Gli stili e gli strumenti non sono più un fine, ma un mezzo per arrivare a quel estetica della musica che lui ha in mente.

Ottime le ballate: la capacità di un musicista la si misura nelle cose più semplici. Tanti buttano lì chitarre distorte e batterie che sfondano i timpani, ma pochi sanno scrivere e cantare le ballate, come sa fare Prince.

Chi sa cantarle non le scrive e viceversa.

E poi c’è la novità della distribuzione del cd (praticamente gratuita tra il giornale ed internet).

Il cd non rappresenta più il fine di un cantante, ma un mezzo. Un mezzo per arrivare a più persone possibile, mi auguro che tutto questo permetta ai veri musicisti di farsi conoscere. Non basterà più essere bravi a sfruttare gli strumenti potenti in sala di registrazione, bisognerà dimostrare il proprio valore dal vivo. Prince conosce bene questa regola, si concede limitatamente sul cd, principalmente in durata; infatti il cd dura meno di cinquanta minuti (con un risparmio di tempo e di denaro in fase di registrazione).

Come dire: questa è un’anticipazione, il resto vieni a sentirlo dal vivo.

Ma quando in Italia?