blog · Intervista · Traduzione

Starr Cullars

Nel numero di marzo di Bass Player c’è una bella intervista a Starr Cullars, l’ex bassista dei Parliament-Funkadelic e ora artista solista, dove si racconta come ha iniziato e il suo incontro ravvicinato con Prince.

Come hai cominciato a suonare il basso, Starr?

Vengo da Philadelphia, Pennsylvania. Mio padre era un professore di scienze e anche mia madre era un’insegnante. Chiesi in regalo una chitarra quando avevo cinque anni e ricordo che mio padre mi regalò una piccola chitarra di plastica Roy Rogers. L’ho guardato, gliel’ho restituita dicendo: “Voglio una chitarra vera”. E lui si chiese: “Come fa a sapere cos’è una vera chitarra?” E mi dà una piccola chitarra classica Yamaha e io inizio a prendere lezioni di chitarra. Ho studiato anche violoncello e viola. All’epoca alla radio di Philadelphia c’erano tutti quei grandi gruppi degli anni Settanta come Earth, Wind And Fire, Parliament-Funkadelic e Cameo, così ho iniziato ad ascoltare il basso. Se ricordo bene, ho iniziato a suonare il basso con la chitarra acustica prima di passare a un vero basso.

Qual è il tuo equipaggiamento preferito in questi giorni?

In questo momento sto costruendo un nuovo impianto. Probabilmente sarà Mesa Boogie. Voglio un suono di basso che sia incisivo e potente ma che non perda quella risonanza arrotondata. Ho suonato anche Trace Elliot e Gallien-Krueger, e sono fantastici perché puoi ottenere gli alti che sono importanti nel funk. Non sono una persona dai grandi effetti. Mi piace che il basso suoni come un basso, ma quando uso gli effetti mi piace un divisore di ottava. Voglio mantenerlo rock. Per i bassi, ho optato per un Fender Precision che ho modificato con alcuni pickup EMG e un ponte Badass. In questi giorni amo la Yamaha.

Come entrasti in contatto con Prince?

Intorno al 1989, quando ero al college, durante il mio ultimo anno alla Duquesne University di Pittsburgh, ho scoperto che Eric Leeds, il sassofonista di Prince, e il suo trombettista Matt Blistan avevano frequentato anche loro la Duquesne, così ho raccolto delle informazioni e ho iniziato a scrivere. Siamo diventati amici e ho mandavo loro dei demo. Ho anche inviato i nastri delle mie canzoni a Paisley Park, ma continuavo a ricevere lettere di rifiuto, quindi ho deciso di andarci, a Minneapolis. Torno a casa per Natale e dico a mio padre: “non regalarmi niente per Natale, dammi solo i soldi per la benzina così posso andare a Minneapolis e ottenere un contratto discografico con Prince.”

Quanto è durato il viaggio?

Ci sono volute circa 16 ore per arrivarci. Il mio compagno di stanza Armand e io siamo andati da Pittsburgh a Minneapolis in una tempesta di neve. Non avevo manco l’età per bere. Avevo 18 o 19 anni. Per arrivare a Minneapolis abbiamo seguito un rimorchio di un trattore attraverso una tempesta di neve. Faceva freddo e non avevamo abbastanza soldi per un hotel, così abbiamo preso una stanza all’Università del Minnesota.

A quel punto pensavi di bussare alla porta di Paisley Park?

Fondamentalmente sì! Ci arriviamo e troviamo la villa di Prince dalle parti di Excelsior. Aveva un grande mulino a vento viola sul retro della sua casa, tutto illuminato, e ho pensato: “Questa deve essere la sua casa”. L’unica persona in zona che poteva avere un mulino a vento viola doveva essere Prince, giusto? Così vado dalla guardia di sicurezza e gli do il mio piccolo pacchetto dimostrativo, e lui mi dice che Paisley Park si trova dietro l’angolo. Vado a Paisley Park e i cancelli del parcheggio sono aperti, quindi entro. Prince ha parcheggiato le sue BMW – gialle, nere e viola – quindi alzo i tergicristalli e lascio note con scritto: “Caro Prince. Ho guidato 16 ore per portarti la mia demo. Con affetto, Starr Cullars”. L’ho fatto per tre giorni di seguito, perché non sarei andato da nessuna parte finché non avrei visto quest’uomo.

E poi che è successo?

Alla fine vengo invitato da Eric Leeds e Matt Blistan, che erano a Minneapolis, quindi entro con un basso in spalla e le mie cassette in una borsa. Il manager di Prince Steve Fargnoli era lì. Abbiamo parlato per un minuto, poi Prince è entrato. Ho detto “Ciao, mi chiamo Starr Cullars” e lui mi ha stretto la mano. E non mollava – continuava a tenermi la mano mentre eravamo lì. Ho detto “Sono qui per darti il ​​mio demo tape” e lui dice: “Puoi darlo a Eric Leeds al piano di sopra, e poi lui lo darà a me”. Ora dico: “Amico, ma vaffanculo! Ho guidato 16 ore in tutto il paese. Te lo sto dando adesso”. Prince dice: “Ascolta, ti dico una cosa, vai di sopra e porta la cassetta a Eric Leeds in ufficio, e gli dici che se non ricevo la tua demo stasera, prenderò a calci il fottuto culo di qualcuno”.

Wow

Infatti. Così ho detto “Okay!”, Gli ho strappato di mano il nastro e sono corsa su per le scale. Ho trovato Eric e gli ho detto: “Prince dice, che se non gli porti il ​​mio demo tape stasera, prenderà a calci il fottuto culo di qualcuno!”. Eric apre il primo cassetto della scrivania e dentro ci sono tutti i miei demo. Dice: “È tutta roba tua, Starr?” Io dico: “Sì, sono io”. Dice “Oh, non sapevamo chi fossi. Riceverai una chiamata stasera”.

Quindi la strategia ha funzionato?

Ha funzionato, perché ho preso un appuntamento la sera successiva per andare a suonare il basso con Prince e la sua band di allora, che aveva Sheila E. alla batteria. Vado a Paisley Park la sera successiva e mi metto con la band. Mi dicono di aspettare perché Prince sta scendendo. Sono nervosa da morire, perché dopo tutta questa follia, lui suonerà davvero con me. Tutti gli altri sono dalla parte dell’ingegnere dello studio, guardano attraverso il vetro, e io sono seduta nella studio con il mio basso. Alla fine, Prince entra nello studio. È vestito in bianco e nero dalla testa ai piedi e quando entra nella stanza ha quest’aura che entra nella stanza con lui. Ha in mano tutti gli appunti che gli ho scritto e inizia a leggerli ad alta voce. “Caro Prince, ho guidato 16 ore per darti il ​​mio demo tape…”, e dice “Una ragazza bassista. Non ho mai visto una bassista donna prima”. Guarda attraverso il vetro il mio compagno di stanza, Armand, e dice: “È il tuo ragazzo?” E poi dice: “Sì, sai, sono duro con i musicisti. Non ho mai avuto una ragazza che suonava il basso” e poi guarda di nuovo oltre il vetro e dice “Vai a letto con lui?” Mi sto stufando di tutta queste cagate, quindi mi alzo – e sono più alta di lui, lui mi guarda dal basso – e dico “Senti, amico, hai ascoltato il mio demo o no?” e lui dice: “Sì, penso che tu abbia molto talento. Penso che tu abbia molto potenziale e voglio lavorare con te”.

Hai suonato con lui?

L’ho fatto. Prende la chitarra, la imbraccia e dice “Siamo in si bemolle” e inizia a suonare. Sheila E. inizia alla batteria, il dottor Fink alle tastiere, io inizio a suonare il basso. Prince si agita. Entra ed esce dalla mia visuale. È in ginocchio. Balla. Questa cosa va avanti per circa 20 minuti finché Prince se ne va; Miles Davis, con cui stava suonando in quel momento, aveva bisogno di lui. Continuo a suonare con Sheila, e quando finiamo ci sediamo e parliamo dell’essere donne musiciste – di quanto sia raro e difficile – e lei mi dice che non avrebbe mai potuto fare quello che ho fatto io. Sono tutti sbalorditi dal mio coraggio e dal mio potenziale.

E poi che è successo?

Hanno detto “Prince ti chiamerà”, così sono tornata nella mia stanzetta all’università. Il giorno dopo chiama e dice: “Ciao, sono Prince. Volevo solo ringraziarti per aver suonato con me” e ho pensato,”No, grazie a te. Grazie mille”. Dice: “Non voglio dirti cosa fare, ma puoi restare con me mentre finisco Lovesexy, e poi andremo in tour”. Ora, sapevo che non mi avrebbe assunto: a quanto avevo capito, mi stava invitando a frequentarlo come ‘concubina’. Anche se ero giovane, l’avevo capito. Dissi: “Va bene, ti dico una cosa. Torno a casa e finisco la scuola, tu finisci Lovesexy, e poi ci vedremo”. Lì ha risposto: “Va bene, ti cercherò”.

Fu una decisione saggia.

Decisamente. Era stupendo, non fraintendermi – era molto bello – ma anche se ero giovane e non sapevo molto del lavoro, sapevo che non sarei diventata la sua ragazza. Penso che alla fine abbia finito per rispettarmi per questo.

Poi sei entrata a far parte del Parlamento-Funkadelic.

Sì. Sono venuti a Philadelphia un paio d’anni dopo, forse intorno al 1991 o ’92, e ancora una volta stavo distribuendo i miei demo tape nel backstage. Alla fine sono stata invitata a una serie di spettacoli che facevano a New York, e poi hanno fatto alcune date a Washington. Fu durante gli spettacoli della DC che fui effettivamente assunta e ho firmato il contratto. All’epoca [il frontman dei P-Funk] George Clinton aveva un contratto con l’etichetta Paisley Park di Prince, e gli raccontai la mia storia sull’incontro con Prince. Una volta stavamo andando a Paisley Park per registrare, e ho detto a George: “Sai, non sono sicura che Prince si ricorderà di me”. George dice: “Sei pazza? Quante ragazze irrompono nel suo santuario privato con un basso? Ti ricorderà”. Dico, “Va bene, vedremo”. Facciamo il primo tour europeo con P-Funk, suonando in Inghilterra e ad Amsterdam, e torniamo e andiamo a Minneapolis. Il gruppo di Prince amava i P-Funk: per loro sono degli dei. Quando Prince mi ha visto di nuovo, voleva che andassi a lavorare con lui.

E…?

George dice “No, non puoi andare”, quindi non ci sono mai andata. Prince sbucava negli spettacoli di P-Funk l’anno e mezzo successivo in posti diversi. Se la godeva a suonare con loro. Così è cominciata la mia vita professionale. Il resto è storia!

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David Rusan – il liutaio della Cloud Guitar

Nei due viaggi a Minneapolis tra il 2016 e il 2017, abbiamo potuto conoscere tante persone. Poiché Minneapolis non è una destinazione classica per un viaggio negli USA, la prima domanda che ti fanno tutti è: “come siete finiti qui?”. E quando rispondi: “siamo qui per Prince” molti ti raccontano una storia su di lui. C’è chi ha lavorato dentro Paisley Park dove ha tirato i fili dei collegamenti internet (un albergatore di Ely) o qualcuno che ci ricorda di passare da First Avenue (un cameriere di un fast food).

Prince, in fin dei conti, è stato bravo anche in questo. Quel senso di fratellanza che il pellegrinaggio ci ha fatto scoprire ci ha permesso di avvicinarci a tanti come noi. Qualcuno di questi, a dire la verità, l’abbiamo perso di vista. Perché la vita, in fin dei conti, è quello che ti succede mentre fai dei programmi. Ma qualcun altro ci è rimasto vicino. Come David Rusan. Non dovrei neppure presentarlo, ma lui è il liutaio che costruì per primo la Cloud Guitar usata da Prince in Purple Rain, che nella finzione del film gli viene regalata da Apollonia.

Dave si mette in posa con la Cloud Guitar viola diretta in Australia e che non ci ha permesso di sfiorare.
Mentre abbiamo potuto toccare quella grezza sul tavolo.

David o Dave è un tipo tranquillo. Vive e lavora nella sua villa in un quartiere residenziale, Bloomington, in mezzo al verde. Ci siamo arrivati il 27 agosto del 2017, durante il secondo viaggio, alla fine della giornata che avevamo dedicato ad Henderson, per capirci il finto lago Minnetonka di Purple Rain. Una giornata estiva, densa di temporali, nuvole passeggere alla Raspberry Beret e un pranzo nelle loro fantastiche stazioni di benzina. Noi sempre in anticipo, come da tradizione austroungarica, quando abbiamo suonato Dave ci ha messo un po’ ad aprirci perché era ancora sotto la doccia. Ma non si è scomposto; ci ha fatto entrare accogliendoci nel suo negozio e laboratorio. Pensavamo saremmo rimasti 10 minuti, alla fine abbiamo trascorso l’intero pomeriggio.

Dave, che per lungo tempo chiamerò Rusan, parla di tutto. Racconta volentieri come è nata la sua collaborazione con Prince e non nasconde il suo amore per l’Italia (“in una vita passata devo essere stato un antico romano e un giorno verrò a visitare il vostro paese” ci dice). Noi alterniamo le risposte alle sue curiosità sull’Italia con le nostre incursioni nel mondo di Prince. In fin dei conti, Dave è un testimone diretto del Minneapolis Sound.

Cosa ho da perdere?

Lavoravo in un negozio di strumenti musicali frequentato da Prince e da altri musicisti del suo giro. A quei tempi i negozi di strumenti musicali erano gestiti da persone anziane e per i musicisti andare nei negozi era imbarazzante come andare a trovare i genitori la domenica a pranzo. Invece il nostro era un negozio gestito da giovani. C’era un bel clima. Ma io prima di fare le Cloud Guitar non avevo mai costruito una chitarra. Siccome avevano visto che le aggiustavo, hanno pensato che potessi costruirne una. Sono rimasto sorpreso che avessero scelto proprio me, ma poi mi sono detto: “cosa ho da perdere?”. Mi portarono il basso che Prince aveva preso a New York City quando era andato con la sorella per fare ascoltare la sua musica, ma dove aveva avuto poco successo. In realtà, il basso originale era leggermente differente dalla Cloud Guitar che poi ho costruito. Prince non mi diede delle indicazioni. Mi aspettavo di essere guidato come un architetto che deve fare un appartamento per un committente. Ma Prince non mi disse nulla.

I nuovi Earth Wind & Fire

Un giorno è arrivato in negozio David Z (il fratello del batterista dei Revolution, Bobby) con un grande mangianastri con le casse e ci ha fatto ascoltare un brano. Io gli ho chiesto: “hai trovato i nuovi Earth Wind & Fire?” David mi ha risposto: “guarda che è un solo ragazzo che suona tutti gli strumenti.” Era Prince. Quando Prince veniva in negozio faceva dei piccoli show. Un giorno l’ho visto suonare con la mano sinistra la chitarra e con la destra la tastiera. Tanto per dire che talento dimostrava a tutti. Era una tipo strano. Alcuni dicono che fosse un tipo divertente, amabile, altri del suo giro raccontano che fosse schivo e sbrigativo. Io sono stato fortunato di essere stato lì in quel momento, Quando hai un colpo di fortuna devi essere pronto per approfittarne e così mi sono lanciato in questa nuova sfida.

Viola come la moto

La prima chitarra era finta. Venne usata per girare il film, ma non era fatta per funzionare. Durante il film ne ho costruite 3 nel giro di 3 mesi. Mi avevano detto che la chitarra doveva avere lo stesso colore viola della moto guidata da Prince. Nel corso degli anni Prince me ne avrebbe chieste altre, ma io non ero più disponibile e allora si è rivolto ad altri produttori. Era un chitarrista, ma non un collezionista. Non aveva molta pazienza per pulirle o manutenerle.

Denunciami, tanto non ho più nulla

Per i musicisti di Minneapolis, il contratto di Prince con la Warner fu importante. Minneapolis non era un posto con studi di registrazione e con produttori. Qualcosa è successo con i suoi primi 4 album, ma aveva avuto dei problemi nel farsi accettare dal pubblico bianco. Quando ha fatto Purple Rain tutto è cambiato. Per i Revolution le cose sono andate diversamente dopo che hanno lasciato Prince. Wendy e Lisa hanno avuto ancora successo. Le colonne sonore e i Grammy lo dimostrano. Gli altri componenti dei Revolution, no. Tipo Matt Fink. Lui aveva uno studio di registrazione che non andava molto bene. Era in rosso e così si è unito a una tribute band di Prince. Il cantante di questa band è molto bravo e simile a Prince, ma è bianco, pelato ed ebreo. Quando Prince ha saputo che Fink suonava con loro, lo ha chiamato e gli ha detto: “cosa fai? io ti denuncio!”. Matt gli ha risposto: “fai pure. Sono senza soldi. Puoi denunciarmi, tanto non ho più nulla.” Prince alla fine ha lasciato perdere. Quando ho incontrato i membri della band mi hanno raccontato dei problemi che hanno. Si sa che Bobby ha avuto dei problemi di cuore. E io mi sono reso conto che siamo tutti invecchiati.

Creatività + duro lavoro = successo

Prince metteva insieme la grande forza creativa con il duro lavoro. Due cose che è difficile vedere in una persona sola. Forse era questo il suo segreto. E poi era un grande uomo d’affari. Eppure ha preso delle decisioni che non ho mai capito. Per esempio, non ha mai registrato il marchio della Cloud Guitar.

Legno di acero

Oggi le chitarre vengono fatte in circa 3 settimane, lavorando tutti i giorni. Sono fatte in legno di acero, che è molto duro. Arriva dall’ovest. Per evitare che si rompa uso un pezzo unico che viene lavorato completamente. Questo aiuta la qualità e la limpidezza del suono. Funziona molto bene con gli effetti, mentre ha un suono diverso da una chitarra jazz. Sono anch’io un musicista e parto da questo per costruire le chitarre. Ci sono altri liutai che lavorano bene il legno e partono dalle misure per farle, ma il problema arriva quando devono provarle. Devono capire, per esempio, come scorre la mano sinistra sulla tastiera. Sono particolari che solo un chitarrista sa valutare. Molti comprano le chitarre solo per collezione. Questa viola andrà in Australia (nella foto), mentre questa colore pesca andrà in Francia. Una volta è venuta qui una ragazza di 26 anni, che ovviamente è diventata fan di Prince solo di recente e quando le ho messo in mano la chitarra mi ha detto: “ma io non la so suonare”.

La morte di Prince fu una sorpresa, ma anche no

Sulla sua morte so solo che Takumi, il suo tecnico delle chitarre, mi aveva confessato che Prince soffriva da almeno 25 anni di dolori alla schiena. Prendeva medicinali per questi problemi. All’inizio sono rimasto sorpreso per la sua morte, ma poi ho pensato che avrebbe dovuto morire prima per i problemi alle anche. Mi sono domandato anche del testamento, come mai non ne aveva fatto uno? mi sono chiesto. Forse perché pensava che quando sarebbe morto non sarebbero stati problemi suoi.

Usciamo dalla villa di Dave sapendo di avere trovato un nuovo amico. Non passa manco qualche ora che siamo già sulla sua pagina Facebook, con una descrizione che sembriamo i principi di Monaco. Sappiamo che Dave ci ha raccontato tante cose, che sono scritte nella mia memoria. Così come la sensazione che Prince usasse gli oggetti e forse anche le persone per il suo fine ultimo: la musica. Non c’era altro per lui. Come la storia della scarsa manutenzione delle chitarra. Cosa che avvenne anche per la chitarra del Superbowl; durante la visita a Paisley Park, ci avevano confermato che dopo averla usata sotto la pioggia battente fu rovinata dall’umidità, perché ancora bagnata venne riposta dentro alla custodia. Un sacrilegio. Ma forse fu anche la maniera in cui curò la proprio vita negli ultimi mesi.

Intervista · Traduzione

Conversazione con Quincy Jones

7 febbraio 2018

L’intervista di David Marchese a Quincy Jones, che Vulture ha pubblicato nel 2018, ha provocato qualche scandalo; è densa di importanti lezioni che Quincy ci regala gratis. Non leggerla attentamente è da delinquenti. Abbiamo provato a tradurla qui sotto.

Hai lavorato con Michael Jackson più di chiunque altro. Cosa le persone non sanno di lui?
Odio dirlo in pubblico, ma Michael ha rubato un sacco di cose. Ha rubato un sacco di canzoni. “State of Independence” di Donna Summer è “Billie Jean”. Le note non mentono, amico. Era machiavellico.

Come mai?
Avido, amico. “Don’t Stop ’Til You Get Enough” – Greg Phillinganes aveva scritto la sezione in Do. Michael avrebbe dovuto dargli il 10 percento della canzone. Non l’ha mai fatto.

E oltre la musica? Cosa non hai capito di Michael?
L’avrei ucciso per la chirurgia plastica, amico. Si giustificava dicendo che era era a causa di qualche malattia che aveva. Tutte cazzate.

Quanti erano i suoi problemi avvolti dalla fama?
Intendi il suo look? Aveva un problema con il suo aspetto perché il padre gli diceva che era brutto e ha abusato di lui. Cosa credevi?

La musica di Michael era così gioiosa, ma la sua vita sembra sempre più triste e strana col passare del tempo.
Sì, ma alla fine il problema di Michael era il Propofol e questo problema riguarda tutti – non importa se sei famoso. Big Pharma che produce l’OxyContin e tutta quella merda sono una cosa seria. Sono stato in giro per la Casa Bianca per otto anni con i Clinton, e ho imparato a conoscere quanta influenza hanno i Big Pharma. Non è uno scherzo. Che segno sei, amico?

Pesci.
Anch’io. È un grande segno.

Hai appena citato i Clinton, che sono tuoi amici. Perché c’è ancora così tanta antipatia viscerale di loro? Cosa le altre persone che non vedono in Hillary, ad esempio, che vedi?
È perché c’è un lato di lei – quando si nascondono i segreti, si ritorcono contro.

Quali segreti?
Questo è qualcos’altro di cui non dovrei parlare.

Sembri saperne molto.
Conosco troppo, amico.

Che cosa desideri che non sapessi?
Chi ha ucciso Kennedy.

Chi l’ha fatto?
[Il gangster di Chicago Sam] Giancana. La connessione era lì tra Sinatra e la mafia e Kennedy. Joe Kennedy – era un uomo cattivo – è venuto da Frank per chiedergli di parlare con Giancana per avere dei voti.

Ho già sentito questa teoria, la mafia l’ha aiutato a vincere in Illinois nel 1960.
Non dovremmo parlare di questo pubblicamente. Di dove sei?

Toronto.
Ero al Massey Hall.

Veramente? Il concerto di Charlie Parker con Mingus e quei ragazzi?
Sì amico. Dopo ho visto il contratto. La band ha guadagnato solo 1.100 dollari. Non lo dimenticherò mai. All’epoca era solo un altro concerto. Non era storico. Come con Woodstock, Tito Puente mi ha detto che voleva andare a quel concerto. Quelle feste non sono il mio genere. Elon Musk continua a cercare di convincermi ad andare a Burning Man. No, grazie. Ma chi sapeva che cosa sarebbe diventato Woodstock? Jimi Hendrix era là fuori a fottersi l’inno nazionale.

Hendrix non avrebbe dovuto suonare su Gula Matari?
Doveva suonare sul mio album e si è tirato indietro. Era nervoso a suonare con Toots Thielemans, Herbie Hancock, Hubert Laws, Roland Kirk – quelli sono spaventosi figli di puttana. Toots è stato uno dei più grandi solisti che abbia mai vissuto. I tipi nei miei dischi erano i tipi più cattivi del mondo e Hendrix non voleva suonare con loro.

Che cosa hai pensato quando hai sentito per la prima volta la musica rock?
Il rock non è altro che una versione bianca di rhythm and blues, figlio di puttana. Sai, ho incontrato Paul McCartney quando aveva 21 anni.

Quali sono state le tue prime impressioni sui Beatles?
Che erano i peggiori musicisti del mondo. Erano dei figli di puttana innocenti. Paul è stato il peggior bassista che abbia mai ascoltato. E Ringo? Non ne parliamo nemmeno. Ricordo che una volta eravamo in studio con George Martin, e Ringo c’ha messo tre ore per una cosa da quattro battute che stava cercando di sistemare su una canzone. Non ci arrivava. Abbiamo detto, “Amico, perché non prendi un po ‘di birra e lime, un po’ di torta, ti prendi un’ora e mezzo e ti rilassati un po ‘.” Così ha fatto, e abbiamo chiamato Ronnie Verrell, un batterista jazz. Ronnie rimase per 15 minuti e registrò il pezzo. Ringo tornò e disse “George, puoi farmelo sentire ancora una volta?” Così George ha fatto, e Ringo ha detto “Non sembrava così male.” E io dissi: “Sì, figlio di puttana perché non sei tu!”. Ottimo ragazzo, comunque.

C’erano musicisti rock che pensavi fossero bravi?
Mi piaceva la band di Clapton. Come si chiamavano?

I Cream.
Sì, loro andavano bene. Ma sai chi canta e suona come Hendrix?

Chi?
Paul Allen

Per favore. Quello della Microsoft?
Sì amico. Ho fatto un viaggio sul suo yacht e lui ospitava David Crosby, Joe Walsh, Sean Lennon – tutti quei matti figli di puttana. Poi negli ultimi due giorni, Stevie Wonder è andato avanti con la sua band e ha fatto venire Paul a suonare con lui – è bravo, amico.

Tu frequenti questi circoli sociali d’elite e fare del bene è sempre stato importante per te, ma stai vedendo la stessa preoccupazione per i poveri come vorresti dai miliardari?
No. I ricchi non stanno facendo abbastanza. Non si prendono cura come ho fatto io. Sono venuto dalla strada, e mi importa di questi bambini che non ne hanno abbastanza perché sento di essere uno di loro. Queste altre persone non sanno cosa si prova a essere poveri, quindi a loro non importa.

Siamo in un posto migliore di un paese rispetto a quando abbiamo iniziato a occuparci di queste cose 50 anni fa?
No. Siamo il peggiore che sia mai stato, ma è per questo che vediamo le persone che cercano di risolverlo. Femminismo: le donne dicono che non ce la faranno più. Razzismo: le persone lo stanno combattendo. Dio sta spingendo il male in faccia per far reagire la gente.

Ovviamente stiamo imparando più recentemente su quanto sia corrosiva l’industria dell’intrattenimento per le donne. Come qualcuno che ha lavorato in quel settore ai più alti livelli per così tanti anni, le rivelazioni recenti sono una sorpresa?
No. Le donne dovevano sopportare questa merda. Donne e fratelli: entrambi abbiamo a che fare con il soffitto di vetro della segregazione verticale (impedisce agli individui di maggior talento di raggiungere le posizioni apicali delle strutture gerarchiche, con beneficio di tutta la società).

Ma che dire del presunto comportamento di un tuo amico come Bill Cosby? È difficile quadrare ciò di cui è stato accusato con la persona che conosci?
Erano tutti loro. Brett Ratner. [Harvey] Weinstein. Weinstein – è un figlio di puttana che non vale nulla. Non mi ha mai richiamato. Un bullo.

Che dire di Cosby, però?
Che ne pensi?

Le accuse sono state una sorpresa per te?
Non possiamo parlare di questo in pubblico, amico.

Mi dispiace insistere.
Sii un Pesci.

Se potessi schioccare le dita e risolvere un problema nel paese, quale sarebbe?
Razzismo. L’ho osservato da molto tempo – dagli anni ’30 ad oggi. Abbiamo fatto molta strada ma abbiamo ancora molta strada da fare. Il Sud è sempre stato fottuto, ma sai dove ti trovi. Il razzismo nel nord è mascherato. Non sai mai dove ti trovi. Ecco perché quello che sta succedendo ora è positivo, perché le persone dicono cose che sono razzisti e non erano soliti dirlo. Ora lo sappiamo.

Cosa ha suscitato tutto? È Trump?
È Trump e gli ignoranti rednecks. Trump sta semplicemente dicendo loro cosa vogliono sentire. Uscivo con lui. È un pazzo figlio di puttana. Limitato mentalmente – un megalomane, narcisista. Non lo sopporto. Uscivo con (la figlia) Ivanka.

Aspetta, davvero?
Sì. Dodici anni fa. Tommy Hilfiger, che stava lavorando con mia figlia Kidada, disse: “Ivanka vuole cenare con te”. Dissi: “Nessun problema. È una brava figlia di puttana.” Aveva le gambe più belle che avessi mai visto in vita mia. Padre sbagliato, però.

La tua amica Oprah sarebbe un buon presidente?
Non penso che dovrebbe correre. Lei non ha lo stomaco per questo. Se non sei stato governatore di uno stato o amministratore delegato di una società o un militare, non sai come guidare le persone.

Lei è l’amministratore delegato di un’azienda.
Un conduttore d’orchestra sa come gestire le persone meglio della maggior parte degli uomini d’affari, più di Trump. Lui non sa niente. Qualcuno che conosce la vera leadership non avrebbe tante persone contro di lui come fa lui. È un fottuto idiota.

Hollywood è razzista come il resto del paese? So che quando hai iniziato a fare colonne sonore, sentivi i produttori dire cose come non volevano un lavoro “blues”, che era chiaramente il linguaggio parlato. Stai ancora incontrando quel tipo di razzismo?
È ancora fottuto. Nel 1964, quando ero a Las Vegas, c’erano posti dove non dovevo andare perché ero nero, ma Frank [Sinatra] mi aiutò. Ci vogliono sforzi individuali come quello per cambiare le cose. Ci vogliono i bianchi per dire agli altri bianchi: “Vuoi davvero vivere da razzista? È davvero quello in cui credi? “Ma ogni posto è diverso. Quando vado a Dublino, Bono mi fa rimanere nel suo castello perché l’Irlanda è così razzista. Bono è mio fratello, amico. Ha chiamato suo figlio come me.

Gli U2 stanno ancora facendo buona musica?
[Scuote la testa.]

Perchè no?
Non lo so. Amo Bono con tutto il mio cuore, ma c’è troppa pressione sulla band. Sta facendo un buon lavoro in tutto il mondo. Ho lavorato con lui e Bob Geldof sulla cancellazione del debito ed è stata una delle più grandi cose che abbia mai fatto.

C’è un piccolo aneddoto nel tuo libro di memorie su come i musicisti rock a cui è stato chiesto di cantare in “We Are the World” hanno fatto presa sulla canzone. C’è dell’altro in questa storia?
Non erano i rocker. Era Cyndi Lauper. Il suo manager si avvicina a me e dice “I rocker non amano la canzone”. So come funziona quella merda. Siamo andati a parlare con Springsteen, Hall & Oates, Billy Joel e tutti quei gatti e loro hanno detto: “Adoriamo la canzone”. Così ho detto [a Lauper], “Okay, puoi finire con la tua roba e andartene.” E lei stava prendendo a cazzotti ogni ciak perché la sua collana o il suo braccialetto si muovevano nel microfono. Era solo lei che aveva un problema.

Qual è la cosa su cui hai lavorato che avrebbe dovuto essere più grande?
Di che cazzo stai parlando? Non ho mai avuto questo problema. Erano tutte grandi.

Che ne dici di un musicista che meritava più consensi?
Coraggio amico. I fratelli Johnson. James Ingram. Tevin Campbell. Ognuno di loro è stato il massimo.

Da una prospettiva strettamente musicale, che cosa hai fatto di cui sei più orgoglioso?
Che tutto ciò che posso sentire, posso scriverlo musicalmente. Non molte persone possono farlo. Posso far suonare una band come canta un cantante. Ecco cosa è organizzare, ed è un grande dono. Non lo cambierei per altre cagate.

Qualche anno fa c’era una citazione – non sono riuscito a trovare la fonte, quindi forse è apocrifa – dove respingevi il rap come un mucchio di loop in quattro misure. È un’opinione che sta in piedi?
Questo è vero per il rap, che è la stessa frase più e più e più volte. L’orecchio deve avere la melodia preparata per questo; devi mantenere il piacere dell’orecchio perché la mente si spegne quando la musica non cambia. La musica è strana in questo modo. Devi tenere l’orecchio occupato.

C’è un esempio del lavoro che hai fatto, forse con Michael, che illustra ciò di cui stai parlando?
Sì, il miglior esempio di me che sto cercando di alimentare i principi musicali del passato – sto parlando di bebop – è “Baby Be Mine”. [Colpisce la melodia della canzone.] Questo è Coltrane fatto in una canzone pop. Fare in modo che i bambini piccoli sentano il bebop è ciò di cui sto parlando. Il jazz è in cima alla gerarchia della musica perché i musicisti hanno imparato tutto ciò che potevano sulla musica. Ogni volta che vedevo Coltrane aveva il libro di Nicolas Slonimsky.

Sì, era notoriamente ossessionato dal Thesaurus of Scales e Melodic Patterns. Questo è quello di cui stai parlando, giusto?
Giusto. Stai raccogliendo una sacco di figate! Tutto ciò che Coltrane ha mai suonato era in quel thesaurus. In effetti, proprio vicino al fronte di quel libro, c’è un esempio di 12 toni – è “Giant Steps”. Tutti pensano che Coltrane abbia scritto quello, ma non l’ha fatto. È di Slonimsky. Quel libro ha dato il via a tutti i ragazzi del jazz che improvvisavano in 12 toni. Coltrane portò quel libro in giro finché le pagine non caddero.

Quando Coltrane ha iniziato ad andare lontano con la musica –
“Giant Steps”.

Anche più lontano, però, come su Ascension –
Non puoi andare oltre i 12 toni e “Giant Steps” è 12 toni.

Ma quando suonava atonalmente.
No, no, no. Anche quello è stato pesantemente influenzato da Alban Berg – questo è il massimo che puoi ottenere.

Oggi senti lo spirito del jazz nel pop?
No. La gente ha rinunciato a cacciare soldi. Quando vai dietro a Cîroc vodka e tutta quella merda, Dio esce dalla stanza. Non ho mai fatto musica per soldi o fama nella mia vita. Nemmeno Thriller. Non c’è modo. Dio esce dalla stanza quando stai pensando ai soldi. Potresti spendere un milione di dollari per una parte di pianoforte e non ti restituirà un milione di dollari. Questo non è esattamente come funziona.

C’è innovazione nella musica pop moderna?
Diavolo, no. Sono solo loop, beat, rime e ganci. Cosa c’è da imparare da questo? Non ci sono canzoni del cazzo. La canzone è il potere; il cantante è il messaggero. Il più grande cantante al mondo non può salvare una brutta canzone. L’ho imparato 50 anni fa ed è l’unica grande lezione che abbia mai imparato come produttore. Se non hai una bella canzone, non importa cos’altro hai messo intorno.

Qual è stata la tua più grande innovazione musicale?
Tutto ciò che ho fatto.

Tutto ciò che hai fatto è stato innovativo?
Tutto era qualcosa di cui essere orgogliosi – assolutamente. È stato un incredibile contrasto di generi. Da quando ero molto giovane, ho suonato tutti i tipi di musica: musica da bar mitzvah, marce di Sousa, musica da club, jazz, pop. Qualunque cosa. Non ho dovuto imparare una cosa per fare Michael Jackson.

Cosa spiegherebbe il fatto che le canzoni di oggi sono meno belle di una volta?
La mentalità delle persone che fanno musica. I produttori ora ignorano tutti i principi musicali delle generazioni precedenti. È uno scherzo. Non è così che funziona: dovresti usare tutto dal passato. Se sai da dove vieni, è più facile arrivare dove stai andando. Devi capire la musica per toccare le persone e diventare la colonna sonora della loro vita. Posso dirti uno dei più grandi momenti della mia vita?

Ovviamente.
Era la prima volta che festeggiavano il compleanno del Dr. King a Washington, D.C., e Stevie Wonder era al comando e mi ha chiesto di diventare direttore musicale. Dopo lo spettacolo, andammo a un ricevimento e arrivarono tre donne: la signora più anziana aveva Sinatra at the Sands, ed era sistemata; sua figlia aveva il mio album The Dude; e poi la figlia di quella donna aveva Thriller. Tre generazioni di donne dissero che quelli erano i loro dischi preferiti. Questo mi ha toccato così tanto.

Sto cercando di isolare ciò che credi specificamente sia il problema con il pop moderno. È la mancanza di conoscenza musicale formale da parte dei musicisti?
Sì! E a loro non importa nemmeno che non ce l’abbiano.

Bene, chi sta facendo un buon lavoro?
Bruno Mars. Chance the Rapper. Kendrick Lamar. Mi piace dove è la mente di Kendrick. È a terra. Anche il caso. E il disco di Ed Sheeran è fantastico. Sam Smith: è così aperto sull’essere gay. Lo adoro. Mark Ronson è qualcuno che sa come produrre.

Mettendo da parte la qualità delle canzoni contemporanee, ci sono tecniche tecniche di produzione sonora che sembrano fresche?
No. Non c’è niente di nuovo. I produttori sono pigri e avidi.

Come si manifesta questa pigrizia?
Ascolta la musica – questi ragazzi non sanno cosa stanno facendo. Devi rispettare il dono che Dio ti ha dato imparando il tuo mestiere.

Lo stesso nei film come sul pop?
Non va bene. Tutti sono pigri. Alexandre Desplat è bravo. È mio fratello. È stato influenzato dalle mie colonne sonore.

Di nuovo, quando dici che i compositori di film sono pigri, cosa significa esattamente, in questo contesto?
Significa che non tornano indietro ad ascoltare ciò che Bernard Herrmann ha fatto.

Vedi un futuro per il business della musica?
Non c’è più un business musicale! Se queste persone avessero prestato attenzione a Shawn Fanning 20 anni fa, non saremmo in questo pasticcio. Ma il business della musica è ancora troppo pieno di questi contatori di fagioli della vecchia scuola. Non puoi essere così. Non puoi essere una di queste persone “back-in-my-day”.

Stai parlando di business non di musica, ma, e intendo questo con rispetto, non pensi che alcuni dei tuoi pensieri sulla musica rientrino nella categoria “back in my day”?
I principi musicali esistono, amico. I musicisti oggi non possono andare fino in fondo con la musica perché non hanno fatto i compiti con il cervello sinistro. La musica è emozione e scienza. Non devi praticare l’emozione perché questo viene naturale. La tecnica è diversa. Se non riesci a tenere il dito tra tre e quattro e sette e otto su un piano, non puoi suonare. Puoi solo arrivare così lontano senza tecnica. Le persone si limitano musicalmente, amico. Questi musicisti conoscono il tango? Macumba? Musica Yoruba? Samba? Bossanova? Salsa? Cha-cha?

Forse non il cha-cha.
[Marlon] Brando veniva a ballare il Cha-cha con noi. Poteva danzare il culo. Era il figlio di puttana più affascinante che tu abbia mai incontrato. Lui scoperebbe qualsiasi cosa. Qualsiasi! Si scoperebbe una cassetta postale. James Baldwin. Richard Pryor. Marvin Gaye.

Ha scopato con loro? Come fai a saperlo?
[Aggrotta le sopracciglia.] Andiamo, amico. Non gliene fregava un cazzo! Ti piace la musica brasiliana?

Sì, ma non so molto oltre Jorge Ben e Gilberto Gil.
Gilberto Gil e Caetano Veloso sono dei re! Sai, visito le favelas ogni anno. Quei figli di puttana hanno una vita dura. Sono duri, però. Pensi che la nostra merda in America sia cattiva? È peggio lì.

L’ho letto da giovane che portavi dietro una calibro 32.
Sì.

Hai mai sparato?
Sì.

A cosa?
Per fare pratica.

Va bene, lascia che ti chieda una domanda al lato sinistro del tuo cervello. Nella tua memoria, c’è una sezione di cui parli –
Di essere un cane?

Non è quello a cui stavo pensando, ma sì, è lì dentro. Stavo pensando a una sezione in cui descrivi di avere avuto un esaurimento nervoso non molto dopo Thriller. Parli così spesso dei tuoi alti – Mi chiedo se forse puoi parlare di uno dei tuoi bassi.
Quello che è successo è che ero un produttore di The Color Purple. Spielberg e io siamo ancora grandi amici, amico. E ‘un bravissimo ragazzo. Mi è piaciuto lavorare con lui.

Sì, ma cosa è successo su The Color Purple che ha causato il tuo problema?
Quello che è successo è che ero un produttore di quel film e tutti sono andati in vacanza dopo aver finito le riprese – tutti tranne me. Dovevo stare a casa e scrivere un’ora e 55 minuti di musica per il film. Ero così fottutamente stanco di farlo, non ci vedevo. Troppo stress. Impari dai tuoi errori e ho imparato che non potrei farlo di nuovo.

Qual è l’ultimo errore che hai imparato?
Il mio ultimo disco [2010: Q: Soul Bossa Nostra]. Non ero favorevole a farlo, ma i rappers hanno voluto registrare qualcosa come tributo a me, dove avrebbero fatto versioni di canzoni che avevo fatto durante la mia carriera. Ho detto loro: “Sentite, devi rendere la musica migliore di quella degli originali”. Non è successo. T-Pain, amico, non ha prestato attenzione ai dettagli.

Qual è qualcosa di positivo che hai sentito riguardo alla musica ultimamente?
Capire da dove viene. È affascinante. Ero in viaggio con Paul Allen qualche anno fa, e sono andato in bagno e c’erano mappe sul muro di come la Terra sembrava un milione e mezzo di anni fa. Al largo della costa del Sud Africa, dove si trova Durban, c’era la costa della Cina. Le persone dovevano essere miste e lo sentite nella musica – nella batteria di entrambi i posti. Ci sono qualità africane nella musica cinese, anche nella musica giapponese, con la batteria di Kodo. Tutto viene dall’Africa. È una cosa pesante da pensare.

Stai per compiere 85 anni. Hai paura della fine?
No.

Cosa pensi che succeda quando muori?
Che me ne sono andato.

Sei religioso?
No, amico. Ne so troppo. Conoscevo Romano Mussolini, il pianista jazz, figlio di Benito Mussolini. Facevamo jam tutta la notte. E mi ha detto da dove venivano i cattolici. I cattolici hanno una religione basata sulla paura, il fumo e l’omicidio. E la più grande trovata del mondo è la confessione: “Dimmi cosa hai fatto di sbagliato e andrà tutto bene”. Andiamo. E quasi ovunque tu vada nel mondo, le strutture più grandi sono le chiese cattoliche. Sono soldi, amico. Ti fottono.

A proposito di soldi, ho una domanda grossolana. Hai passato la prima metà della tua carriera a lavorare nel jazz, il che non è particolarmente lucrativo. Quando hai iniziato a guadagnare soldi?
Quando ho iniziato a produrre Lesley Gore. Sono stato il primo vicepresidente nero in un’etichetta discografica [la Mercury], il che è stato grandioso – tranne che significava che non mi pagavano per la sua produzione. Sai come lo fanno; conosci il tuo paese. Ma dopo, negli anni ’70, quando ho iniziato a produrre per altri artisti, e poi con Michael, ovviamente, questo mi ha fatto guadagnare un sacco di soldi. E i grandi soldi arrivano dalla produzione televisiva – The Fresh Prince of Bel-Air, che è stato enorme per me. Mad TV era attiva da 14 anni. Quel denaro della syndication è fantastico, amico.

Quanto è cresciuta la tua educazione – le difficoltà con tua madre e crescere in vera povertà influisce su come percepisci il successo?
Naturalmente lo ha influenzato. Apprezzo la merda che ho perché so cosa vuol dire non avere niente.

Che ne dici di avere una famiglia separata? Come ti ha cambiato?
Come con i soldi, amico. Apprezzo quello che ho ottenuto.

Quanto spesso pensi a tua madre?
Tutto il tempo. È morta in una ospedale mentale. Brillante signora, ma non ha mai ricevuto l’aiuto di cui aveva bisogno. La sua demenza precoce avrebbe potuto essere curata con la vitamina B, ma non riusciva a ottenerla perché era nera.

Quando pensi a lei ora, cosa ti viene in mente?
Vorrei poter essere stato più vicino a lei. Cosa le è successo – per i bambini, è una merda.

Qual è la cosa più ambiziosa che ti rimane da fare?
Qwest TV (streaming in abbonamento dedicato principalmente a filmati di spettacoli jazz e documentari). Tutti sono entusiasti. Sarà un Netflix musicale. È la migliore musica di ogni genere in tutto il mondo. Quindi, se i bambini vogliono ascoltare qualcosa di grande, sarà proprio lì per loro. Non posso credere di essere ancora coinvolto in cose come questa. Ho smesso di bere due anni fa e mi sento come se avessi 19 anni. Non sono mai stato così creativo Non posso dirtelo, amico … che vita!

Intervista · Traduzione

Onorare e monetizzare l’eredità di Prince

di Jem Aswad

Prima di continuare a leggere questa intervista, tradotta da Giovanna, ti ricordo che è stata pubblicata su Billboard il 9 febbraio 2017. Da allora è passato del tempo e molte cose sono cambiate nella gestione dell’eredità di Prince. Eppure leggere questa intervista è importante per capire chi fosse Prince, come gestiva il suo prodotto e cosa si può imparare dal suo lavoro. Per maggiori informazioni: blog@trentunoventuno.com

9 febbraio 2017

“Consiglieri speciali dell’industria musicale per la proprietà di Prince Rogers Nelson” non è un titolo che Charles Koppelman e L. Londell McMillan avevano previsto o voluto. Ma con il disordine negli affari di Prince dopo la sua morte causata da un’overdose accidentale per droga il 21 aprile 2016 – apparentemente egli non ha lasciato testamento – e una fattura fiscale stimata in $ 100 milioni, è un lavoro che hanno intrapreso con determinazione e decisione.

Nelle scorse settimane il duo ha annunciato accordi tra la proprietà e la Warner Bros. Records e Universal Music Group (che include materiale inedito dalla leggendaria cassaforte di Prince), Universal Music Publishing, Global Music Rights e Universal’s Bravado per licenze e merchandise – tutti in tempo per la data di scadenza del 21 gennaio 2017 del primo pagamento della fattura fiscale. Altre fonti riferiscono a Billboard che le offerte di streaming per la maggior parte dei più grandi successi di Prince saranno in vigore nella notte dei Grammy (12 febbraio 2017).

I due sono forse qualificati in modo univoco per il ruolo. Koppelman, 76 anni, è uno dei più formidabili dirigenti del settore negli ultimi 50 anni. Ha iniziato la sua carriera come cantante ma è diventato rapidamente un editore di alto livello, lavorando per Aldon Music di Don Kirshner, con Clive Davis alla CBS Records, e in collaborazione con l’attuale capo di Sony / ATV Martin Bandier, ha fondato SBK Entertainment, che poi è stata venduta a EMI nel 1989 per 300 milioni di dollari. Dopo aver lasciato il suo posto al timone della EMI nel 1997, ha lavorato con Steve Madden e Martha Stewart prima di tornare al mondo della musica con la sua C.A.K. Intrattenimento nel 2011, dove ha firmato accordi di branding per Jennifer Lopez e Marc Anthony con Kohl’s, Nicki Minaj e Adam Levine con K-Mart e molti altri. McMillan, 40 anni, è un veterano tra gli avvocati che ha lavorato con Michael Jackson, Stevie Wonder, Chaka Khan e, fino al 2006, Prince, per il quale ha fatto da manager per una parte del loro rapporto di lavoro decennale; è anche proprietario della pubblicazione hip-hop The Source e Jones.

Al momento dell’andare in stampa, il loro rapporto con gli eredi di Prince era in transizione – Comerica Bank, che ha sostituito la Bremer Bank come amministratore della proprietà dal 1 febbraio 2017, non ha chiarito se i due continueranno come consulenti – e due dei sei probabili (al momento dell’intervista il giudice non si era ancora espresso sull’eredità di Prince ndt) eredi di Prince, tra le altre cose, non erano d’accordo che McMillan continuasse come consulente, citando il mancato pagamento di un prestito e il suo ruolo nell’organizzare un concerto tributo a Prince di ottobre. Eppure i due sottolineano che rimarranno contrattualmente coinvolti in ogni affare che hanno fatto e che faranno per la proprietà. Di seguito, parlano di come lavorare per massimizzare l’eredità di questo artista e uomo d’affari unico, innovativo e molto determinato.

Entrambi avete lavorato direttamente con Prince. Come lo descrivereste come uomo d’affari?

McMillan: Era un grande innovatore – non dimenticate, Prince è stato il primo grande artista a utilizzare Internet per andare direttamente dal produttore al consumatore in modo importante. Prince non voleva il progresso tecnologico, preferiva il controllo e la proprietà, quindi gli accordi che stiamo facendo ora sono in quello spirito. E penso che sia anche importante lavorare con persone che hanno avuto precedenti rapporti con Prince. Ad esempio, [Universal EVP] Michelle Anthony è una persona che ha lavorato direttamente con me e Prince in modo importante. Ci sono altri dirigenti che sono riusciti a convincere Prince a darsi da fare, incluso [Koppelman], incluso Clive Davis. Ad un certo punto, la gente pensava che disprezzasse l’industria discografica e le persone del settore. Ma in realtà disprezzava i termini legali unilaterali che hanno un impatto su artisti e autori, e volevamo essere trasformativi e rivoluzionari in tal senso. Prince ha riscritto il libro degli schemi e delle strategie, e penso che abbiamo visto una cosa potente quando le persone hanno ripensato a come funziona il modello di business e l’industria discografica.

Koppelman: Prince ha davvero gettato le basi per molti altri artisti che hanno ridefinito gli accordi che avrebbero poi firmato; tanti altri artisti possiedono la maggior parte o tutta la loro pubblicazione e fanno solo affari amministrativi; così tanti altri artisti hanno termini più brevi nei loro accordi di registrazione e capiscono che devono diventare proprietari a un certo punto. Era davvero un precursore nel renderlo pubblico. Voglio dire, quando ha messo la parola “slave” (schiavo) sul suo volto [come tattica per uscire dal suo accordo con la Warner Bros. all’inizio degli anni ’90], stava dicendo alla Warner: “Io non sono il tuo schiavo”. Stava dicendo le cose che erano giuste da dire in quel momento, e tutti se ne accorsero. La maggior parte degli artisti avrebbe paura di farlo, e la maggior parte dei manager li tranquillizzerebbe dicendo: “Questo è il modo in cui funziona. Facciamo un altro grande passo avanti”.

McMillan: Non aveva paura e immagino non sapesse abbastanza per avere paura! [Risata]

A parte il catalogo di Prince’s non-Warner, quali sono i principali beni ancora non sfruttati?

Koppelman: C’è un enorme, tremendo interesse nel fare le cose con la sua eredità, che si tratti di un film, di documentari, di Broadway, del Cirque de Soleil. Tutte queste sono opportunità che penso siano lavoro del futuro per noi due e gli eredi. Ma quello che dovevamo fare inizialmente era ottenere gli accordi che avrebbero migliorato la proprietà, rendendola ambita per gli eredi, e quelle offerte dovevano essere nelle mani dei migliori della classe. Abbiamo avuto 20 diversi incontri con editori – con ogni multinazionale, e alcuni che solo amministrano e raccolgono.

Qual era lo stato della sua attività quando è subentrato?

Koppelman: È importante capire che negli ultimi due anni la vita lavorativa di Prince è stata un po’ disastrosa. Uso l’analogia con Michael Jackson. Michael non aveva vita personale, ma la sua vita lavorativa era in ordine: aveva il giusto contratto discografico, aveva il giusto socio ed editore della musica da pubblicare. Prince aveva una vita personale formidabile, ma negli ultimi due anni non aveva nessuno di quegli altri grandi rapporti che avrebbero migliorato il valore [delle sue risorse]. Questo ha funzionato per lui, perché se Prince avesse avuto bisogno di soldi, lunedì si sarebbe potuto svegliare e fare un concerto venerdì e raccogliere tutti i soldi di cui aveva bisogno.

Ed era molto indipendente. Ti racconterò una breve piccola storia. La prima volta che ho incontrato Prince era nel 1991, forse nel ’92. Qualcuno ha chiamato il mio ufficio, una telefonata non prevista, e ha detto che stavano chiamando a nome di Prince, e abbiamo organizzato un incontro. [All’incontro] Prince ha detto di essere incredibilmente colpito dalla SBK e dalla [diversità degli] artisti che stavo mettendo sotto contratto da come li stavo commercializzando: Technotronic, Wilson Phillips, Tracy Chapman, Vanilla Ice, Jon Secada. Mi aveva chiesto se ero interessato che lui producesse artisti per la SBK, e ho detto, “Stai scherzando? Certo, quando posso ascoltare della musica?” Disse: “Non puoi, la consegnerò e la distribuirai”. Ho detto, “Beh, è ​​la mia casa discografica, non posso pubblicare qualcosa e commercializzarlo se non ci credo. Dovrò prima sentirlo.” Si alzò, disse “Grazie mille,” e uscì dalla porta. Non ho più avuto sue notizie fino a quando non ho telefonato a Londell [iniziando il processo per l’accordo del 1996].

Qual è il tuo status di consulente per la proprietà ora che Bremer Bank è praticamente fuori dalla gestione?

Koppelman: Non sono ancora [completamente] fuori. Prima o poi lo saranno.

McMillan: Sarà il giudice a decidere; chiunque passerà in quel ruolo dovrà avere un’autorità simile e sarà nel migliore interesse della proprietà.

Avete ancora la possibilità di fare affari e continuare a sfruttare le risorse?

Koppelman: sicuramente.

Sperate di rimanere in questo ruolo per sempre?

Koppelman: Credo che da noi otterrai due risposte differenti. Da parte mia, dipende dalle circostanze e dal grado di esasperazione. Ero molto entusiasta all’inizio, sapevo quanto Prince fosse incredibile e sapevo di tutte le opportunità che negli ultimi anni non sono state colte. C’era la possibilità di fare soldi ovunque, le persone se ne fregavano, era un po’ un casino. Nella prima settimana penso che abbiamo incontrato o parlato con almeno 50 persone diverse, e fondamentalmente avevamo accordi pronti per fare altre 2 o 3 settimane di incontri. Poi sono usciti un po’ di problemi che hanno rallentato questi incontri e i progressi. Penso di essere bravo in quello che faccio, ma non sono obbligato a farlo. Non l’avrei mai fatto se Londell non me l’avesse proposto. E se non avessi il massimo rispetto per Prince. [McMillan] ha una prospettiva diversa perché era amico di Prince, sa bene come funzionano le cose qui e farà qualsiasi cosa per garantire che le cose non vadano per la direzione sbagliata.

McMillan: La sua eredità è la mia eredità. Devo molto della mia carriera alla sua generosità, alla sua fiducia nella nostra amicizia, al lavoro che abbiamo fatto. Quindi sono un ergastolano in questa posizione, sia che sia approvato da un tribunale, o solo da cittadino e amico.

Koppelman: Tutte le parti, a mio avviso, vorrebbero che continuassimo a fare ciò che stiamo facendo.

McMillan: la maggior parte di loro. [Risata]

Koppelman: Alla fine della fiera, tutti lo vorranno. Questo è abbastanza facile da decidere; la cosa difficile è decidere con chi farlo. Ma le offerte hanno un periodo di gestazione: se parli di Broadway o di film, anche se oggi hai fatto l’affare, [il prodotto non sarà pronto per il mercato prima di] due anni. E se l’hai fatto un anno da oggi, stai parlando di tre, quattro anni ancora prima di vederlo nascere. Quanto sarà rilevante allora? Non si sa. Il pubblico cresce ogni giorno e l’attenzione non dura per sempre.

McMillan: Quello che mi entusiasma di più è prendere tutto questo materiale, lavorare con la famiglia di Prince e gli altri del settore per determinare come sarà presentato alle nuove generazioni e continuare a lavorare con quella eredità. Prince ha contenuti sorprendenti oltre la musica – ci sono le più incredibili [registrazioni di] esibizioni che non abbiamo nemmeno iniziato a discutere.

Koppelman: è importante il modo in cui presenti Prince ad un pubblico più giovane o ad un pubblico che non lo conosceva molto bene – ed è per questo che l’intervallo di tempo è importante, ad esempio, per fare un documentario per le nuove generazioni, e anche per un generazione più anziana, per far comprendere il suo incredibile talento. Se ciò accade tra tre anni, non sarà la stessa cosa.

Qualcuno sta attualmente esaminando il materiale inedito e sta determinando cosa avverrà in futuro?

McMillan: Attualmente le cose sono previste, ma non c’è ancora una ricerca attiva attraverso quel materiale a causa di alcune delle cose di cui Charles ha parlato in termini di interessi diversi. Quindi attualmente il processo è stato contemplato. Preservandone l’integrità, assicurandosi che ci siano i giusti attori e tutto il resto.

Koppelman: E determinare cosa è rilasciabile e come pubblicarlo, eccetera.

McMillan: Non è iniziato ma presto inizierà. Voglio chiarire che se Prince fosse qui, probabilmente non faremmo questi affari – e Prince non avrebbe bisogno della metà del valore della sua proprietà [per pagare la tasse]. Alcune persone potrebbero dire “Perché stai facendo tutti questi affari? Prince non farebbe queste cose”, Prince non ha mai voluto perdere la proprietà e il controllo delle sue creazioni, quindi abbiamo posto la proprietà e il controllo sui contratti [per] preservare l’attività e rimanere entro i valori del marchio di Prince. E come ho detto a tutti, non ci sarà una grande IRA (Fondi di pensione individuali ndt) che con un camion farà marcia indietro verso Paisley Park urlando “Prenderò quei beni!”

Il fatto che non abbia avuto un testamento è una ragione per cui tanto del valore della sua proprietà va allo Stato?

Koppelman: Non ha nulla a che fare: sarà un questione risolta prima o poi. Se uno ha lasciato o non ha lasciato un testamento, per lo Stato quando muori c’è una proprietà che deve essere affrontata.

McMillan: Ad un certo punto qualcuno avrebbe ereditato la proprietà e avrebbe dovuto [pagare] la tassa di successione. Lo Stato verrà pagato indipendentemente dall’esistenza o no del testamento.

Perché Prince non ha lasciato un testamento?

McMillan: Lasciami dire così: Prince, a mio parere, avrebbe dovuto lasciare un testamento. Molti di noi che lavoravano con Prince lo avevano consigliato di lasciare un testamento. Ma quelli che conoscono veramente Prince non sono sorpresi che non abbia lasciato un testamento.

Perché?

McMillan: Perché Prince ti avrebbe chiesto: “Chi vuole uccidermi? Qualcuno vuole uccidermi? ” [Risate] Tutti noi pensavamo che Prince ci sarebbe sopravvissuto.

Koppleman: E comunque, l’unica ragione per cui Michael Jackson ha avuto un testamento è perché in una delle sue operazioni di finanziamento, la Banca ha insistito. Altrimenti probabilmente anche lui non avrebbe lasciato un testamento. [Averne uno significherebbe] riconoscere la propria mortalità, e alcuni artisti o alcune persone …

McMillan: Voglio dire una cosa sulla famiglia e gli eredi: non stanno combattendo l’uno contro l’altro. Alcuni dei problemi [sono dovuti al fatto] che hai sei persone costrette a discutere insieme. Alcuni di loro non si conoscevano nemmeno. Avevano idee e concetti diversi, diversi consulenti che li aiutano. Quindi, quando hai tante differenze, ci vuole tempo per capirsi.

Londell, due degli eredi hanno mosso forti accuse contro di te. C’è qualcosa che vuoi dire riguardo a questo oltre a quello che hai già detto?

McMillan: è facile sfruttare membri della famiglia in lutto. Chi consiglia delle persone vulnerabili dovrebbe avere una maggiore responsabilità ed etica in ciò che fanno. Sono molto fiducioso in quello che stiamo facendo e so che quelle storie sono false, entrambe le accuse non hanno alcuna verità e nessun merito. Non c’è mai stata nessuna cattiveria o malversazione di cui sia stato accusato nel merito. Abbiamo quattro dei sei [eredi] che sono molto entusiasti e sono molto grato di avere dalla maggioranza della famiglia un pieno sostegno. Prince mi ha detto molto tempo fa: “Non preoccuparti troppo di quello che dicono gli altri, continua a fare la cosa giusta e vai avanti”.

A parte il precedente materiale della Warner Bros., la proprietà possiede tutti i master di Prince?

McMillan: Tutto da Emancipation [del 1996] in avanti, assolutamente al cento per cento. Anche con i master della Warner Bros. – non tutti, ma [la proprietà] possiede una quantità considerevole dei master della Warner.

Sono ancora in vigore le offerte di licenza per quel materiale? Qualcuno potrebbe licenziare tutto il materiale non-Warner?

McMillan: Sicuramente verso l’ultima parte della sua vita ce ne sono alcuni che potrebbero essere in vigore, ma nulla che abbia materialmente un impatto su ciò che facciamo – a nostra conoscenza. Per quanto ne sappiamo, voglio essere sicuro che questo sia chiaro.

McMillan: Abbiamo un altro grande, enorme accordo che sta per essere annunciato. Sarà una delle migliori offerte di sempre, credo, perché ha uno dei più grandi cataloghi.

Potete darci un’anticipazione?

Koppelman: [ridendo] Potremmo, ma dovremmo spararti.

McMillan: È per la musica registrata [il contratto con la Universal, annunciato il 9 febbraio].

Fonte: www.billboard.com/articles/news/7678230/prince-estate-will-business-charles-koppelman-londell-mcmillan

Intervista · Traduzione

Ciò che accadde: Lisa Coleman e Wendy Melvoin

Su Vibe.com uscì nel 2009, mentre Prince pubblicava Lotus Flowers, un’intervista a Wendy & Lisa. Ecco la traduzione di Giovanna.

Il duo dei Revolution sul sogno perduto di Prince.

Parlando alla tasterista Lisa Coleman e alla chitarrista Wendy Melvoin delle loro esperienze di lavoro con Prince, mutevole Dio del funk-rock, i racconti sembrano infiniti.

Così tanto che non potremmo adattare la maggior parte dell’intervista al duo nei nostri 51 migliori album che siano mai stati confezionati che ora hanno gettato luce sul leggendario inedito progetto di Prince del 1986, Dream Factory (Paisley Park).

Al giorno d’oggi Wendy e Lisa -le più celebri componenti della band Revolution che accompagnava il Purple One negli anni ’80- stanno ancora facendo musica senza concessioni con la pubblicazione dell’ultimo album White Flags of Winter Chimneys (wendyandlisa.com).

Quanto a Prince, la cinquantenne icona musicale, è più prolifica che mai. La superstar sta pubblicando per il 29 Marzo un triplo CD, LotUSFLOW3R, MPLSoUND e il terzo album della sua protetta Bria Valente tramite un accordo esclusivo con la catena di negozi Target. Così com’è registrare con un talento prodigioso che sa scrivere canzoni come se si lavasse i denti, come usa dire Lisa? Leggilo.

Vibe.com:  L’album Dream Factory rimane uno dei più ambiti lavori inediti di Prince. Cosa vi ricordate dell’inizio delle sessioni in studio?

Wendy: Quando ci stavamo lavorando non si chiamava Dream Factory. Non era quel disco. Il periodo tra Parade e il Sign O’ The Time di Prince fu incredibilmente prolifico per me, Lisa e Prince insieme.

C’erano così tante canzoni che non finirono su nessun disco e che successivamente finirono sul Sign O’ The Time. In quel periodo ricordo che Susannah, mia sorella, faceva un sacco di parti vocali su quel disco.

Lisa: C’è anche un altro disco che le persone chiamano Crystal Ball. Ma ricordo che facevamo canzoni lunghe 15 minuti e tutte queste diverse parti.

Wendy: C’era anche “Roadhouse Garden” che era inedito come parte di questo allo stesso modo.

Lisa: Viaggiavamo e lavoravamo tutti i giorni.

L’abilità di scrivere canzoni di Prince adesso è diventata leggendaria. Com’è stato lavorare con un artista che poteva scrivere e registrare una canzone in un giorno?

Lisa: Prince può scrivere una canzone al giorno. Ricordo che tutto quel periodo fu estremamente creativo. Esploravamo davvero un sacco di cose. Fu comprata nuova attrezzatura.

Wendy: Lisa ed io in quel frangente comprammo il Fairlight (campionatore).

Lisa: Il Fairlight era solo d’ispirazione per un autore come Prince -per tutti noi. C’erano suoni di flauto, suoni del vento, campioni di voce, suoni di battiti di mani. Dovevamo solo costruire queste canzoni attorno a ciò.

“All my Dreams” è senza dubbio il culmine di Dream Factory. Nella cornice di quel brano si possono sentire le influenze jazz dei musical hollywoodiani del 1930. Era una traccia molto ambiziosa.

Wendy: Mi faceva pensare a un classico Kid Creole and The Coconuts. Prince aveva questa speciale sorta di personalità mentre la cantava. Cantava una traccia con un megafono e l’altra era una traccia pulita e le mixava. E Lisa ed io facevamo quei cori pazzi.

Lisa: Prince ci diceva quando fare i cori. “Cantate come se foste Betty Davis”. Se non eravamo nello studio guardavamo vecchi film in bianco e nero e tutta quell’epoca di “Follie di Broadway” (film musicale del 1930, ndt).

Fu durante quel periodo in cui i Revolution erano con Prince nel Hit&Run tour. Ragazze, come siate riuscite a mantenere il frenetico ritmo del tour e la maratona delle sessioni di registrazioni per le quali Prince è conosciuto?

Lisa: Sai, devo ammettere che non ci drogavamo (risate). Se l’avessimo fatto sarebbe andata male.

Wendy: Ho risparmiato la mia consumazione di vino per oggi, come una vecchia signora.

“Visions” sembrava essere un’enorme curva melodica per Prince. Come ti si è avvicinato (Lisa) rispetto al creare una piccola avanguardia pianistica jazz strumentale?

Lisa: Prince ha avuto le idee di fare intermezzi al piano su disco. Aveva appena portato un piano a coda in casa sua. Il suo studio era da basso, nel seminterrato. Era tutta improvvisazione. L’ho suonato una sola volta ed è ciò che si sente. E da allora non l’ho più suonato. Stavamo solo provando l’assetto. Susan Rogers lo registrò e microfonò il piano. Prince non diede neppure alcun contributo quel giorno. Stavamo soltanto svolgendo i cavi dal piano superiore (risate). Stavamo solo provando gli attrezzi. Prince non c’era. Ci chiese soltanto di fare qualche cosa. Disse, “Fate dei pezzi da due minuti e mezzo.” Così registrai alcune cose ed ecco che fu “Visions”. 

Poi c’è “Witness 4 the Prosecution”. C’è un’atmosfera fortemente rock in quel brano ma Prince essendo Prince decise anche si aggiungerci un senso gospel.

Lisa: Quello era ottimo materiale. Quello fu un momento in cui eravamo tutti in una stanza e Prince premette play e disse soltanto, “Vi piace?” (risate). Ricordo di essere nella stanza cantando quei cori e di andare molto in alto, provando a lavorare sul vibrato. (risate)

Potete darci delucidazioni sul brano “Strange Relationship” una canzone che Prince ha registrato e vi ha dato da terminare?

Wendy: Avevamo il nastro originale con sopra le voci di Prince, il piano e la batteria. Disse, “Prendetelo e finitelo.” Così Lisa ed io tornammo a Los Angeles e creammo le altre sue parti. Il suono del sitar arrivò da un campione del Fairlight.

Come vi siete sentite quando avete ascoltato “Strange Relationship” su Sign O’ The Time, l’importante disco del 1987, privato dei contributi tuoi e di Lisa?

Wendy: Gelose per il fatto che il nostro nome non ci fosse e che ci avesse messo fuori.

Il vostro rapporto con Prince sembrò essere il più stretto rispetto a qualsiasi altro dal 1984 al 1986. Quale pensate che fu il motivo per avervi lasciato andare e aver sciolto i Revolution?

Wendy: Quella fu la relazione che ci fu tra lui, Lisa e me. Divenne questo triumvirato, un mostro a tre teste. E questo fu il principale motivo per il quale ci lasciò andare. Voleva esprimere se stesso completamente. Stavamo lavorando così tanto. Questo è come lo sto razionalizzando adesso. Prince potrebbe avere altri motivi per averci lasciato andare. Non ne ha mai davvero parlato. Ma siamo state portate a credere che avesse bisogno di tornare al suo tocco.

Lisa: Fu dura. Ricordo due cose dopo essere state licenziate: la mattina in cui mi stavo asciugando i capelli pensando, “Ci ha davvero licenziate?” (risate). E poi quando uscì Sign O’ The Time. Lo ascoltammo come, “Oh, wow…non ci siamo più.” Fu come una separazione e vedere il tuo ragazzo con un’altra ragazza.

Guardando indietro cosa vi viene in mente pensando ai vostri anni con Prince durante uno dei suoi periodi più produttivi? 

Wendy: Che allo stesso modo per me e Lisa fu un periodo molto creativo. Volevamo mostrare a Prince cose che non aveva mai visto prima. Ed eravamo davvero orgogliose di questo.

Intervista · Traduzione

Mo Ostin: Prince era un artista senza paura

Tutta da leggere la traduzione di Giovanna A. dell’intervista a Mo Ostin comparsa su Billboard il 26 aprile 2016.

L’ex amministratore delegato Warner Bros. , Mo Ostin, ricorda il suo lungo rapporto con Prince:  “Era un artista senza paura.”

La grande ironia della famigerata battaglia di Prince con Warner Bros. Records riguardo la proprietà della sua musica è il fatto che la società -con la quale aveva firmato accordi per i primi 19 anni della sua carriera- era stata una delle maggiori etichette della storia con un approccio amichevole verso gli artisti. Dalla fine degli anni ’60 alla metà degli anni ’90, Burbank, etichetta con base in California, favorì le carriere di Jimi Hendrix, Joni Mitchell, Neil Young, Van Halen, Fleetwood Mac, Randy Newman, the Grateful Dead, R.E.M., the Red Hot Chili Peppers e, certamente, di Prince in una cultura innovativa e a ruota libera ma economicamente responsabile che fu tanto vincente quanto di tendenza.

Al timone di questa nave ci fu il membro del Rock and Roll Hall of Fame Mo Austin. Sottratto dalla Verve Records nel 1960 da Frank Sinatra per gestire la sua nuova etichetta Reprise, Ostin convinse il suo boss a lasciargli firmare dei contratti rock – e il primo che firmò fu The Kinks . Reprise fu acquistata dalla Warner nel 1963, e la società aggregata divenne presto la casa che Mo costruì – quella che ha presieduto come presidente, poi come amministratore delegato, sino al 1994.

L’era di Ostin alla Warner copre la maggior parte del picco creativo di Prince, dalla sua firma nel 1977 ai suoi milioni di copie dell’era Purple Rain all’ampiamente pubblicizzata battaglia con l’etichetta. Le accuse di Prince contro l’etichetta resero perplessi molti artisti e dirigenti che conoscevano la natura di gentiluomo di Ostin e la sua cultura artisticamente amichevole, e i rapporti dell’artista con l’etichetta si fecero solamente sempre più polemici sotto la successiva dirigenza Warner, finché alla fine rispettò il suo contratto e abbandonò l’etichetta nel 1996– per tornare solamente nel 2014 , quando la Warner era sotto un nuovo assetto proprietario e manageriale.

Innanzitutto, sono desolato per tutti voi ma specialmente per quanti di voi hanno lavorato con lui e lo conoscevano da così tanto tempo.

È davvero una situazione tragica, non è ancora chiaro cos’è accaduto esattamente. Sembrava essere in incredibile forma fisica in tutti gli anni che fui associato a lui. Era semplicemente fantastico. La gamma del suo talento era oltre ogni immaginazione.

Ci fu qualcuno col quale hai lavorato che potresti paragonare a lui ?

Bene, Sinatra, in un modo differente, era incredibilmente prolifico, e certamente le sue esibizioni erano entusiasmanti – sul palco era elettrico. Ma Prince era qualcosa di unico e a se stante. Era un artista unico nel suo genere.

Ricordi come hai sentito parlare di lui la prima volta ?

Il nostro capo promozioni al tempo, Russ Thyret, ebbe una demo dal nostro uomo promozioni in Minnesota , Owen Husney -più tardi divenne il manager di Prince. Fummo assolutamente sbalorditi e volevamo farlo firmare immediatamente . C’era grande competizione perchè tante altre persone sapevano di lui -A&M e Columbia stavano tentando di farlo firmare, e la cosa divenne molto competitiva. Ma A&M voleva le sue edizioni e lui non intendeva cedere, così si allontanò da loro. Columbia voleva fare un accordo per soli due LP, così decidemmo che avremmo fatto un accordo per tre LP in quanto credavamo in lui molto convintamente. Inoltre, poiché davamo valore agli artisti, lui firmò con noi.

Prince voleva realizzare il suo album d’esordio da sé -era enormemente sicuro di sé, persino a 19 anni. Maurice White, fondatore degli Earth, Wind and Fire, era interessato a produrlo e certamente volevamo che Prince fosse in studio con qualcuno che aveva esperienza e attività comprovata. Così facemmo pressione per Maurice White, ma Prince era veramente, veramente ostinato -era un ragazzo che voleva il controllo, cosa assolutamente importante per lui. Così lo mandammo in studio per valutare se fosse in grado di produrre il proprio materiale, e immediatamente ci rendemmo conto che ne ne era capace.

Sul primo album di Prince, l’ingegnere del suono Tommy Vicari, è accreditato come produttore esecutivo .

Sicuramente Prince ebbe un aiuto tecnico e forse un aiuto dal settore sviluppo talenti, ma praticamente fu l’unico produttore.

Ti ricordi quando lo hai incontrato la prima volta e quale fu la tua impressione ?

Sì , lo ricordo. Dopo che firmò andammo a pranzo con lui, e scoprimmo che era incredibilmente timido, davvero taciturno -intendo, parlava a malapena, ed era difficile per lui dichiararsi e raccontare, così sono sicuro che fosse davvero a disagio nell’incontrare tutti quei produttori discografici . Era davvero, davvero timido e non parlava molto; a quel primo incontro fummo davvero presi alla sprovvista da quanto poco parlasse. Ma quando arrivavi alla musica,  era allora che poteva davvero brillare.

Era così anche faccia a faccia?

Faccia a faccia era molto più a suo agio. Era davvero un incredibile bravo ragazzo con il quale conversare. Era pieno di idee, e aveva un formidabile senso dell’umorismo, era sempre affascinante, era molto divertente stare con lui.  Arrivava e mi faceva visita ogni volta che era a Los Angeles.

Quando finiva un disco lo portava nell’ufficio e lo raccontava a me e a Lenny Waronker, presidente di lunga data della Warner Bros., accompagnandoci attraverso di esso mentre ce lo suonava – faceva commenti, cantava i testi che pensava non potessimo udire chiaramente. Era un’esperienza davvero interessante averlo nella stanza mentre suonava il disco per noi e ce lo raccontava in una sorta di radiocronaca.

Me lo sto immaginando spiegare i testi di canzoni come “Head”…

Arrivava in modo diretto e cantava nel tuo orecchio ! Successivamente andavamo a Paisley Park per ascoltare il nuovo materiale. Saltava sempre fuori con incredibili idee, era incredibilmente intelligente. Aveva idee riguardo a marketing, video, altri artisti . Ci portava nello studio, salivamo al suo appartamento dove eravamo soliti pranzare, e parlava praticamente in un flusso continuo di pensiero. Quelli erano davvero degli incontri divertenti.

Aveva già il controllo dei suoi affari come dimostrò di averne più tardi?

Secondo me all’inizio non era così raffinato, ma era davvero molto ben rappresentato. Lasciò Owen Husney e incaricò Bob Cavallo, Steve Fargnoli e Joe Ruffalo, e loro erano degli amministratori molto forti. Noi avevamo rapporti con Rob da anni in quanto avevamo firmato the Lovin’ Spoonful con John Sebastian dopo che lasciarono MGM, e ogni genere di altri atti che lui rappresentava. Prince, per quanto riguardava la sua gestione, era in buone mani, e loro avevano il migliore degli avvocati in città, Lee Phillips. Sebbene Prince non sapesse molto di affari, aveva un ottimo istinto.

Ci fu uno sforzo notevole per portarlo al pubblico bianco con 1999 e Purple Rain?

No, non deliberatamente da parte nostra. Intendo, penso che potrebbe averlo considerato. Indubbiamente, quando ci propose l’idea di fare il film riconobbe quale potenziare potesse avere se fosse stato un successo.Si anticipò a noi, attraverso il suo management, per dire che voleva fare un film. All’epoca noi credevamo fortemente in lui, ma era difficile da vendere –non aveva alcuna esperienza in quel settore e non era ancora un enorme artista. Ma incontrai l’allora capo di produzione alla Warner Pictures , Mark Canton, e lo convinsi che doveva rischiare un po’ di soldi per fare un film con lui. L’alto dirigente nella compagnia aveva dei dubbi in proposito, e nell’intento di portarli a impegnarsi, il management, e probabilmente Prince stesso, accettò di anticipare dei soldi . Dicemmo alla casa cinematografica che noi – la compagnia discografica- avremmo garantito ogni spesa che uscisse dal budget . Fu questo che chiuse l’affare di parte del contratto . E certamente Purple Rain fu spropositato. Credo che l’album rimase numero uno per 24 settimane, e aveva due singoli al numero 1, “When Doves Cry”,” Let’s Go Crazy” e poi “Purple Rain” che arrivò al secondo posto.

Ci furono esitazioni riguardo al fare di “When Doves Cry” il primo singolo da un tale grande progetto? E’ uno dei più inusuali singoli numeri uno di tutti i tempi. 

È così . Non sono sicuro che volevamo sceglierlo come primo singolo, ma abbiamo avuto un fantastico riscontro dalle radio. Quando ci fu quel tipo di risposta, andammo avanti.

Quale fu la tua reazione quando arrivò con Around the World in a Day, che è un album molto meno commerciale come disco a seguire? Purple Rain stava ancora andando forte. 

Fummo davvero, davvero favorevoli riguardo a tutti i suoi dischi– era così versatile che niente che proveniva da lui poteva sorprenderci. Eravamo fortemente di supporto agli artisti– eravamo d’accordo decisamente con i suoi desideri su ognuna delle sue pubblicazioni.

Hai detto che era abituato a venire a suonare i suoi album quando erano pronti. Sign O’ the Times ebbe molte iterazioni, incluso una versione come album triplo. Venne e ti suonò ognuna di queste versioni? 

Non suonò tutto quanto, ce lo lasciò. Arrivò come un triplo album, e poi, dopo che lo tenemmo con noi, decidemmo che se lui avesse eliminato qualcosa che non pensavamo fosse così forte, avremmo avuto un album migliore. A dire il vero Lenny ebbe una conversazione con lui, e lui accettò la cosa.

Le cose non andarono proprio tutte lisce con il Black Album, che Prince richiamò improvvisamente pochi giorni prima che venisse pubblicato. 

Ciò è accaduto, avevamo una campagna pubblicitaria in merito alla pubblicazione del disco Sign O’ the Times, e poi ci sarebbe stata una campagna di pubblicità del tutto nuova connessa alla distribuzione del film Sign O’ the Times, più tardi nel 1987. Ma mentre stavamo promuovendo il disco, andò in un sacco di discoteche -lo avrebbe sempre fatto- e sentì che i suoi dischi non erano suonati ed era veramente arrabbiato. Così decise che voleva fare un disco che fosse molto più ballabile e  creò il Black Album. Insistette che lo pubblicassimo nello stesso periodo in cui stavamo lavorando al Sign O’ the Times e questo avrebbe distrutto il nostro intero piano marketing. Provammo a parlargli per dissuaderlo: “Non puoi pubblicare un disco che interferisce con il disco esistente.” Ma lui insistette, e nuovamente accettammo la cosa.

Ma poi, ebbe un ripensamento. Dopo che stampammo i dischi in tutto il mondo per la pubblicazione ci chiamò e disse che voleva rimandare e aspettare finché avessimo completato la nostra campagna. Gli dicemmo che avevamo speso un sacco di soldi per preparare questa cosa pronta per il mercato, e lui disse ” Guarda, voglio che prendiate tutti quei dischi e li distruggiate e pagherò per qualsiasi spesa che voi ragazzi avete sostenuto per farli.” E realmente ci pagò i suoi diritti d’autore.

Avevi già avuto la stessa esperienza con Neil Young, non ha rottamato centinaia di migliaia di copie del Comes a Time del 1978 perché decise che non gli piaceva il mixaggio?  

Sì, abbiamo avuto la stessa esperienza con molti artisti. Non so se sai che Frank Sinatra utilizzò un recitato di Gunga Din, il poema di Rudyard Kipling, dopo Strangers in the Night! (Risata). E voleva che venisse pubblicato!

Davvero

Sì! Lo bloccai, e allora lui ed io avemmo una…(ridacchia)…una discussione abbastanza accesa riguardo la cosa perché avevo interferito con i suoi desideri. Era davvero arrabbiato, mi disse che voleva far uscire immediatamente l’album. Così lo preparammo per la pubblicazione, lo inviammo alle radio, e avemmo una risposta davvero negativa. Il disco era nei centri di distribuzione, non era ancora andato nei negozi, così lo chiamai e dissi “Frank, abbiamo ottenuto un terribile, terribile riscontro con il disco di Gunga Din“,  e lui disse “Mo, se è così, vedi se puoi eliminarlo e ritirarlo”. Così ci eravamo già passati prima.

Prince disse che la Warner Bros. limitava la sua creatività non permettendogli di pubblicare la musica abbastanza velocemente, e uno dei suoi precedenti manager ci disse che il suo contratto richiedeva solo un album all’anno, presumibilmente per garantire che lui non consegnasse meno del dovuto, ma sarebbe stata una violazione contrattuale per lui superare gli accordi di consegna stipulati?

 Non ricordo che avesse la restrizione di un album all’anno. So che abbiamo avuto una conversazione riguardo ciò, ma non ricordo che fosse nel contratto. Quando voleva che uscisse qualcosa non c’era modo di fermarlo. Pubblicò circa 40 album, e durante il mio periodo, probabilmente metà di essi. Per cui è sempre stata una battaglia, c’è sempre stato qualche problema riguardo le pubblicazioni. Ma nella maggior parte dei casi  prevaleva lui.

Disse, quando il rapporto entrò negli anni ’90, che la Warner gli stava impedendo di pubblicare tutta la musica che voleva realizzare. Si stava riferendo a quelle conversazioni? 

Non sono sicuro di ciò a cui si stava riferendo esattamente. La sua più grande preoccupazione fu sempre il diritto di proprietà sui dischi che aveva creato, che è comprensibile. Avevamo sia le sue registrazioni che le edizioni, sebbene prima ti ho detto che una delle ragioni che non lo fecero firmare con A&M fu perché loro insistevano affinché le edizioni fossero parte del contratto e noi non lo facemmo. Più tardi stipulammo con lui un contratto per acquisire le sue edizioni. La rabbia verso di noi in realtà emerse per la sua ossessione con la proprietà del suo stesso lavoro.

Senti che la sua rabbia era diretta verso l’idea dell’industria musicale piuttosto che alla Warner Bros. in particolare? 

Probabilmente. Ma poiché  lui era un artista Warner e noi i proprietari dei master, molta rabbia era indirizzata a noi, e ciò fu il motivo per cui cambiò il suo nome e divenne un simbolo e divenne “The Artist Formerly Known As Prince” e si mise quella cosa “slave” sulla faccia. Non sono sicuro se ci fosse qualche aspetto razziale in ciò. Ma lui davvero ci fece passare dei brutti momenti per questo, ci tormentava costantemente per dargli la proprietà dei suoi dischi. Come sai, uno dei maggior capitali di qualunque compagnia discografica è il proprio catalogo, così era davvero, davvero importante per la compagnia discografica prenderne possesso. 

E venne da te tipo, “Ridammi la mia discografia, è come dovrebbe essere, nonostante i contratti”? 

Già. Era davvero, davvero insistente e non mollava. E come sai, non tornò al nome Prince finché non lasciò la Warner Bros.

La tua relazione con lui divenne conflittuale, ti sentisti tradito dal suo comportamento? 

No. Mi infastidì, ma capivo da dove proveniva. Ricordo che quando Reprise fu venduta alla Warner Bros., c’era una differenza di prezzo che la Warner voleva pagarci. E per arrivare a un compromesso a un minor prezzo una delle cose che la Warner doveva accettare era permettere a Frank Sinatra la proprietà dei suoi master. Anche Dean Martin possedeva i suoi master. In Reprise, poiché era una compagnia che era di un artista, abbiamo sempre voluto un ambiente che fosse uno di quelli dove l’artista era favorito.

E quella cosa “schiavo” ti ha solo infastidito? Erano solo affari? 

Bene, era seccante, perché era abbastanza ostinato, e l’idea che lo avevamo schiavizzato e lo avevamo trattato ingiustamente e che avevamo approfittato di lui era fastidiosa, perché a noi pareva che non fosse certamente accaduto. Ma non abbiamo mai avuto realmente cattive, gravi, rabbiose discussioni riguardo ciò. Prendemmo una posizione con lui, gli dicemmo che non gli restituivamo i suoi master e tuttavia lui insisteva sempre per farci pressione, noi abbiamo tenuto la posizione. Persino molti anni dopo, quando Edgar Bronfman divenne presidente della compagnia e l’assetto proprietario cambiò, Prince gli fece pressione per riavere i master. 

Quando eri in contatto con lui molto dopo che non stavi lavorando con lui? 

No, non lo facevo.

Ricordi l’ultima volta che lo hai visto o gli hai parlato?

Non mi ricordo.

Cosa stai facendo in questi giorni? 

Sono in pensione, ho 89 anni. Ma sono ancora consulente della Warner Bros. rispetto agli affari, allo sviluppo talenti, qualsiasi problema che pensino che possa essere appropriato per me. E sono nel consiglio della USC School of Music e anche della UCLA School of Music. Così sono coinvolto, ma ovviamente sono molto più limitato nelle mie attività. Non ci vado dal 2002-2003.

C’è un particolare ricordo di Prince o un momento che risalta su tutti gli altri? 

Ce ne sono molti.  Lui era incredibilmente competitivo con Michael Jackson. Quando pensi agli anni ’80, quelli furono veramente i due geni della decade, e il contrasto era come tra i Beatles e i Rolling Stones. Michael lo ammirava enormemente, e quando Michael stava preparando l’album Bad, voleva che Prince ci suonasse su. Ricevetti una telefonata da Quincy Jones, che stava producendo l’album, e mi chiese se potevo organizzare una conferenza telefonica con Prince e Michael. Così feci, e Michael e Quincy chiesero a Prince se voleva suonare nella canzone Bad, volevano fare un duetto. Non penso che Prince abbia mai avuto intenzione di esibirsi con Michael ma fu davvero, davvero educato e disse “Guarda, Michael, sei un grande artista. Fai grandi dischi. Non hai bisogno di me.” E declinò di partecipare al progetto.

Altri? 

Bene, ci fu una questione con il Black Album. Time Inc e Warner si erano fuse, e noi eravamo in una specie di riunione di amicizia aziendale col Time magazine in Jamaica, penso fosse. E là c’erano molte persone e Lenny stava conversando con un ragazzo, Dick Stolley, che era davvero un importante scrittore ed editore per Time Magazine, era il tipo che di fatto acquistò e divulgò i video dell’assassinio di Kennedy. Io penso che fu lui a saltar fuori con l’idea del People magazine. Non so come uscì il discorso del Black Album, e Stolley certamente divenne molto interessato chiedendoci se volevamo inviargliene una copia. Bene, Prince ci aveva chiesto di distruggerle così gli dissi di no. Ma lui disse “Per favore, speditemi l’album, lo terrò nascosto,” e ogni genere di cosa.

Alla fine, dissi, “Bene, possiamo fidarci di Stolley, è un ragazzo che ha un’incredibile reputazione e molta onestà. Lasciamo che lo abbia.”

Avevamo ancora alcuni dischi nei nostri magazzini, avevamo distrutto la maggior parte di essi ma ne tenevamo alcuni, solo per averli, e eravamo d’accordo di spedirne a Stolley una copia. Non molto tempo dopo questo, Prince comparve nel nostro ufficio con Kim Basinger. Aveva appena finito la colonna sonora di Batman e aveva fatto una registrazione discografica con lei che durava circa 20 minuti (The Scandalous Sex Suite) e voleva suonarcela. Noi eravamo nell’ufficio di Lenny e mentre stava suonando il disco, Prince si è alzato da dove era seduto, è andato alla scrivania di Lenny, e là, sulla sua scrivania c’era una copia del Black Album che stavamo per spedire a Stolley. La guardò, la prese, la remise sulla scrivania e non fece commenti. Io inventai qualunque cosa potessi, e gli dissi che questo era qualcuno di cui potevamo fidarci e che poteva essere importante per ottenere visibilità per Prince, forse una copertina sul Time magazine, chi poteva sapere? Si scoprì essere un problema minore di quanto pensavamo potesse essere, ma i nostri cuori caddero quando lo videro prendere quell’ album. 

Hai un’idea riguardo a quante copie originali avevi tenuto? 

No, non ce l’ho.

Potrebbe essere stato un centinaio di copie, non ne ho idea. Fu il ragazzo nello stabilimento di produzione che realmente fece la cosa.

C’è qualcos’altro che vuoi dire riguardo a Prince? 

Bene, non puoi dire a sufficienza riguardo a quanto multi talentuoso fosse. Era un magnifico compositore, un superbo chitarrista -era lassù con Hendrix- era un fantastico cantante e produttore, poteva ballare in modo fenomenale, aveva idee per film, fece bellissimi video. Il ragazzo era così incredibilmente talentuoso che era travolgente. E le sue canzoni sono state registrate da molti altri artisti come Sinead O’Connor, Tom Jones, Chaka Khan, le Bangles. Conosci quel gruppo che produsse, The Time?

Certamente. Prince disse che erano l’unica band che lo spaventasse. 

Io non so avesse paura. Quello era un artista senza paura, lascia che te lo dica. Sapeva quanto fosse bravo. 

Intervista

Intervista a Matt Thorne

10 agosto 2017

Matt Thorne ha scritto quello che è (secondo me) il migliore libro sulla vita di Prince. Nel 201 7 ho contattato Matt e ho chiacchierato di Prince con lui per più di un’ora. In quest’ora con lui ho potuto scoprire che ha una grande passione per Prince, dimostrata nel libro dove ha raccontato la vita del musicista. Oltretutto, Matt scrive e pubblica la biografia mentre Prince ancora vivo. In questa maniera ha potuto mantenere una sana distanza da tutto quello che è successo da quel maledetto 21 aprile 2016. Insomma, per questi motivi il libro di Matt rimane il migliore e più corretto su Prince. Vi evito le prime domande di rito (piacere di conoscerti, ecc), per poter subito entrare subito nel vivo. Buona lettura.

Ci domandavamo: hai mai incontrato Prince?

Ho una risposta piuttosto complicata a questa domanda; quando ho deciso di scrivere il libro, prima di tutto ho parlato con il biografo di un altro artista e lui mi disse che la prima cosa che dovevo fare prima di tutto era contattare l’artista direttamente per vedere la sua reazione, lui può rispondere o meno, ma vale sempre la pena provare. Perciò gli scrissi direttamente e ricevetti una risposta; non me lo aspettavo, ma mi arrivò un biglietto aereo per andare in America, a Los Angeles. Lui viveva lì all’epoca, poi è arrivata un’auto a prendermi all’albergo e mi ha portato alla casa dove lui viveva, e poi… questo è tutto nel libro, all’inizio del libro… sono entrato in questa sorta di soggiorno, non era un soggiorno, una zona dedicata alle esibizioni e lui è uscito. Ero abituato ad aspettare Prince anche se era molto tardi, ma è uscito quasi immediatamente, erano circa le 11.30 di sera, ma lui è uscito e si è esibito. Dopo lo spettacolo ho parlato al suo manager e gli ho chiesto se tutto questo significava che avevo il benestare per proseguire con il mio progetto, e il manager ha risposto di si, che però Prince preferiva che non parlassi con nessuno, che non intervistassi nessuno, allora per un po’ così ho fatto, ma il libro mi sembrava poco credibile in quel modo senza tutto il resto. Così gradualmente, dapprima sono state Wendy e Lisa e qualche altra altra persona e poi avevo amici che li conoscevano e i contatti sono iniziati in questo modo e ho iniziato a intervistare persone. Più o meno in quel momento è arrivato un altro invito da Prince per andare a New York dove si sarebbe esibito presto; ero un po’ preoccupato che fosse un po’ arrabbiato per le mie interviste e invece mentre si stava esibendo, nel mezzo di Purple Rain, ha camminato in mezzo al pubblico e mi ha detto “Cosa ne dici di quell’intervista adesso?” e ho detto “Certo che vorrei fare quell’intervista” e lui ha continuato a camminare. Sono rimasto li fino al mattino alle sei per vedere se sarebbe tornato indietro per l’intervista, ma non ne ho avuto la possibilità. Quindi a parte questo non ho avuto altre occasioni, non ho avuto molto contatto diretto con lui ma ho parlato con tutte le persone che ho potuto e che potevano darmi una loro visione degli anni trascorsi lavorando con lui. E poi c’è stata questa esibizione, dopo l’uscita del libro, in cui lui ha fatto molti dei pezzi che avevo scritto che mi piacevano, e poi c’è stata un’altra occasione in cui sono stato piuttosto sicuro che stesse leggendo quello che stavo scrivendo; avevo scritto un articolo sul Daily Telegraph sulla canzone Electric Intercourse, una canzone inedita, e il giorno dopo lui l’ha suonata dopo 35 anni per la prima volta, perciò deve averlo… deve.. cioè, non c’era ragione per cui lui la suonasse in quel momento era piuttosto insolito.. so che molti fans di Prince trovano spiegazioni nei suoi gesti che davvero potrebbero non esistere, ma almeno in questo caso, siccome il suo manager mi aveva detto che lui leggeva tutto quello che si scriveva su di lui, penso sia una prova che doveva avere quell’articolo, non so se lo ha letto, ma almeno gli ha dato un’occhiata.

Cosa hai pensato quando hai letto che lui stava scrivendo una autobiografia?

Ero molto entusiasta, cioè era molto interessante perché, non sapevo molto della persona che ha scelto come ghost-writer, penso sia stato scelto in virtù del fatto che aveva scritto un articolo su Prince per Paris Review e so da amici che hanno fatto da ghost writers per dei musicisti che accade in molti modi diversi. Qualche volta il musicista è molto coinvolto, ma altre volte loro si limitano a parlare in un microfono ed è necessario trascrivere le minute, ma ovviamente a Prince non piaceva che si registrasse la sua voce, perciò non credo che avrebbe fatto questo, non posso tuttavia immaginarlo seduto a discutere con l’autore. Non so, può ancora essere che questa cosa veda la luce, o almeno parte di essa, non mi sembra che sia stata detta la parola definitiva da parte dell’editore in proposito. In generale sono entusiasta, cioè, penso… in merito alle biografie dei musicisti, anche le migliori, per esempio, quelle di Bob Dylan o il libro di Keith Richards sulla sua vita, io sento che c’è sempre spazio per un’altra interpretazione, un altro punto di vista. Ossia, tu hai la visione dell’artista, ma sai, anche se è la loro storia, non necessariamente sanno tutto quello che c’è da sapere, perché dall’altra parte della storia ci sono i fans e le loro esperienze, i critici e chi fa recensioni e tutto il resto. Perciò sarei stato affascinato da questa lettura, ma non avrei pensato che si trattasse del documento finale e definitivo, che quello fosse tutto ciò che si poteva scrivere e pensare di Prince. Ero entusiasta e poi dispiaciuto che non sia uscito.

Io adoro il tuo libro e ciò che mi piace, è che l’hai scritto prima del 21 aprile 2016. Oggi è molto più facile; tutti dicono che lui era il più grande di tutti e che era un genio. Invece nel tuo libro non hai paura di criticare la sua musica; non tutta la musica di Prince è memorabile. E ti soffermi molto su come lui produceva i brani, una cosa che adoro leggere. Però, come ti dicevo, dal 21 aprile 2016 non sono più riuscito a leggere nulla dal tuo libro. Tu cosa pensi di quello che è successo a Prince negli ultimi giorni della sua vita?

E’ stato piuttosto scioccante per me, cioè, ho appreso della notizia quando una radio irlandese mi ha telefonato per chiedermi dove…cioè, in effetti mi hanno detto che lui era morto e volevano chiedermi quando potevo andare alla radio per parlarne. e non ho avuto tempo per elaborare il tutto. E’ stato incredibilmente scioccante e non volevo crederci quando me lo hanno detto. Cioè, avevo sentito un po’ di disagio quando l’aereo è atterrato, non pensavo fosse niente di terminale o davvero necessariamente serio. Avevo semplicemente un po’ di disagio, cioè c’era la sensazione che fosse un po’ strano, non combaciava con il suo personaggio abituale, non sembrava essere lui, ma è stato un grosso shock. No. Non ho avuto tempo di elaborarlo perché il libro era appena uscito in America, la versione americana del libro, e perciò mi fu immediatamente chiesto di partecipare a tantissimi programmi in TV e radio e ho passato praticamente 24 ore in vari studi a parlare di lui e non ho avuto tempo di elaborare le mie emozioni. E mi rendevo conto che quelle persone che mi parlavano, (come è tipico dell’America) che loro non necessariamente sapevano granché di Prince; ovviamente i fans sapevano tutto quello che lui faceva, ma per le persone al di fuori di quel mondo, loro non avevano necessariamente seguito la sua carriera così da vicino, perciò mi sentivo come se avessi dovuto spiegare alla gente quanto importante fosse Prince, quanto fosse geniale. E questa è stata un’esperienza piuttosto strana. E poi immediatamente dopo, come ti ho già accennato, non sono più riuscito ad ascoltare la sua musica per un po’, sembrava troppo triste, troppo tragico e penso siano passati più o meno due o tre mesi, ed è stato strano, perché, cioè, quando è morto David Bowie, qualche mese prima, trovavo ascoltare la sua musica piuttosto confortante, ma con Prince è stato totalmente diverso e semplicemente non sono riuscito ad ascoltarlo per qualche mese poi lentamente ho ricominciato ad ascoltarlo, ma ho dovuto essere attento perché ci sono periodi della sua musica che non hanno troppo legame emotivo per me, ma altri li sento molto e quindi ascoltavo quelli per cui sapevo che non mi sarei sconvolto troppo ascoltandoli poi lentamente ho ascoltato sempre di più la sua musica, ma sembra ancora un po’ strano, allo stesso tempo, lo sento ancora irreale, anche se si rinforza ogni giorno di più, ma penso sia molto strano.

12 agosto 2017

Irreale purtroppo è la parola giusta. Come ti dicevo nel mio sito parlo dell’essere un autore, di scrivere canzoni. Prince era un maestro nell’arte del songwriting. Credo che dovremmo studiare il suo approccio da autore e di come sia cambiato nel tempo. Per esempio il periodo di Wendy e Lisa, poi ha scritto molte cose da solo. So che è una domanda complicata, ma quale è secondo te il suo periodo migliore come autore di canzoni?

E’ interessante, cioè, come dici ha attraversato molte fasi e quando si guarda la sua carriera, le canzoni… il suo modo di scrivere cambia drasticamente. E anche la struttura delle canzoni. Le mie canzoni preferite sono quelle più spinte dallo spirito narrativo, come I could never take the place of your man, per esempio, dove ogni verso è molto chiaro, ma allo stesso modo mi piace come si evolve in seguito; mi piacciono le canzoni che diventano più criptiche e più difficili da seguire e parla sempre con un linguaggio in codice. Mi piace tutto quanto. Penso che questo sia in parte il motivo per cui non viene apprezzato appieno come scrittore solista, penso che siano molto apprezzate le canzoni del primo periodo della sua carriera che le persone capiscono. Almeno fino ad ora; questo sta cambiando, le persone non hanno scavato fino in fondo nei suoi lavori più recenti e non si rendono conto quanto buoni fossero alcuni dei suoi lavori come cantautore. Una delle domande che mi sarebbe davvero piaciuto fargli se avessi avuto la possibilità di intervistarlo era a proposito della sua tecnica di scrittura e come scriveva. Perché ancora non lo so, cioè, sappiamo che già agli esordi scriveva canzoni, ci sono esempi di testi scritti con la sua grafia. Sappiamo che faceva questo, portava con sé un blocco per gli appunti e scriveva canzoni mentre si spostava. Un’altra cosa che sappiamo e che più tardi, diciamo negli anni ’90, improvvisava probabilmente un po’ di più nello studio e che le persone andavano da lui con un giro di percussioni o con una base e lui componeva su quella musica. Non conosco esattamente i processi dei diversi periodi o delle diverse epoche, non so quanto spesso andasse nello studio con i testi più o meno pianificati. Il bello di Prince era che provava sempre a fare tutto quanto, la risposta è che lui faceva tutto. A volte, semplicemente improvvisava per ore senza sosta e se ne usciva con un verso o (componeva parte di un verso) o un po’ di musica altre volte aveva qualcosa di davvero appassionante e doveva scriverlo subito. Siccome non sono un cantautore è sempre stato molto interessante per me incontrare e parlare con cantautori, perché non capisco sempre del tutto quel processo; io sono uno scrittore oltre che di biografie anche di narrativa, ma quello è un processo molto diverso… scrivere canzoni è più vicino a scrivere poesie e questa non è una disciplina con cui ho confidenza, perciò mi affascina, ma penso che lui…penso che dovrei tornare sull’argomento.. penso che lui fosse sottovalutato come autore. Cioè, tutti sanno che era un grande chitarrista, tutti sanno che era grandioso sul palco, tutti sanno che ha scritto alcune canzoni sorprendenti, ma non penso che aldilà del mondo dei fan, lo si stimi come si dovrebbe. No, non lo si vede come un Bon Dylan, cioè Prince ha avuto i suoi problemi con Bob Dylan perciò forse sarebbe più contento di paragonarsi a un Miles Davis. Io penso che Prince sia uno, no, sia il miglior cantautore che sia mai stato.

A proposito delle sue collaborazioni, come Miles Davis o ancora Wendy Lisa. Abbiamo visto diversi lati della sua anima, ma lui era sempre se stesso. Lo sapevamo, perché lo conoscevamo. Produceva della grande musica, ma era differente ogni volta. Come è stato possibile che noi come fan della sua musica fossimo sempre lì ad aspettarlo?

Questa è una buona domanda poiché in parte perché stava sempre facendo qualcosa… cioè, noi c’eravamo sempre per lui… ma lui in un certo qual modo lui era sempre lì per noi… C’erano periodi in cui lui non c’era così tanto, ma in generale… certamente nel periodo in cui stavo scrivendo il libro, per sette anni, quasi ogni giorno si andava su internet e c’era qualcosa, che poteva essere il fatto che stava segretamente facendo uscire una canzone o uscivano un po’ di prove o stava scrivendo sui siti dei fans, perciò c’era sempre qualcosa come un concerto in corso. Era un musicista entusiasmante da seguire. Molti musicisti scompaiono, poi esce un album, poi passa un anno e hanno un ciclo, c’è il periodo dal vivo, poi il ritorno allo studio e non li senti per un anno o giù di lì, ma Prince stava sempre facendo qualcosa tutto il tempo: se non era l’uscita di un lavoro da studio allora era un’esibizione dal vivo o era sulla stampa o c’era un video o c’era una storia, una strana storia al tg. Cioè c’era sempre qualcosa per te e il corpo del suo materiale era così vasto che c’era sempre qualcosa di nuovo da esplorare per tutti i suoi fans Ho sempre avuto l’abitudine di ritornare ai suoi vecchi album, andando indietro per così dire di due. Usciva un album e provavo un’emozione, poi usciva il successivo e poi il successivo ancora e io tornavo a due album prima. Era sempre notevolmente diverso. Era sempre occupato. Parlavi del capitolo che ho scritto su Graffiti Bridge; è stato il primo album del periodo per cui io fui un po’ deluso, ma ritornandoci più tardi ho scoperto un mare di cose nuove e questo succedeva con tutti quanti i suoi album. Non ce n’è nemmeno uno, forse uno o due, che si possa completamente scartare nella sua totalità, è come… ma mi spiace sto un po’ divagando. C’era questo processo, ogni volta che un nuovo album usciva pensavo: ok, questo è quello che sarà Prince da ora in poi e questo era preoccupante. Sarà lo stesso per sempre? E poi usciva l’album seguente ed è di nuovo tutto diverso e poi non ero più così preoccupato per quello prima e fai: ok, non hai perso tutto questo. La psicologia era questa per me, pensavo oh no, sta diventando molto più conservatore, questa è la direzione verso cui sta andando e poi usciva l’album seguente ed era di nuovo totalmente diverso e perciò non c’era quella sensazione che ti potessi fidare, se ne sarebbe uscito sempre con qualcosa di nuovo, interessante nel futuro, non avrebbe semplicemente ripetuto la stessa cosa all’infinito per diventare noioso e conservatore e mantenere la stessa faccia troppo a lungo.

Parlando di Wendy e Lisa, e anche Susannah, che insieme a Prince formavano un team fantastico. Cosa pensi del tour dei Revolution e delle critiche che sono state mosse nei loro confronti?

E’ una domanda difficile per me, perché, cioè, non sta a me dire cosa dovrebbero o non dovrebbero fare se capisci cosa intendo. Sappiamo come si sentiva al riguardo di cose come queste quando era vivo, ma allo stesso tempo, loro sono musicisti, hanno giocato un ruolo in tutto questo e stanno suonando la loro musica di cui loro sono parte, perciò non è come se fossero un gruppo tributo, cosa che avrebbe un carattere differente.

Va bene, hai ragione; loro sono stati parte del fenomeno Purple Rain e hanno diritto di raccontarlo in concerto. Parliamo del tuo libro, che non è ancora uscito in italiano, stai pensando di aggiungere altri capitoli?

Sì, per prima cosa il libro è uscito in Germania in aprile e ho scritto un nuovo capitolo per l’edizione tedesca che aggiorna la storia e copre l’anno e percorre la fase due e il Piano and Microphone tour. Ho parlato al mio editore della possibilità di fare una versione aggiornata del libro, abbiamo pensato di chiamarlo una sorta di remix del libro. Ma non lo voglio fare ancora perché ho ancora sentimenti contrastanti e lo trovo piuttosto difficile… come hai detto prima è molto più facile parlare alla gente adesso che se ne parla di più. Ci sono molti libri in uscita e mi sento come se fosse un po’ troppo presto per tutto questo. Non ci sono problemi per tutti quelli che ne vogliono parlare, questo mi sta bene, ma non mi interessano i libri in cui qualcuno muore e tutti iniziano a scrivere di loro prima che morissero. Penso che girino più notizie dalla sua morte; ci saranno cose interessanti da mettere nel mio libro, penso ci siano due punti in cui potrei aggiungere. perciò penso che questo è probabilmente quello che farò, ma penso anche che voglio vedere cosa viene fuori dal Vault nel corso dei prossimi due anni perché potrebbe esserci qualcosa che cambia la storia in alcuni punti. Perciò eccoci, sto lavorando ad alcuni altri progetti, niente di immediato, ma ho scritto qualcosa in più per gli editori tedeschi, questa è una cosa davvero difficile perché da un lato vorrei metterci un punto e dire ho finito di scrivere di questo, ma penso che sia impossibile perché la storia ha così tanto da offrire e la storia continua perciò devo elaborarlo, così ha funzionato, sono pensieri in corso.

14 ottobre 2017

Cosa ti aspetti che sbucherà dal Vault, il misterioso luogo dove Prince avrebbe immagazzinato anni di musica e di video? A quanto dicono, conterrebbe tanta roba sconosciuta ai più. Forse sbucherà un Prince che non abbiamo mai visto o sentito?

Sì. Nel Vault c’è tutto quello che noi sappiamo come fans, ma oltre a quello c’è ovviamente tutto quello che non sappiamo. Al momento ancora non sappiamo come verrà gestito il materiale; potrebbe essere resa pubblica una lista di tutto quello che c’è nel Vault, non penso che questo accadrà, ma è un’eventualità. Ciò che è più probabile è che scopriremo dei pezzetti qua e là man mano che passa il tempo. Ovviamente la prima cosa è la nuova uscita di Purple Rain e un po’ di materiale extra ad esso relativo. Chi ha i diritti di tutto quello che resta nel Vault potrebbe voler fare qualcosa con quel materiale, forse l’anno prossimo. Penso ci sia spazio per molte cose che ancora non sappiamo su cui lavorare. È interessante come ci siano aree che sono davvero molto ben documentate come quando stava registrando al Sunset Sound di Los Angeles; conosco alcune persone che lavoravano con lui e che tenevano diari molto dettagliati. Eric Leeds teneva traccia di tutto. Prendeva nota di ogni singola cosa che lui faceva. Però ci sono notti quando stava registrando nello studio in cui non c’era nessun altro, non sappiamo niente di questo. Quando era vivo questa roba usciva e non sapevamo necessariamente da quale album fosse venuta o da che periodo. Non so se saranno rivelazioni roboanti che ci faranno cambiare la nostra visione di Prince per sempre, penso sia più probabile che riempiano dei vuoti di aree di cui non sappiamo molto; in generale abbiamo idea di cosa stesse facendo nella maggior parte dei periodi, gli strumenti che usava, i collaboratori che aveva, ma penso che ci siano anche molte sorprese che ci aspettano. La questione è: come gli eredi useranno tutto quel materiale? Sappiamo più o meno tutto, ci sono un paio di spettacoli che non sono stati registrati, ma in generale abbiamo un idea di quello che accadeva nella maggior parte degli spettacoli, ma per ciò che accadeva in studio penso che ci sia ancora molto da scoprire.

Io ho un’opinione su Prince non condivisa da molti. Secondo me, per la sua musica erano molto importanti le persone che gli stavano intorno. Prima di tutti i musicisti che gli davano ispirazione. Sei d’accordo con me?

Sì, sono d’accordo con te. È lo stesso per me ed è parte del motivo per cui ho scritto questo libro e il modo in cui l’ho fatto è stato per mostrare come le persone che gli stavano attorno erano parte del processo. Penso che siamo d’accordo su questo. Ma il mio sentimento in proposito è che le persone che lo circondavano hanno decisamente migliorato la sua musica; parte della sua genialità era la sua abilità nel permettere alle persone di esibirsi al meglio delle loro capacità. Come sai, spesso c’è quest’idea che lui fosse un uomo molto autoritario/dispotico, che fosse molto severo per tutto ciò che accadeva intorno a lui, e certamente lo era in alcuni periodi, ma in altri momenti era totalmente aperto. Come quando i Revolution gli portavano delle registrazioni e idee: gli aprivano la mente verso la musica classica e l’arte, allargandogli davvero gli orizzonti. Poi c’erano altri periodi, come attorno al periodo di Sign o’ the times in cui lui si teneva stretto tutto quello che aveva: “questo è mio e non voglio altre ispirazioni che entrino nel mio mondo.” E mentre la sua carriera procedeva ci sono state molte persone che hanno portato qualcosa di nuovo al suo suono e che sono state importanti; ho amato tutte le persone con cui lui ha lavorato, mi piaceva anche il fatto che la maggior parte delle volte lui cercasse delle persone di cui altrimenti non avremmo probabilmente mai sentito parlare, come Mike Phillips. Non necessariamente lavorava con persone che fossero già famose, semplicemente sceglieva persone che avessero un suono unico, perciò uno dei motivi per cui mi piace ascoltare le registrazioni è anche ascoltare quei musicisti, quel suono unico di quel periodo, diverso da quello di un tour solitario. In alcuni periodi dico: “quel gruppo è fantastico, voglio davvero sentire altre loro cose.” Oppure “mi piace il suono o mi piace il modo in cui lui si diverte.” Poi lui era anche un “capo gruppo” era capace di essere in certi momenti molto “limitativo”, mentre altre volte molto rilassato.

In un’intervista a Pharrell Williams gli avevano chiesto con chi avrebbe voluto collaborare e lui aveva risposto: “me l’hanno già domandato diverse volte e ogni volta dico Prince.” Sarebbe stata una collaborazione esplosiva. D’altra parte sono d’accordo con te che lui preferiva scoprire musicisti sconosciuti e lavorare con loro. Per esempio i nuovi arrangiamenti del concerto di Montreux del 2009, che abbiamo visto dal vivo, erano frutto del lavoro di quella fantastica band (John Blackwell, Renato Neto e Rhonda Smith). Fino adesso abbiamo parlato del musicista, delle collaborazioni, ora ti chiedo cosa possiamo imparare da Prince come uomo d’affari? L’utilizzo di Internet fino al passaggio a Tidal. Che eredità ci lascia?

È molto interessante questa sorta di dibattito tra i fans su quanto lui fosse bravo negli affari, perché molte delle decisioni che ha preso all’epoca sono sembrate strane ma si sono poi rivelate ottime, a fatto compiuto. Non penso che abbia sempre preso la decisione migliore, non sempre, ma penso che se si guarda alla sua carriera era sempre guidata da desideri puri. Uno era quello di creare musica, il più possibile, l’altro era di essere pagato adeguatamente per questo e questi due mi sembrano più che giusti. Gli si potrebbe obiettare che cercava sempre il prezzo più alto e questo qualche volta gli impediva di fare cose che avrebbero potuto essere interessanti, oppure occasionalmente questo poteva essere un ostacolo. C’è quest’intervista, penso fosse nel ’96 più o meno, dove lui si stava vantando con il giornalista dei suoi soldi e poi dice verso la fine: “vedi, non sono i soldi, quanto la libertà che mi danno di fare ciò che voglio, perciò prendo i soldi che mi danno e poi mi metto sul palco con Larry Graham o Chaka Khan.” Così era in grado di aiutare la carriera di altre persone. Una delle cose che mi ha colpito era sapere quanta beneficenza facesse poco prima di morire. Abbiamo sempre saputo che aveva inclinazioni caritatevoli, ma faceva spettacoli in alcuni posti per aiutare appositamente alcune associazioni. L’ultima volta che l’ho visto dal vivo a Londra stava suonando a un concerto per aiutare i bambini affetti da autismo e aveva programmato di farlo pagandosi il viaggio, questa cosa è straordinaria. Faceva queste cose continuamente nel corso di tutta la sua carriera; usava il suo potere per fare cose buone per lo più, non era una persona venale, la cosa per cui voleva soldi era la musica. Viveva per la musica era una persona che voleva essere in studio tutto il tempo e qualunque cosa fosse d’intralcio veniva rimossa con i soldi.

10 marzo 2018

Il tuo libro è denso di sorprese. Non sapevo che avevano iniziato il tour di Gold in Inghilterra con una scenografia mastodontica, che è stata mollata in giro per il paese man mano che il tour procedeva. Probabilmente qualcuno ha in cantina un pezzo della scenografia di un tour di Prince. Tutto ciò descrive bene chi fosse Prince. E gli errori che faceva. Errori che, ne sono convinto, ha pagato in prima persona. Ogni volta che faceva uno sbaglio ne soffriva. Cosa avrebbe potuto fare per cambiare la sua vita? Penso soprattutto al periodo della battaglia contro la Warner. Cosa avrebbe dovuto fare per ottenere un trattamento diverso?

È interessante quello che dici; il periodo di Gold Experience è uno di quei periodi che, se facessi un’altra versione del libro, mi interesserebbe andare ad analizzare ancora. Penso ci fosse molta roba buona in quel periodo che non era necessariamente evidente qui in Europa. Quello accadeva in America, poiché stava facendo tanti spettacoli là e i notiziari britannici riportavano tutto in maniera molto critica. Sembrava che avesse perso la testa ed è stato l’unico periodo in cui ho iniziato ad avere dei dubbi su di lui. Questo prima che scrivessi il libro. Dubbi solo come fan. Mi piaceva la musica, ma ero scoraggiato; inizialmente non l’ho comprato: penso che The Gold Experience sia stato il primo album che non ho comprato appena è uscito e poi l’ho sentito a casa di qualcun altro, che è piuttosto insolito per me. E poi: eccolo lì era fantastico, sorprendente e mi chiesi perché non ne sapevamo niente? Gli amici non lo avevano sentito. Il suo profilo era al minimo storico. La gente non lo capiva.

Fu un errore litigare con la Warner?

Se si guarda alla sua carriera io penso che si possa dire, lo dico nel libro, che il contratto con la Warner che lui ha lasciato scadere prima del tempo, è stato un cattivo contratto. Anche il modo in cui apertamente lo gonfiava e lo sventolava. Tutto quello che voleva era lo stesso contratto di Madonna. Fecero un contratto molto significativo, ma era tutto fumo e niente arrosto; era una cosa del tipo tu vendi questo numero di copie, e otterrai tot milioni. Se farai questo avrai un anticipo più grosso nel prossimo album. Il contratto non era buono come sembrava. In parte è il motivo per cui voleva tirarsene fuori. Lui aveva un’idea: era buono sulla carta per attirare i riflettori, ma in realtà si è rivelato non essere così buono come lui sperava. E penso che liberarsi di tutte le persone che gli stavano attorno al tempo è stato un errore perché aveva davvero un bel gruppo di collaboratori. Non è stato creativamente il suo momento più alto, ma commercialmente è stato piuttosto fortunato e ha contribuito a rimetterlo in carreggiata. Solo più tardi ha cominciato ad avere problemi. Sì, ci sono state cattive decisioni. Il suo talento ha dimostrato che c’era sempre della roba buona che usciva fuori. Oddio, alcuni degli album di quel periodo non erano tanto buoni, ma contenevano canzoni fantastiche: era parte della sua vita. Confrontiamo la vicenda di Prince e la Warner con artisti dello stesso calibro. Prendi Bob Dylan che è rimasto sempre con la Columbia e ha attraversato i suoi problemi negli anni ’80, ma per lui è andato tutto bene e non ha avuto conseguenze. O Neil Young che ha avuto problemi con un’etichetta che lo ha querelato per aver fatto un album non presentabile. Con Prince avremmo preferito che fosse tornato alla Warner o a un’altra etichetta. Guardando a quel periodo la cosa che si può dire è che molta della sua musica non ha raggiunto un pubblico così vasto come avrebbe dovuto; ha perso molti fans in quel periodo. Quelli che sono rimasti si sono appassionati ancora di più, questo è il lato positivo; la sua musica non era inascoltata, l’hanno ascoltata i fans, ma tutti gli altri non l’hanno sentita: le vendite erano bassissime. Penso che non abbia ottenuto di nuovo il grande successo di vendite fino a Musicology, Rave non è stato un grande successo commerciale in termini di vendite e penso che sia passato parecchio prima che di tornare ai suoi soliti livelli.

Ho ancora un paio di domande per te. Posso andare avanti?

Certo

Hai fatto un sacco di interviste per il tuo libro. Con chi vorresti parlare ancora oggi?

Ne hai citate tre che sono molto interessanti: Wendy, Lisa e Susanna. Ma penso che la persona con cui davvero vorrei parlare più a lungo sia Eric Leeds, perchè sono riuscito ad intervistarlo solo tramite internet ed era molto abbottonato. Alan Leeds, suo fratello, era molto più aperto e penso di aver ottenuto da lui tutto quello che potevo. Se riparlassi con Eric, non so se sarebbe più aperto. Credo che a un certo punto della sua vita potrebbe essere disposto a raccontare l’intera storia. Teneva dei diari. Penso che questo sia il tipo di materiale interessante e denso di informazioni. La questione è: Wendy e Lisa e Susanna, hai ragione, sono musiciste estremamente intelligenti e brillanti, Wendy è fantastica, ma ci sono molti musicisti che possono dire tanto e che ricordano tutta la storia quando parli con loro. Ci sono altre persone che intervisti, persino ingegneri, che non ricordano ma che dovrebbero ricordare. Non tirerai fuori molto da loro. C’è bisogno di persone che possono dirti cose che non sai o che ti raccontino quello che altre persone non ti hanno detto. Penso che questo sarebbe davvero il non-plus-ultra.

Eric era di grande ispirazione per Prince

Infatti. Loro hanno trascorso molto tempo insieme. Suo fratello Alan mi ha detto che Eric era un musicista sofisticato e che Prince lo ascoltava. Voleva avere conversazioni con lui e parlava con lui di musica in un modo in cui non faceva necessariamente con altre persone. È interessante che dopo la sua morte siano usciti alcuni articoli con altri membri della New Power Generation della metà degli anni ’90 e non mi dispiacerebbe parlare con loro perché non mi hanno voluto parlare all’epoca del libro.

Pensi che prima non ti avessero parlato a causa del contratto che Prince faceva firmare loro?

Sì, questa cosa è uscita spesso mentre stavo scrivendo il libro. Dopo che ho parlato con Wendy e Lisa è uscito un articolo sulla rivista Spin dove Prince era in copertina; era un articolo (penso) su Purple Rain. Ho capito che Prince fosse piuttosto sconvolto al pensiero che loro fossero riusciti ad avere la sua faccia in copertina senza parlare con lui. E del fatto che parlavano della musica che aveva fatto in passato e non di quello che avrebbe fatto in futuro. Dopodiché penso ci furono minacce legali a questo riguardo e verso queste persone. Ci sono state molte persone che hanno firmato quel documento, non potevano o non volevano parlare, perciò penso che sia proprio così e penso che ci siano persone che…

Vedo che ne soffri pure tu

Guarda, è una questione complicata, perché da un lato vorresti che le persone attorno a Prince fossero state leali verso di lui, e noi possiamo capirlo, ma anche come scrittore ho il diritto di ascoltare. Non stavo cercando materiale da sfruttare, cercavo di scoprire di più della storia, perciò volevo che le persone parlassero e lo facevo nel modo più rispettoso possibile. C’è sempre quel conflitto tra Prince, che non vuole che niente esca fuori persino a discapito della sua carriera e della sua musica e tutto il resto, e il desiderio di uno scrittore, io o chiunque altro, di scoprire di più. Non stiamo cercando di uccidere il mistero o di ridurlo, stiamo solo cercando di scoprire di più. Ne vuoi sempre di più. Questa è stata la ragione per cui ho iniziato a scrivere il libro. Da bambino, da adolescente non riuscivo a capire cosa fosse successo tra Sign o’ the times, Love sexy e poi Batman e Graffiti Bridge.

Aveva sconvolto tutti quel cambiamento

C’era un buco nero; guardando quel passaggio e anche quelli dei bootlegs pensavo: c’è un cambiamento radicale in atto qui e non lo capisco, non capisco come è andato da un album all’altro. Quando ho iniziato a scrivere il libro ho capito che c’erano così tanti cambiamenti radicali perché la musica di alcuni periodi veniva da altri progetti o veniva da tempi precedenti. Lovesexy è stato realizzato in un’unica esplosione concentrata, in modo simile il Black Album. Con Batman, con Graffiti Bridge lui stava andando a ripescare nel Vault combinando con roba nuova e poi iniziava a rendersene conto. Insomma, questa è una storia incredibilmente complicata e ci sono sempre strati sopra quello che vedi e poi altri strati. Ci sono tanti misteri da esplorare e questo mi ha portato a scrivere il libro.

Cos’altro ti ha spinto a scrivere?

Riflettevo sulla questione estetica; la maggior parte dei musicisti, quando si guarda alle loro carriere, sono molto lineari, c’è il momento in cui hanno registrato quell’album che ha quel suono, c’era quel periodo nelle loro vite in cui si sono sposati, sono cresciuti e poi hanno divorziato. Poi c’è l’album di rottura. Si vede chiaramente quello che sta succedendo. Ma con Prince no. Lui stava seminando indizi. Ancora dopo tutto questo tempo, dopo tutta la ricerca che ho messo in campo, ci sono ancora elementi che sono misteriosi. Pensi solo: perché se ne è uscito con quella canzone? da dove è venuta quella canzone? perché ha citato improvvisamente quell’indirizzo? Ecco perché era brillante e non sembra nemmeno che lo facesse apposta, sembra che questo semplicemente succedesse, che gli accadesse naturalmente.