Autore: Simone T.
Tutto iniziò con una scossa

Ancora sulle collezioni, anzi sulla mia collezione musicale. Il mio primo disco a 45 giri fu “E La Luna Bussò” di Loredana Bertè. Un reggae. Uno stile musicale insulso, che non ho mai sopportato. Noioso, leggero e ripetitivo. Più uno stile di vita che un vero groove. Fu una specie di imprinting al contrario. Così come il mio primo disco non fu uno dei Pooh, strano vero?
Ignaro di tutti i significati reconditi del testo del brano di Loredana, ero riuscito a guadagnare la mia indipendenza musicale grazie a un regalo ufficiale della famiglia: un mangiadischi. Credo di colore giallo. Era il 1979, erano anni pesanti dentro e fuori il nostro nucleo. Io ero, e rimango, il più piccolo. Anche se ho nipoti, se nasci per ultimo, sei sempre l’ultimo. Cercavano di difendermi e cercavano di ricreare un mondo perfetto, nelle poche disponibilità di allora. Il mangiadischi aveva la spina per la corrente: così non devi comprare le pile e risparmi – mi disse qualcuno. La mia mente economicamente fragile mi ha sempre confuso al riguardo: usando la corrente elettrica avrei veramente risparmiato? E se avessi usato delle pile ricaricabili? Domande senza risposta, d’altronde dovevo fidarmi di chi ne sapeva più di me.
A casa le prese della corrente si attivavano attraverso un giro di 45 gradi (a destra, credo). Non funzionava nulla se solo infilavi la spina. Dovevi fargli fare un giro fino alle ore 3. Pare fosse una scelta strategica per evitare qualsiasi contatto con i 220 volt. Cosa che avvenne poco tempo dopo quando cercai di inventare delle luci da discoteca, le luci psicadeliche, collegando un mangianastri Grundig con un abat jour. I fili dei due apparecchi erano collegati in maniera così fragile che si staccarono quasi subito e io, con la spina dell’abat jour inserita nella corrente, cercai di rimediare, prendendo una scossa tremenda.
La nostra casa degli anni 70/80 era senza salvavita, per cui non poteva mettersi in moto il sistema di protezione innescato dallo sbalzo di tensione e io rimasi fulminato per qualche secondo. Zaap! Ricordo quel momento e quella sensazione. Non posso neppure dimenticare le parole che ripetevo a chi era corso in mio aiuto (mia mamma): non mi sono fatto niente – non mi sono fatto niente. E non dimentico neppure le urla che mio padre scaricò su di lei, frustrato dal rischio che avevo corso. Lei era innocente; si era appisolata, mentre io stavo trafficando (strolicando, direbbero loro) come ho sempre fatto e ancora oggi continuo a fare, cercando di collegare cose, pensieri e idee. Forse tutto iniziò quel giorno, quando presi la scossa.
Saldi sul sito Prince Official
Mi è arrivata la mail dei saldi e con curiosità ho dato un’occhiata al sito Prince Official. Ci sono in offerta molte tshirt, provenienti da diversi periodi musicali. C’è la copertina olografica di Diamonds and Pearls o Controversy, con sconti intorno ai 10 dollari (riduzioni da 40 a 30 dollari). Curiosa la camicia in denim (credo il tessuto dei jeans) che sulla schiena porta una foto sfumata di Nothing Compares 2 U. Delle scelte difficilmente apprezzabili, anche se si vede che stanno cercando di trovare qualcosa che funzioni. Forse sarebbe più utile cambiare politica. Non solo le copertine dei dischi di Prince e appiccicate sulle tshirt e sui maglioni. Meglio la linea ispirata da 1999, che però riesce a toccare i 2.600 dollari per il trench viola.
Locdaun del collezionista
Ecco altri brevi spunti che arrivano da questo periodo di chiusure, di solitudini e di brevi ricorsi alla musica di Prince. Mi sto dedicando all’archivio e all’archiviazione della musica. Tra bootleg legali e bootleg illegali, mi stupisco della quantità di musica che ho collezionato nel tempo. Il mistero sta tutto nel perché. Perché acquisto, scarico e archivio? Qual è il mistero che sta dietro la mia collezione?
Tutte le passioni, se viste da vicino, sono delle pazzie. Non sono giustificabili. Chi colleziona francobolli non può essere ritenuto una persona normale. Conoscevo uno che mandava le cartoline sulla stazione spaziale per poter ottenere un timbro che annullava il suo francobollo. Un timbro che avrebbe mostrato agli amici. Perché? Tramontata la collezione di farfalle, nella serie Friends non viene più citata, rimangono solo le foto di Instagram che collezioniamo e condividiamo, in attesa del like.
Perché collezionare? Questo è un periodo di riunioni e collegamenti da casa. Mentre le persone parlano mi concentro sulle loro case. Perché hanno messo quel quadro in quella posizione? Perché desiderano mostrarmi proprio quello sfondo della loro casa? I collegamenti con le persone più istruite sono fatti davanti ad un libreria. Qualche giorno fa ho partecipato a un breve corso di fotografia e uno dei partecipanti aveva dietro un muro di libri. Un muro con i libri messi in verticale e in orizzontale. Un muro che neppure Montemagno potrebbe permettersi. Perché tenere i libri in bella mostra?
Cos’è questa ossessione per i libri?
Seinfeld
Le persone li mettono nelle loro case come se fossero trofei!
Perché ne avete ancora bisogno dopo che li avete letti?
Seinfeld era uno show dedicato al nulla (a show about nothing); le nostre collezioni sono il nulla che ci circonda, di cui siamo fatti noi. Siamo fatti di nulla. Ma è un nulla che voglio in ordine. Dalla A alla Z. La mia ossessione ha sempre la meglio sul resto: gli album firmati da The Artist devono andare sotto la P di Prince o sotto la A?
Ho suonato per Paisley Park
Sì, lo ammetto, anch’io ho partecipato alla sfida organizzata da Paisley Park chiamata #paisleyparkchallenge. Domenica scorsa ho registrato With You, un brano di Prince del 1980. Il risultato è un video di circa 3 minuti, ma per essere soddisfatto della mia versione ho passato tutto sabato e domenica mattina al pianoforte. D’altronde, a parte il dramma del Coronavirus, ricorderemo questo lockdown per il tempo passato in casa, mica per le gita fuori porta.
Tutti a cantare per Paisley Park!
Sto apprezzando la nuova iniziativa di Paisley Park chiamata #paisleyparkchallenge. L’hanno spiegata in questo post su Facebook.
Tutti hanno una canzone di Prince che preferiscono. Ora vogliamo sentire le vostre. Davvero. Vi vogliamo sentire cantare. Anche in playback, suonando uno strumento o urlando a squarciagola con i vostri bambini o i cagnolini e i gattini. Dateci dentro.
Queste sono le regole: fino a domenica postate il video su Facebook, inserite #PaisleyParkChallenge e taggate @paisleypark. Dopodiché noialtri di Paisley Park pubblicheremo le nostre preferite.
E così, con curiosità ho girato Facebook cercando l’hashtag #paisleyparkchallenge. Ho ascoltato un sacco di ottimi musicisti e cantanti affrontare senza paura i brani di Prince. Anche voi potete ascoltarli cliccando qui.
Non tutti i partecipanti hanno aggiunto il tag a @paisleypark (e questo forse li squalificherà dalla gara), voi non dimenticatelo!
Anche se la sfida non è ancora chiusa, ho il mio tabellino dei migliori (manco fossi Rino Tommasi). Prima di elencarli, un paio di regole che mi sono dato:
- ho scartato quelli che hanno suonato/cantato su basi midi;
- ho scartato quelli che hanno copiato/rifatto l’originale;
- ho scartato quelli che non mi piacciono.
Come ultima regola, ho cercato i brani di Prince meno conosciuti. Quelli che solo un vero FAN (o FAM?) di Prince canterebbe. Per fare un esempio, ho scartato i chitarristi che hanno rifatto l’assolo finale di Let’s Go Crazy, ma quell’assolo io l’ho ascoltato (e l’ascolto) fatto dalle mani di Prince. Copiare Prince nota per nota è un esercizio utile, per carità, ma solo per la propria crescita musicale.
E quindi, con in mente queste piccole regole il primo video che propongo è quello di Hanna di Take me to the Paisley che canta The Morning Papers mentre carica la lavastoviglie.
Poi c’è Laurent. Sulla ritmica da piano bar riprende Strollin‘ da Diamonds And Pearls e ci costruisce sopra una bella improvvisazione. Peccato duri poco meno di un minuto. Guardate come il piano ondeggia sotto le sue mani. Ha tagliato il video perché la tastiera è andata per terra?
Ho scelto Lisa che ha rifatto Love 2 the 9’s accompagnandosi solo con lo snap delle dita. Mi è piaciuto il mondo in cui si fa prendere dalla canzone, che la fa anche un po’ sbarellare alla fine. Emozionante. E bellissimo il contrabbasso nell’angolo della stanza.
Per ultimo, Mark Penta che trasforma I Wish U Heaven in una canzone da cantare in riva al mare, davanti ad una falò di Battistiana memoria (ma senza assembramenti!).
Queste sono (per adesso) le mie scelte. Vedremo quali saranno quelle di Paisley Park.
Dopo aver ascoltato la musica di Prince, le canzoni degli altri non hanno più senso
“File:Vertrek Nederlands Elftal van Schiphol naar Praag voor oefeninterland tegen Tsje, Bestanddeelnr 933-7547.jpg” by Bart Molendijk / Anefo is licensed under CC0 1.0
Un amico milanista mi disse anni fa. «Dopo avere visto il Milan degli olandesi giocare, il calcio non ha avuto più senso per me.» Ripenso spesso a questa riflessione e l’ho parafrasata pensando a Prince.
«Dopo aver ascoltato la musica di Prince, le canzoni degli altri non hanno più senso.»
Ma dov’è il limite? Cosa ha la musica di Prince che gli altri non hanno?
In quel gap (visto che parliamo di elettroni e superconduttori) tra la Andy Allo con e senza Prince troviamo lui. Troviamo il suo talento, la sua voglia senza fine di fare musica, la sua disciplina e (forse) il motivo per cui lei se ne va.
(Pubblicato il 6 novembre 2019 su Facebook)
