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Dalle bancarelle del Bloom alle strade di Minneapolis 

Oggi ho recuperato questo gioiello, “Pucker Up” dei Lipps, Inc., tra i banchi di un mercatino del vinile al Bloom di Mezzago. C’è sempre una magia particolare nel trovare dischi che hanno plasmato un’epoca in un posto così iconico per la musica dal vivo.

La copertina

Questo album è uscito nel 1980, esattamente sulla scia dell’incredibile successo di “Funkytown” (che era contenuta nel disco precedente, Mouth to Mouth, della fine del 1979). È il momento d’oro in cui il “Minneapolis Sound” stava per esplodere a livello globale.

Luogo leggendario

Dietro questo sound c’è il tocco di David Rivkin (noto come David Z) e la voce incredibile di Cynthia Johnson. La cosa affascinante? Entrambi erano amici d’infanzia di Prince. Sono cresciuti insieme nelle strade di Minneapolis, condividendo sogni e prime jam session, ma David e Cynthia hanno assaporato il grande successo commerciale un attimo prima di lui.

Curiosità su David Rivkin: Oltre a essere l’architetto sonoro dei Lipps, Inc., David è stato fondamentale per la carriera del suo amico Prince. È stato lui a registrare i primi demo di Roger Nelson e, anni dopo, avrebbe firmato come ingegnere del suono e produttore pezzi di storia come “Purple Rain” e “Kiss”. In pratica, il suono di Minneapolis che tutti amiamo è passato dalle sue mani.

Trovare questo vinile oggi è stato come chiudere un cerchio: dalla “Funkytown” degli anni ’80 all’atmosfera senza tempo del Bloom. 🎧🔥

Il retro

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2026?

Nell’ultimo numero della rivista musicale Mojo ci sono un paio di anteprime interessanti. Forse, l’anteprima è una sola, l’altra è più una supplica.

Stevie Nicks (ex Fleetwod Mac) dice che uscirà con un nuovo album dove ci sarà una canzone dedicata a Prince. “Eravamo amici” dice.

Mojo poi ricorda a tutti che nel 2026 saranno i 40 anni dall’ultimo album dei Revolution con Prince, cioè Parade. E si domanda se ciò che rimane nel vault di Prince sarà pubblicato quest’anno.

Anche loro stanno invecchiando con noi.

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Via dei Matti contro Prince

L’altra sera, Rai 3 ha trasmesso una puntata di Via dei Matti numero 0 (striscia feriale con Stefano Bollani e Valentina Cenni) dedicata, ispirata o inframezzata da racconti sulla storia musicale di Prince. In genere, la trasmissione è un’accozzaglia di musica con intermezzi da tv dei ragazzi anni ’70 e musicisti più o meno talentuosi che duettano con Bollani, l’ansioso pianista italiano. Cenni si occupa di cantare, raccontare qualcosa e tentare delle interviste, dove le risposte sono improvvisate, così come le domande. Bollani, poi, ha uno spazio per fare un po’ di SIAE, visto che spesso presenta i suoi brani. Brani talmente simili tra loro che viene nostalgia dei siparietti di Bellamà. L’altra sera, per l’appunto, è stato dedicato uno spazio a Prince, che poteva essere uno spiraglio in una televisione che tende a evitare il musicista di Minneapolis. E invece no: è stata una mezz’ora desolante. Tra i musi alla Topo Gigio di Bollani, che maltratta senza pietà un povero pianoforte, e gli inutili accenni alle stranezze di Prince, persino Cenni, che di solito sembra provenire da un pianeta dove le Nazioni Unite funzionano e non ci sono guerre, sembrava in imbarazzo di fronte agli entusiasmi di Bollani, tanto da apparire più misurata.

Qui i due mentre cantano un brano che a un orecchio poco attento ricorda Purple Rain.

Detto ciò, la Rai può trasmettere qualsiasi cosa, a noi il compito di criticarla.

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La Strategia di Netflix coinvolgerà anche Purple Rain?

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Ho già parlato della fine indecorosa che ha fatto il documentario di Netflix su Prince (se volete leggere la storia, basta cliccare qui), che è stato cancellato a causa di divergenze sostanziali tra il regista e gli “eredi” su come raccontare l’uomo Prince.

La notizia interessante è che proprio il colosso dello streaming, nonché produttore cinematografico di successo, sarebbe in procinto di acquisire il catalogo cinematografico della Warner Bros., che include anche il film Purple Rain. Netflix e Warner Bros. Discovery (WBD) avrebbero raggiunto un accordo definitivo per la fusione/acquisizione della divisione “Streaming & Studios”.

Netflix non sarebbe interessata alla musica di Prince di proprietà della Warner Music Group; mentre quasi tutto il catalogo musicale di Prince è passato sotto la gestione di Sony (Legacy Recordings) nel 2021, esistono ancora quattro eccezioni storiche (e non proprio trascurabili). In base all’accordo che Prince firmò nel 2014 (e che è tuttora valido), i quattro album/colonne sonore legati ai suoi film Purple Rain (1984), Parade (colonna sonora di Under the Cherry Moon, 1986), Batman (1989) e Graffiti Bridge (1990) sono rimasti di proprietà di Warner Records. Questi album non sono passati né a Sony né a Universal (il cui accordo del 2017 è stato annullato dal tribunale) e sono ancora legati a “Warner”. Discovery (che include gli studi cinematografici, HBO e la DC, ma non i canali come gli italiani Real Time) e Warner Music Group (che si occupa di musica) sono due aziende completamente diverse e separate dal 2004. Warner Music Group non è in vendita e fa parte di un’altra holding (Access Industries).

Insomma, Netflix otterrebbe i diritti di distribuzione e la proprietà del film Purple Rain, diventandone il distributore globale e potendo caricarlo sulla propria piattaforma senza dover pagare licenze esterne e possedendone il master video. Alla faccia degli eredi che, dopo avere fatto i capricci, bocciando il documentario prodotto da Netflix, in futuro, dovrebbero trovare un accordo con Netflix nel caso in cui decidessero di inserire il film (o i film) in qualche cofanetto per racimolare altri sghei dagli anziani fan di Prince.

L’accordo, comunque, vedrà eventualmente la luce verso la metà del 2027. Auguri.

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Paisley Park è nel tuo cuore

La nuova Deluxe di Around The World In A Day è atterrata tra noi il 21 novembre e come ogni mossa degli eredi di Prince ha acceso un dibattito, mentre sono sempre di meno i giorni a nostra disposizione.

La maggiore delusione è la totale assenza di brani inediti dal Vault. Dopo le edizioni ricche di 1999 e di Sign ‘O’ The Times, il breve periodo psichedelico non riceve l’adeguato riconoscimento. Qualcuno ha definito questa operazione un’occasione mancata, che sminuisce l’eredità di Prince. Per altri appassionati, non tutto è da buttare. Il Dolby Atmos regalerebbe una dimensione sonora completamente nuova a un album. Ma quanti, hanno un impianto adatto per godersela? C’è da dire che la Deluxe Edition riunisce i B-sides e remix di quel periodo. Rendendo questo set una base per i collezionisti, ma alcuni brani (tipo i 22 minuti di America) sono un po’ noiosi.

Chi scrive in questo blog, non è un giornalista o un amico delle major, ma solo un fan che non ci crede più, perché l’anno prossimo saranno 10 anni dalla morte di Prince.