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venerdì diciassette

non sono scaramantico

La storia la sapete meglio di me. A proposito della scaramanzia, De Filippo pare dicesse: “non è vero, ma ci credo“. Siamo un po’ tutti come lui; nella vita abbiamo preso almeno una decisione basandoci su un criterio inesistente. Tipo: “di Venere e di Marte non ci si sposa e non si parte”. C’è chi ha evitato di passare sotto a una scala o fa un gesto apotropaico quando vede passare un religioso (questo sono io). Nessuno ne è esente. Oggi è venerdì diciassette e la signora della lavanderia mi ha lasciato il tagliando 017 facendosi una grossa grassa risata.

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Carlo Boccadoro presenta Bach e Prince a Foligno

Carlo Boccadoro sarà oggi 5 settembre alle ore 17 a Foligno per presentare il suo libro “Bach e Prince. Vite parallele” e ne parlerà con Silvia Paparelli, pianista e musicologa.

Approfitto di questo bel appuntamento per fare un inciso sulla questione.

Il libro Prince e Bach non è stato diffuso dai classici critici musicali prinsiani (di cui non farò il nome ma tanto sono sempre quei due/tre che si spacciano per saggisti ma in realtà sono solo amici delle major). Non mi stupirei se nei circoli privati ci fosse qualche presunto fan che parli male del libro.

Io la penso diversamente. Ho acquistato il libro e (come si vede dalla foto) l’ho consumato e letto. Continuo e continuerò a riportare le notizie di presentazioni che il Maestro tiene in giro per l’Italia, perché credo sia anche lui parte della Fam. Il suo libro non è semplice, ma ci aiuta a capire il peso di Prince nella musica “importante”. Credo sia un dovere difenderlo e pubblicizzarlo. Non esistono altri saggi italiani su Prince in italiano scritti da un musicista italiano. Basterebbe solo questo.

Gli altri libri italiani sono di fan e quando cercano di fare della critica musicale dimostrano tutta la loro carenza di cultura. Un autore (che non citerò) credo stia proprio cercando di crearsi una fama di esperto di Prince senza averne i mezzi e le qualità. Qui non troverà posto.

Per cui, chapeau al Maestro Boccadoro e buon per quelli che possono incontrarlo dalle parti di Foligno.

http://www.rgunotizie.it/articoli/cultura/foligno-domenica-compagnia-segni-barocchi-ecco-gli-eventi-agenda

blog · Intervista

Intervista a Carlo Boccadoro

Come un fulmine a ciel sereno, a marzo di quest’anno è uscito un libro italiano su Prince. Non un libro scritto da un fan qualsiasi, ma dal compositore e direttore d’orchestra Carlo Boccadoro.

Il libro s’intitola “Bach e Prince – Vite Parallele” ed è pubblicato dall’Einaudi di Torino nella collana “Stile libero VS”.

Grazie alla casa editrice Einaudi, abbiamo potuto contattare il Maestro che si è prestato nel rispondere alle nostre domande.

Quando ha scoperto Prince, da compositore cosa l’aveva colpita?

Direi la forza immediata e l’originalità delle sue idee musicali nonchè l’abilità con cui riesce a realizzarle.

Quale era la forza degli arrangiamenti di Clare Fischer sulla musica di Prince?

Fischer è un ottimo jazzista e la sua scrittura è sempre molto elegante dal punto di vista armonico. L’interesse del suo lavoro con Prince consiste nel modo assai poco ortodosso con cui Prince stesso utilizzava le partiture di Fischer, spesso sovrapponendole su differenti brani di tonalità diversa rispetto a quelli per cui erano stati scritti creando così effetti politonali e stridenti di notevole intensità.

Ci sono delle costanti nelle strutture compositive di Prince?

No, il suo modo di scrivere musica è in evoluzione costante lungo tutta la propria carriera.

Qual è stata il maggiore contributo di Prince alla musica?

Nessuno può rispondere a questa domanda ora, lo decideranno semmai i posteri.

Se Bach fosse vissuto ai tempi di Prince, avrebbe seguito le orme di Prince usando l’elettronica?

Anche questo nessuno può dirlo, di sicuro Bach provò a suonare i primi esempi di fortepiano a martelli (che daranno successivamente vita al pianoforte come lo conosciamo oggi) e ne diede un giudizio molto negativo, dato che era molto
affezionato alle sonorità del clavicembalo. Quindi non ho idea di quello che avrebbe fatto con strumenti più moderni.

Qual è stata la reazione dei lettori e di chi l’ha intervistata al libro?

Fino ad ora ho avuto praticamente tutte reazioni positive e molto incuriosite (tranne un signore su Amazon che mi ha dato un giudizio molto negativo, ma va bene così).

Le proponiamo 3 canzoni e un album: 17 Days – How don’t U call me anymore – Another lonely Xmas e tutto l’album Piano e Microphone 1983. Come giudica lo stile al piano di Prince? Che stile è?

Non è uno stile ben preciso, direi che si tratta di un modo di utilizzare il pianoforte molto percussivo che sostituisce la sezione ritmica mancante, non ha nulla di lirico o cantabile. Prince non aveva un suono “bello” come quello di Bill Evans o Herbie Hancock e non era neppure un virtuoso della tastiera ma utilizzava il pianoforte (e anche qualsiasi altro strumento) unicamente per quello che serviva a realizzare le canzoni al meglio.

Cosa si aspetta dalla serie di Netflix su Prince?

Niente.

Cosa pensa del lavoro che Prince Estate sta facendo sui brani provenienti dal Vault?

Mi sembra eccellente. Michael Howe è davvero bravo e tutte le uscite a partire dal box di 1999 hanno un’ottimo rapporto qualità/prezzo, il che in tempi di sfruttamento selvaggio e cinico dei consumatori da parte delle case discografiche non è cosa da poco. Ho l’impressione che stiano custodendo la memoria di Prince nel modo migliore.

Come giudica l’apporto di Wendy e Lisa nella composizione di Prince?

Sono state delle ottime collaboratrici, ma come sempre nel mondo di Prince tutti sono utili e nessuno è indispensabile (tranne Prince)

Prince perde qualcosa quando smette di collaborare con Wendy & Lisa?

Non credo.

Dagli anni 80 agli anni 90, qualcosa cambia nella produzione di Prince. Per l’ascoltatore comune cosa cambia?

I riferimenti musicali ritmici, melodici e armonici diventano sempre più sofisticati, con atmosfere legate al jazz e alla fusion che allontanano definitivamente Prince dal pubblico rock e pop, che predilige invece strutture assai più elementari e meno
impegnative all’ascolto.

Alla musica di Prince si associa spesso l’aggettivo “difficile” quando la facciamo ascoltare agli amici che non la conoscono. Eppure le melodie sono orecchiabili. Cos’è difficile nella musica di Prince?

Il continuo cambio di stili che spesso si sovrappongono tra loro in un continuo caleidoscopio di allusioni musicali. Difficile mettere Prince in una comoda categoria, il grosso pubblico e le radio pop vogliono troppo spesso avere la pappa pronta per non dover compiere alcuno sforzo di comprensione.

Nella struttura e nella costruzione della musica di Prince si può parlare di canzoni o c’è qualcos’altro?

Si può assolutamente parlare di canzoni, che però spesso utilizzano forme diverse o ampliate rispetto a quelle classiche della forma-canzone.

Arrangiamenti complessi: perché non vede un lavoro sinfonico basato sui brani di Prince? Forse non tutto il catalogo, ma è molto esteso. Alcuni brani si presterebbero.

Assolutamente no. I tentativi di rendere “sinfonica” la musica non nata per questo scopo (dai Beatles a Queen e Pink Floyd) sono tutti orrendi, grotteschi e invariabilmente di pessimo gusto. Meglio lasciare Prince alle sua sonorità originali.

Qual è l’influenza del padre musicista di Prince? Dove si ravvede in modo evidente? Agli inizi della carriera?

In generale il padre rimane un modello per l’intera carriera di Prince, che lo vedrà sempre come punto di riferimento nonostante la mancanza di incoraggiamento da parte del genitore (o forse proprio per questo? Chissà. Ci vorrebbe uno
psicanalista per saperlo)

Cosa pensa dei testi dei brani di Prince?

Dipende dai vari periodi. Alcuni brani sono ottimi, altri pessimi, altri ancora funzionali per quello che devono comunicare. Comunque in generale credo che l’interesse portante della produzione di Prince stia nella musica e non nei testi.

I testi di Prince sono stati sminuiti dall’importanza che è stata data all’estetica da parte di Prince?

Non direi.

Cosa pensa dell’autobiografia di Prince? Bella l’idea di creare un manuale per i creativi, ma secondo lei come avrebbe dovuto affrontare questo argomento?

Prince ha scritto solo un capitolo in gran fretta, quindi non attribuisco a quel libro nessun valore, è solo una furbissima operazione commerciale della casa editrice.

Cosa pensa della ritmica di Prince?

Pur essendo pressoché interamente derivata da altri autori (Sly Stone, Stevie Wonder, George Clinton, Bootsy Collins, la Motown, ecc.) viene sintetizzata da Prince in modo personalissimo e assolutamente irresistibile.

Qual è il valore della musica di Prince suonata rispetto a quella che lui produce da solo al computer?

Personalmente ritengo sempre di livello superiore la musica suonata da musicisti viventi rispetto a quella creata con delle macchine, per sofisticate che siano.

Un neofita quale album di Prince dovrebbe conoscere?

Il secondo album (Prince), Dirty Mind, 1999, Sign ☮️’ the Times, The Rainbow Children, One Nite Alone.

Se avesse conosciuto Prince, quale domanda gli avrebbe posto?

Non ne ho idea, probabilmente nessuna visto il carattere elusivo di questo Artista.

Se potesse parlare con un collaboratore di Prince, chi le piacerebbe intervistare?

Morris Day.


Grazie a Paola Novarese della casa editrice Einaudi.

blog · Manca sempre uno per fare trentuno (ventuno)

21 aprile 2021

“Quest’anno cosa t’inventerai su Prince?” mi chiede un amico.
Scocciato gli domando: “Perché usi quel verbo?”
“Quale verbo?” mi chiede l’amico un po’ stupito.
“Inventare. Inventerai hai detto. Non mi devo inventare nulla su Prince”, insisto io.
L’amico cerca di rimediare: “Inventare nel senso di creare”.
“Non c’è nulla da creare. Ciò che scrivo sul Trentuno Ventuno è già dentro di me. Non devo inventarmi nulla. Non devo creare nulla. Devo guardarmi dentro e trovare le parole che riflettano cosa provo”. Con questa frase immagino che la questione sia risolta.
Eppure l’amico insiste: “Va bene, va bene, riformulo la domanda: come ti senti per l’anniversario della morte?”
Se prima ero scocciato, ora mi sta stufando: “Come fai a parlare di anniversario? Non c’è nulla da celebrare”.

Ho a che fare con questa realtà: da cinque anni Prince non c’è più. Non ci sono più le sue armonie e le sue ritmiche. Non ci sono più le sue ballerine e i suoi musicisti. Le dissonanze e le assonanze. Non ci sono più le sue idee rivoluzionarie sul marketing. Rivoluzioni che ha quasi sempre fatto in anticipo sui tempi. Non ci sono più le sue opinioni paradossali e controverse. Non distribuisce più diamanti e perle. Mi manca la sua insulsa gestione degli affari. Mi infastidiscono queste bande di artisti da due soldi che dobbiamo sopportare; si sono autoeletti rappresentanti della sua eredità, mentre quando lui era in vita lo snobbavano.

Siamo qui a misurare i giorni, i mesi e gli anni, ma quei 5 anni che sono passati dall’ultimo concerto, dall’ultima biciclettata e dall’ultima uscita in pubblico non esistono. Il pubblico che si allontana dalla forza di gravità della massa artistica si troverà in un tempo accelerato. Il tempo è figlio dell’essere mortale e come tale non può essere confrontato con la natura divina di Prince. Prince non misurava il tempo e per lui esisteva solo una cosa: la verità. 

Qual è la mia verità?

Della morte di Prince ho fatto fatica a crederci. Mi sono dato diverse risposte. Per qualche tempo ho immagino che la morte di Prince fosse l’ennesima operazione discografica. Dopo la prima morte artistica del 1993, questa del 2016 poteva essere un grande esperimento di marketing. In un primo momento l’avrebbe reso immortale. Ma l’esperimento sarebbe stato interrotto, che ne so, tra 7 anni, con un grande rientro di un Prince redivivo. Sono un po’ blasfemo, lo so, ma questi pensieri sono dentro di me.

Poi ho pensato che se ne fosse andato senza dirci addio. E siamo rimasti con quell’ultima frase: aspettate qualche giorno per dire le vostre preghiere. Tra l’ironico e il triste. Un uomo che stava aspettando indifeso la propria fine. Oppure un artista che usava l’ennesimo trucco retorico per attrarre gli interessi del pubblico?

Eppure Prince non l’abbiamo mai visto in difesa. Era sempre all’attacco per uscire dal proprio guscio di povertà provinciale. Acquisirà sicurezza entrando nei Testimoni di Geova. Creatore di domande e in cerca di risposte, aveva abbracciato una religione che, per definizione, non aveva nulla di sbagliato. Gli vietava le trasfusioni di sangue e gli permetteva l’abuso di antidolorifici, risultando letale per il suo corpo magro e esile. Una contraddizione che lo rendeva più umano di quanto lui non pensasse di essere, sbagliando nel credere di avere un rapporto privilegiato con l’aldilà.

Non sto molto ad ascoltare le verità degli altri, perché mi sembrano costruite con la libertà di chi sa che Prince non potrà più contraddirli. Quell’accordo di riservatezza che faceva firmare ai suoi collaboratori sembrava a difesa della sua privacy. Era anche uno muro eretto per dissuadere questa schiera infinita di ciarlatani che usurpavano il suo nome. I ladri nel tempio sono tornati. Ora raccontano storie inverosimili e s’impossessano della sua firma.

Ci sono i presunti linotipisti che, forti delle loro rendite di posizione, insistono nel volere  rappresentare i diritti (senza i doveri) della discografia. In questa maniera credono di rispettare la memoria di Prince, ma riescono solo a creare disappunto, allontanando quel poco di buono che la coda lunga sa produrre. 

Nel mio piccolo, rimango sulla riva del fiume e attendo che passi la tempesta. Proviamo a produrre un poco di ossigeno con la fotosintesi clorofilliana, così come Prince ci aveva alimentato con la sua miscela di funk e rock. Non mi faccio più illusioni. Sono convinto che la musica di Prince sia un elemento della natura che ci circonda.

Guardo quel bellissimo gatto nero che miagola da sopra il tetto della casa di fronte. Si allunga e si stira mentre con ritmo sincopato controlla ogni singola mattonella. Non si perde un movimento dei volatili che saltano da un’antenna all’altra. È il padrone di quel microcosmo in orbita sopra le nostre teste. È tutt’uno con il palco che attraversa. Lo possiede, come nessun’altro. 

Questo era Prince. Un uomo che era diventato musica. Lo adoravamo per questo; non aveva altre ragioni di vivere se non la musica. Se non la sua chitarra e il suo piano. La sua batteria e il suo basso. I suoi musicisti e le sue ballerine. I suoi assoli e i suoi testi. Quando se n’è andato, per non tornare più, si è portato via tutta la magia. Una magia che aveva priorità sulla sua vita.

“Come stai?” mi domanda il solito amico.
“Sto bene, grazie”.
“Allora, perché non scrivi più sul Trentuno Ventuno?”
“Perché manca sempre uno per fare Trentuno Ventuno…”

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C’era un ragazzo che come me amava Prince e Sheila E.

Nell’ultima edizione della newsletter Trentuno Ventuno (a proposito se volete iscrivervi cliccate qui) ho riportato un articolo di Bob Lefsetz che analizza la questione “registrare di nuovo un album già pubblicato”. La sua opinione calca a pennello con quanto minacciò di fare Prince nella battaglia vs Warner Bros.:

Fare un disco non è un’esperienza scientifica. L’obiettivo è catturare un fulmine in una bottiglia. E non solo non rovinarlo durante il missaggio e il mastering, ma pure migliorarlo! È un’alchimia creata al volo, dall’istinto e dalla profondità del pensiero, questo è il processo creativo. E il prodotto finale è immerso nell’ambra. La verità è che tanti progetti sono stati completati per rispettare una scadenza, l’inizio di un tour… La pressione si fa sentire, te li fa completare, a volte a tuo vantaggio, a volte a tuo svantaggio. Ma non puoi ricreare questa atmosfera. Cavolone, se potessero tutti quei vecchietti in cerca di un successo ne avrebbero subito un altro. Per quanto riguarda il ripetersi … Non può essere fatto, non importa quanto ci provi. Sei diverso. E lavori con persone diverse (…)  La nuova versione non ha quella magia sfuggente dell’originale. L’originale non doveva essere lavorato, tutto era nuovo. La nuova versione è come se venisse dipinta con i numeri e sai che la versione con i numeri non è mai buona come l’originale, mai e poi mai. Nella migliore delle ipotesi è un facsimile. Devi lasciare andare il passato. Altrimenti t’impantana, ti paralizza.

La realtà è che non possiamo tornare indietro per vivere quella magia sfuggente che Bob descrive con precisione. Dobbiamo dircelo.

Penso agli album di Prince che vengono ripubblicati, rimasterizzati, come se fossero degli oggetti di culto. Ma quante volte avete ritirato fuori 1999 rimasterizzato dal cofanetto?

Ne ho già parlato qualche tempo fa:

Questo cd sarà ascoltato una sola volta e poi prenderà la strada della credenza (edit). Una mania ossessiva compulsiva da parte di chi ha compilato l’album che ha bisogno di qualche rimedio chimico. Se Prince Estate oltre a fare i daneè vuole fare conoscere Prince a un pubblico giovane, così non va bene.

Ecco. Come facciamo per far conoscere Prince a un pubblico giovane?

blog · Intervista · Traduzione

Starr Cullars

Nel numero di marzo di Bass Player c’è una bella intervista a Starr Cullars, l’ex bassista dei Parliament-Funkadelic e ora artista solista, dove si racconta come ha iniziato e il suo incontro ravvicinato con Prince.

Come hai cominciato a suonare il basso, Starr?

Vengo da Philadelphia, Pennsylvania. Mio padre era un professore di scienze e anche mia madre era un’insegnante. Chiesi in regalo una chitarra quando avevo cinque anni e ricordo che mio padre mi regalò una piccola chitarra di plastica Roy Rogers. L’ho guardato, gliel’ho restituita dicendo: “Voglio una chitarra vera”. E lui si chiese: “Come fa a sapere cos’è una vera chitarra?” E mi dà una piccola chitarra classica Yamaha e io inizio a prendere lezioni di chitarra. Ho studiato anche violoncello e viola. All’epoca alla radio di Philadelphia c’erano tutti quei grandi gruppi degli anni Settanta come Earth, Wind And Fire, Parliament-Funkadelic e Cameo, così ho iniziato ad ascoltare il basso. Se ricordo bene, ho iniziato a suonare il basso con la chitarra acustica prima di passare a un vero basso.

Qual è il tuo equipaggiamento preferito in questi giorni?

In questo momento sto costruendo un nuovo impianto. Probabilmente sarà Mesa Boogie. Voglio un suono di basso che sia incisivo e potente ma che non perda quella risonanza arrotondata. Ho suonato anche Trace Elliot e Gallien-Krueger, e sono fantastici perché puoi ottenere gli alti che sono importanti nel funk. Non sono una persona dai grandi effetti. Mi piace che il basso suoni come un basso, ma quando uso gli effetti mi piace un divisore di ottava. Voglio mantenerlo rock. Per i bassi, ho optato per un Fender Precision che ho modificato con alcuni pickup EMG e un ponte Badass. In questi giorni amo la Yamaha.

Come entrasti in contatto con Prince?

Intorno al 1989, quando ero al college, durante il mio ultimo anno alla Duquesne University di Pittsburgh, ho scoperto che Eric Leeds, il sassofonista di Prince, e il suo trombettista Matt Blistan avevano frequentato anche loro la Duquesne, così ho raccolto delle informazioni e ho iniziato a scrivere. Siamo diventati amici e ho mandavo loro dei demo. Ho anche inviato i nastri delle mie canzoni a Paisley Park, ma continuavo a ricevere lettere di rifiuto, quindi ho deciso di andarci, a Minneapolis. Torno a casa per Natale e dico a mio padre: “non regalarmi niente per Natale, dammi solo i soldi per la benzina così posso andare a Minneapolis e ottenere un contratto discografico con Prince.”

Quanto è durato il viaggio?

Ci sono volute circa 16 ore per arrivarci. Il mio compagno di stanza Armand e io siamo andati da Pittsburgh a Minneapolis in una tempesta di neve. Non avevo manco l’età per bere. Avevo 18 o 19 anni. Per arrivare a Minneapolis abbiamo seguito un rimorchio di un trattore attraverso una tempesta di neve. Faceva freddo e non avevamo abbastanza soldi per un hotel, così abbiamo preso una stanza all’Università del Minnesota.

A quel punto pensavi di bussare alla porta di Paisley Park?

Fondamentalmente sì! Ci arriviamo e troviamo la villa di Prince dalle parti di Excelsior. Aveva un grande mulino a vento viola sul retro della sua casa, tutto illuminato, e ho pensato: “Questa deve essere la sua casa”. L’unica persona in zona che poteva avere un mulino a vento viola doveva essere Prince, giusto? Così vado dalla guardia di sicurezza e gli do il mio piccolo pacchetto dimostrativo, e lui mi dice che Paisley Park si trova dietro l’angolo. Vado a Paisley Park e i cancelli del parcheggio sono aperti, quindi entro. Prince ha parcheggiato le sue BMW – gialle, nere e viola – quindi alzo i tergicristalli e lascio note con scritto: “Caro Prince. Ho guidato 16 ore per portarti la mia demo. Con affetto, Starr Cullars”. L’ho fatto per tre giorni di seguito, perché non sarei andato da nessuna parte finché non avrei visto quest’uomo.

E poi che è successo?

Alla fine vengo invitato da Eric Leeds e Matt Blistan, che erano a Minneapolis, quindi entro con un basso in spalla e le mie cassette in una borsa. Il manager di Prince Steve Fargnoli era lì. Abbiamo parlato per un minuto, poi Prince è entrato. Ho detto “Ciao, mi chiamo Starr Cullars” e lui mi ha stretto la mano. E non mollava – continuava a tenermi la mano mentre eravamo lì. Ho detto “Sono qui per darti il ​​mio demo tape” e lui dice: “Puoi darlo a Eric Leeds al piano di sopra, e poi lui lo darà a me”. Ora dico: “Amico, ma vaffanculo! Ho guidato 16 ore in tutto il paese. Te lo sto dando adesso”. Prince dice: “Ascolta, ti dico una cosa, vai di sopra e porta la cassetta a Eric Leeds in ufficio, e gli dici che se non ricevo la tua demo stasera, prenderò a calci il fottuto culo di qualcuno”.

Wow

Infatti. Così ho detto “Okay!”, Gli ho strappato di mano il nastro e sono corsa su per le scale. Ho trovato Eric e gli ho detto: “Prince dice, che se non gli porti il ​​mio demo tape stasera, prenderà a calci il fottuto culo di qualcuno!”. Eric apre il primo cassetto della scrivania e dentro ci sono tutti i miei demo. Dice: “È tutta roba tua, Starr?” Io dico: “Sì, sono io”. Dice “Oh, non sapevamo chi fossi. Riceverai una chiamata stasera”.

Quindi la strategia ha funzionato?

Ha funzionato, perché ho preso un appuntamento la sera successiva per andare a suonare il basso con Prince e la sua band di allora, che aveva Sheila E. alla batteria. Vado a Paisley Park la sera successiva e mi metto con la band. Mi dicono di aspettare perché Prince sta scendendo. Sono nervosa da morire, perché dopo tutta questa follia, lui suonerà davvero con me. Tutti gli altri sono dalla parte dell’ingegnere dello studio, guardano attraverso il vetro, e io sono seduta nella studio con il mio basso. Alla fine, Prince entra nello studio. È vestito in bianco e nero dalla testa ai piedi e quando entra nella stanza ha quest’aura che entra nella stanza con lui. Ha in mano tutti gli appunti che gli ho scritto e inizia a leggerli ad alta voce. “Caro Prince, ho guidato 16 ore per darti il ​​mio demo tape…”, e dice “Una ragazza bassista. Non ho mai visto una bassista donna prima”. Guarda attraverso il vetro il mio compagno di stanza, Armand, e dice: “È il tuo ragazzo?” E poi dice: “Sì, sai, sono duro con i musicisti. Non ho mai avuto una ragazza che suonava il basso” e poi guarda di nuovo oltre il vetro e dice “Vai a letto con lui?” Mi sto stufando di tutta queste cagate, quindi mi alzo – e sono più alta di lui, lui mi guarda dal basso – e dico “Senti, amico, hai ascoltato il mio demo o no?” e lui dice: “Sì, penso che tu abbia molto talento. Penso che tu abbia molto potenziale e voglio lavorare con te”.

Hai suonato con lui?

L’ho fatto. Prende la chitarra, la imbraccia e dice “Siamo in si bemolle” e inizia a suonare. Sheila E. inizia alla batteria, il dottor Fink alle tastiere, io inizio a suonare il basso. Prince si agita. Entra ed esce dalla mia visuale. È in ginocchio. Balla. Questa cosa va avanti per circa 20 minuti finché Prince se ne va; Miles Davis, con cui stava suonando in quel momento, aveva bisogno di lui. Continuo a suonare con Sheila, e quando finiamo ci sediamo e parliamo dell’essere donne musiciste – di quanto sia raro e difficile – e lei mi dice che non avrebbe mai potuto fare quello che ho fatto io. Sono tutti sbalorditi dal mio coraggio e dal mio potenziale.

E poi che è successo?

Hanno detto “Prince ti chiamerà”, così sono tornata nella mia stanzetta all’università. Il giorno dopo chiama e dice: “Ciao, sono Prince. Volevo solo ringraziarti per aver suonato con me” e ho pensato,”No, grazie a te. Grazie mille”. Dice: “Non voglio dirti cosa fare, ma puoi restare con me mentre finisco Lovesexy, e poi andremo in tour”. Ora, sapevo che non mi avrebbe assunto: a quanto avevo capito, mi stava invitando a frequentarlo come ‘concubina’. Anche se ero giovane, l’avevo capito. Dissi: “Va bene, ti dico una cosa. Torno a casa e finisco la scuola, tu finisci Lovesexy, e poi ci vedremo”. Lì ha risposto: “Va bene, ti cercherò”.

Fu una decisione saggia.

Decisamente. Era stupendo, non fraintendermi – era molto bello – ma anche se ero giovane e non sapevo molto del lavoro, sapevo che non sarei diventata la sua ragazza. Penso che alla fine abbia finito per rispettarmi per questo.

Poi sei entrata a far parte del Parlamento-Funkadelic.

Sì. Sono venuti a Philadelphia un paio d’anni dopo, forse intorno al 1991 o ’92, e ancora una volta stavo distribuendo i miei demo tape nel backstage. Alla fine sono stata invitata a una serie di spettacoli che facevano a New York, e poi hanno fatto alcune date a Washington. Fu durante gli spettacoli della DC che fui effettivamente assunta e ho firmato il contratto. All’epoca [il frontman dei P-Funk] George Clinton aveva un contratto con l’etichetta Paisley Park di Prince, e gli raccontai la mia storia sull’incontro con Prince. Una volta stavamo andando a Paisley Park per registrare, e ho detto a George: “Sai, non sono sicura che Prince si ricorderà di me”. George dice: “Sei pazza? Quante ragazze irrompono nel suo santuario privato con un basso? Ti ricorderà”. Dico, “Va bene, vedremo”. Facciamo il primo tour europeo con P-Funk, suonando in Inghilterra e ad Amsterdam, e torniamo e andiamo a Minneapolis. Il gruppo di Prince amava i P-Funk: per loro sono degli dei. Quando Prince mi ha visto di nuovo, voleva che andassi a lavorare con lui.

E…?

George dice “No, non puoi andare”, quindi non ci sono mai andata. Prince sbucava negli spettacoli di P-Funk l’anno e mezzo successivo in posti diversi. Se la godeva a suonare con loro. Così è cominciata la mia vita professionale. Il resto è storia!

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Loring Park Session

Loring Park nel 2017 (mia foto)

Nella primavera del 1977, prima di partire per la California a registrare il suo primo album, si chiude con André Anderson e Bobby Z nello studio del suo manager Owen Husney in Loring Park. Uno studio pare ricostruito sulle sembianze della taverna degli Anderson dove Prince e André dormivano e/o suonavano. Il risultato saranno alcuni brani strumentali (facilmente reperibili su youtube), ma ancora non ufficialmente conosciuti. I brani sono godibili e sembrano usciti da una discoteca degli anni 70 di New York City, invece è Prince con i suoi amichetti.

Prince approfitterà per registrare anche alcuni brani con un testo. Uno di questi, Hello, my love (anche questo mai pubblicato), sarà dedicato alla segretaria del suo manager. Prince lascerà il nastro con il brano sul tavolo di Nancy, questo il nome della fortunata. A quanto riporta il vecchio testamento, la giovane Nancy non sarà particolarmente affascinata da questo brano. Ma in questo video girato poco dopo il 21 aprile 2016, la si vede che ha incorniciato la lettera con il testo scritto da Prince.

Un altro brano di quella sessione è Neurotic Lover’s Bedroom (o qualcosa del genere). Un brano costruito da Prince sulla prima batteria elettronica che gli venne comprata dal suo manager. Ispirato dal mood di Bootsy Collins, Prince inizia a far sentire nel testo le prime avvisaglie della Dirty Mind che conosceremo meglio più avanti: I dispositivi sessuali sfaccettati ti fanno impazzire da ogni angolazione. Hai provato la posizione del loto mentre vieni strangolata?

Questi brani sarebbero il frutto di una precisa critica di Owen; egli aveva chiesto a Prince di costruire brani nel formato verso/ritornello/ponte. Questo farebbe sottintendere che la maggior parte dei lavori di Prince non avesse il formato dalle canzoni, ma si trattassero di brani sconclusionati di 10 minuti (mostly rambling 10-minute songs nelle parole di Husney). Anche i demo del Moonsound sarebbero così lunghi e indisciplinati musicalmente. Probabile che il giovane Prince abbia dovuto rivederne il formato, tagliando qua e là per ottenerne qualcosa di presentabile alla casa discografica.

Da un’idea di Matteo A. – Fonti: auralcrave.com – The Bible (unknown address) – princevault