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Dopo l'ascolto di Planet Earth

Un po’ di miei pensieri…

Prince nelle melodie non ricerca troppo questa volta. Non è più l’irrequieto degli anni ottanta, non è più quello schiavo della Warner degli anni novanta.

In Planet Earth ci sono pochissimi momenti in cui Prince sembra nascondersi dietro al suo personaggio. Nel bene (o nel male) Prince è quello che ascoltiamo nelle sue canzoni, ma anche nelle sue stravaganze.

Non è più problematico, ce lo vogliamo mettere in testa?

Anzi, preferisce semplificare, rendere il brano lineare. Più diretto.

L’energia di questo cd è davvero la cosa più bella. Così come la sincerità con cui Prince si propone a chi lo ascolta.

Planet Earth mi sembra un’invito a ciò che sono i suoi concerti dal vivo, che oramai sono lo standard con cui confrontarsi, come ben dice il guardian nell’articolo Another not-bad CD – but this time it’s free (un cd non male, ma questa volta è gratis).

Prince fa canzoni a seconda del pubblico a cui vuole destinare la propria musica.

Planet Earth è un lavoro omogeneo, veloce, leggero ed adatto al pubblico continentale, europeo, che potrebbe non essere apprezzato completamente negli Usa. Il primo brano più cupo, mi pare faccia da giusta introduzione ad un lavoro molto suonato. Molto presente.

Prince sembra davvero entrare in studio, cominciare a registrare e finire tutto nel giro di 50 minuti, senza fermarsi mai (come in Lovesexy).

Se Musicology era il ritorno e 3121 era il Prince più nero, Planet Earth è un lavoro rock. Il suo lato europeo (parigino?) e con una forte virata verso il pop dei Beatles, ma anche il rock melodico di Elton John.

Come i film di Spike Lee, il confronto non è casuale, da Emancipation in avanti ogni lavoro di Prince è ben collocabile. Individuabile.

Ho poi sempre la convinzione che Prince adatti la propria musica a chi suona con lui. In questo caso la presenza di Wendy & Lisa ha fatto di questo Planet Earth un lavoro molto più facile rispetto ad altri.

E questo vuole essere un complimento.

Prince non sente più la necessità di ricercare nervosamente la perfezione musicale, come quando passava dall’uso di tutti gli stili e gli strumenti musicali disponibili. Oggi si concentra su chitarra, tastiere, basso e ritmica. E in Planet Earth viaggia tra il rock, il pop e un po’ di RnB.

Gli stili e gli strumenti non sono più un fine, ma un mezzo per arrivare a quel estetica della musica che lui ha in mente.

Ottime le ballate: la capacità di un musicista la si misura nelle cose più semplici. Tanti buttano lì chitarre distorte e batterie che sfondano i timpani, ma pochi sanno scrivere e cantare le ballate, come sa fare Prince.

Chi sa cantarle non le scrive e viceversa.

E poi c’è la novità della distribuzione del cd (praticamente gratuita tra il giornale ed internet).

Il cd non rappresenta più il fine di un cantante, ma un mezzo. Un mezzo per arrivare a più persone possibile, mi auguro che tutto questo permetta ai veri musicisti di farsi conoscere. Non basterà più essere bravi a sfruttare gli strumenti potenti in sala di registrazione, bisognerà dimostrare il proprio valore dal vivo. Prince conosce bene questa regola, si concede limitatamente sul cd, principalmente in durata; infatti il cd dura meno di cinquanta minuti (con un risparmio di tempo e di denaro in fase di registrazione).

Come dire: questa è un’anticipazione, il resto vieni a sentirlo dal vivo.

Ma quando in Italia?
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Planet Earth, la mia opinione

Eccolo, Planet Earth. Il più colorato, il più fresco, il più pop dei lavori di Prince. Poco meno di 50 minuti di ottima musica, ecco le mie impressioni (e miei voti).

Planet Earth (8.5) link
Rock sinfonico con chitarre ovunque. La melodia rincorre il piano e racconta la tragedia del pianeta. Prince canta con la sua voce normale, pochi effetti. Si picchia sui tamburi, si lascia alto il volume della chitarra distorta, che fa le armonie. Amo la semplicità e qui è sacra. La melodia è ripetuta, con lo stesso effetto di Crystal Ball. Quarti ben battuti, questo brano deve essere una libidine da suonare: una liberazione. Intermezzo dal sapore pop, con sintetizzatori ben presenti, cori, ritmica a velocità raddoppiata. Troppo corto, però, qui sento che si è trattenuto, ma solo dieci anni fa questo brano sarebbe durato dieci minuti.

Drammatica.

Guitar (7.5) link

Versione differente rispetto al singolo di febbraio. Rock puro. All’inizio chitarra in primo piano per l’introduzione ed oltre, mentre il basso suona la melodia della voce, intelligente. Classica rima tra guitar e star, già sentita, Prince, secondo me, è convinto che porti bene. Mi sembra meno pesante la vicinanza con I love U baby I love U so much, rispetto alla versione già sentita (ha letto le mie lamentele sul blog?). Effetti di sintetizzatori anche qui però non ha voluto esagerare. Il singolo era più sperimentale. Mix finale impietoso sull’assolo, chiuso con violenza, perché?, mi aspetto di ascoltarne una versione più lunga. Almeno dal vivo.

Classica.

Somewhere here on earth (8)

Finto vinile iniziale, che non riuscirò mai a condividere anche se ne capisco l’obiettivo. Se voglio il vinile me lo compro io, non me lo deve piazzare Prince. Fiati e tappeto d’archi bello. Tromba con il silenziatore, non invasiva. Bella così. Ritmica dolce in dodici ottavi per la prima ballata di Planet Earth. E’ anche il primo brano nuovo. Nulla di già sentito, almeno nella melodia. Charleston chiude il secondo ed il quarto quarto. Tappeto d’archi e solo di piano stereo. Ottima, affascinante, melodia in falsetto: mi conquista ogni secondo di più. Notevole il finale che rimbalza. Altra novità, mi piace. Più intima di altre ballate di Prince.

Festa delle superiori.

The one u wanna c (9.5) link

Ottimo. Un altro brano originale, ben fatto e completo. Brano pop, colorato estivo. Dopo anni di funky scuro e testimonianze varie, ne sentivo il bisogno. Spensierato. Più lo ascolto, più mi piace. Incrociamo le dita e speriamo che questo brano non finisca nel dimenticatoio, ma abbia il necessario supporto, come un video d’impatto e passaggi in radio. Dovrebbe diventare una droga per il pubblico. Intro della chitarra tipo sitar. Prince canta con la voce strozzata e così mi piace. Wendy & Lisa lo sorreggono con cori yeah yeah e il loro stile psicadelico. Brave ragazze. In viaggio con i finestrini abbassati fa la sua figura. Prince prolunga per bene il finale facendo urlare la chitarra. Voci in background tipo Paul McCartney.

Marilyn di Andy Wharol.

Future baby mama (8.5)

Intro come When 2’r in love. Ballatone da petting, appena può Prince batte l’ultimo quarto con un bello schiaffo, batterie programmata con semplicità. Bella la melodia, orecchiabile; sarà che l’avevo sentita in anteprima e che l’arrangiamento riprende I Hate U, ma mi trovo a mio agio con questo brano. Chiara e ben scandita questa melodia, non confusa negli arrangiamenti. Parlato stile Beautiful remix. Se con Somewhere here on earth si pomiciava ed eravamo adolesceti, con Future baby mama siamo maggiorenni. Pure questo brano si confonde nel finale e non sorregge un parte strumentale più ampia.

Peccatore che non sei altro.

Mr goodnight (7)

Si è parlato di rap, ma questo è prima di tutto un brano pop. E’ una lettera. Anch’io, come Prince, non credo nell’equazione rap uguale violenza. E’ ben fatto l’ambiente che Prince costruisce tra la ritmica, l’introduzione e le voci. E i campenelli del sintetizzatore. Bello, mi rassicura. “In tutto il mondo mi chiamano Prince, ma tu puoi chiamarmi signor buonanotte.” In alcuni momenti si concentra in cose come Forever in my life o di I wish U heaven. Reframe semplice, orecchiabile, così come l’arrangiamento. L’obiettivo potrebbe essere quello di dare più spazio alle parole che alla musica. Prince sembra volere parlare direttamente con le sue fan più intime. Lo lascio fare, fatemi sapere cosa vi ha detto.

Sincero.

All the midnights in the world (8.5)

Piano e voce, forse qualche strumento a rinforzo del piano. Qui Prince sembra, ancora, voler seguire l’esempio di McCartney e non si fa problemi se le sue canzoni sembrano semplici. L’importante è che siano belle melodie. Bravo, fregatene. Alla tua età puoi farlo. E puoi anche permetterti di infilare questo breve brano, che non ha molte ambizioni.

In fin dei conti, sono solo canzonette.

Chelsea Rodgers (7)

Ritorna il funky, ma è davvero così?, in realtà sono di fronte ad un brano rock, troppo veloce per essere funk. Prince è nelle retrovie. Completo di fiati ritmici, chitarra ritmica e qualche effetto di sintetizzatore. Qualche rimbalzo nel finale. Lei canta e graffia come una tigre. Più Tina Turner e meno Beyoncè rispetto a Tamàr. Qui sono tutti in studio (o al concerto) in piedi a battere le mani e a cantare. E a ballare. Qualcuno si prenderà la briga di farne un remix? Fossi capace lo farei io. Prince sembra fare marketing: fare pubblicità alla sua band, alla cantante ed infine anche a Chelsea Rodgers. Una nuova frontiera della musica? Io non vedo l’ora di pomparlo questa estate in auto, con i finestrini abbassati, mentre si torna dal mare. Divertiamoci.

Lion of judah (8.5)

E no, qui non mi frega. La chitarra iniziale è (sicuramente) di Wendy e sono i primi accordi di Purple Rain. Questo è l’unico brano difficile di Planet Earth, dove il giro di accordi ha delle dissonanze particolari. Riprende l’idea di Last December che chiudeva The Rainbow Children. I contro-coretti sono ben fatti e sono un suo segno distintivo. Con questo brano e il successivo la batteria ritorna a picchiare sui tamburi e sui piatti. Prince sembra dire alla ritmica: voi iniziate a suonare che io mi invento qualcosa sopra; è alto il senso di libertà che mi regalano questi brani.

Giù per il fiume.

Resolution (8.5)

Ancora chitarra nell’introduzione e chitarre acustiche, la ritmica che è oramai un segno distintivo di Planet Earth e un bel organo a fare le armonie. Sembra la naturale continuazione di Lion of Judah, stessa costruzione, ma diverse melodie, accordi. E il testo? Devo ancora studiarlo. Bello l’intermezzo, ma è il successivo solo di chitarra che Prince ci permette di agitare la testa a destra e sinistra con gli occhi chiusi. Un altro brano da strada, come nello stile che mi ha fatto amare Sheryl Crow.

Sì, viaggiare!

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Se inviti Prince a cena…

…fargli trovare dei pop-corn.

Questa è stata la richiesta che il direttore dell’hotel di Montreux si è sentito dire da Prince quando è arrivato dalle sue parti in Svizzera.

Prince ha infatti richiesto un macchina vecchio stile per fare pop-corn all’americana.

Per fortuna, l’organizzatore del festival Claude Nobs è un appassionato di questo tipo di collezionismo e ne ha potuto fornire una lui.

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Prince invade internet

Dopo averlo distribuito gratuitamente, Planet Earth invade internet dove i blogger lo rendono disponibile a tutti.

Molti hanno interpretato l’idea di Prince di dare Planet Earth con il giornale di domenica, come la necessità di raggiungere più persone possibili. E così la BBC riporta la notizia che molti blog lo rendono disponibile gratuitamente.

I musicisti fanno soldi con i concerti dal vivo e con il merchandising.

Avremmo tempo di riparlarne…

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Prince entusiasma pubblico a Festival Jazz di Montreux

Prince ha entusiasmato i 4.500 spettatori venuti ieri sera ad assistere alla sua esibizione al Festival Jazz di Montreux, in Svizzera.

L’artista ha presentato un concerto tellurico, efficace e ispirato. Tra funk, soul e jazz, il “principe” ha confermato la sua reputazione di musicista e showman. Il concerto e’ iniziato con 45 minuti di ritardo. Per fare pazientare gli spettatori, alcuni aspettavano da oltre cinque ore, gli altoparlanti della sala hanno diffuso le note del suo nuovo album “Planet Earth” che uscira’ tra qualche giorno.

Alla sua entrata in scena, Prince – vestito con una giacca rossa, un cappello scuro e un paio di occhiali da sole – e’ stato accolto da un’ovazione del pubblico. La star ha cantato diversi grandi successi del suo repertorio tra i quali “Nothing compares to you” e suo ultimo singolo “Guitar”.

L’esibizione di Prince non ha purtroppo potuto essere filmata. La star ha infatti rifiutato la presenza delle telecamere della televisione e degli obiettivi dei fotografi. Non e’ la prima volta che cio’ succede al festival di Montreux: Bob Dylan o Keith Jarett avevano infatti avuto le stesse esigenze.

fonte: adnkronos

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Linus, lo scopritore di plagi

Questo post è stato aggiornato dopo la stesura iniziale.

Mi sono ritrovato ad ascoltare una puntata di Deejay chiama Italia, con Linus e l’altro tipo.

Per il compleanno di Prince, hanno fatto ascoltare Betcha By Golly Wow! e poi hanno detto che Prince per questo brano si ispirò agli anni settanta facendo la parodia della musica d’allora..

Per dimostrare questa strana tesi hanno fatto ascoltare un brano dei Stylistics, che i Simply Red hanno (ri)fatto ultimamente (You make me feel brand new).

Una canzone che, ovviamente, è molto simile a Betcha by Golly Wow!

Linus poi aggiunge: se io ti dicessi “questo è il nuovo di Prince?”. L’altro tipo risponde: “oh, come no…”

Sottintendendo Prince si fosse più che ispirato ai Stylistics, al limite del plagio.

In realtà, la stessa Betcha by Golly Wow fatta da Prince, e contenuta in Emancipation, è già una cover dei Stylistics. Non un brano originale di Prince.

Il plagio proprio non c’entra nulla.

Una bella maniera per fare gli auguri a Prince.

Per difendere Prince propongo di mandare a Linus, all’indirizzo linus@deejay.it un fottio di e-mail chiedendo la rettifica in diretta. Prince (che io sappia) non ha ancora plagiato nessuno. In cambio chiediamo una rubrica settimanale su Radio DeeJay dedicata a Prince e condotta da uno di noi. In più vogliamo anche la conduzione di Viva Radio2, del Festival di San Remo con ospite fisso Prince e la vittoria a tavolino dei 3000 siepi dei mondiali di atletica. Ci siamo montati la testa?!

Se poi volete farvi del male, sappiate che Linus ha anche un blog.

Se conoscete l’e-mail di Linus e dell’altro tipo potremmo scrivere loro, no?

Ps Radio DeeJay si auto definisce: “Radio Deejay è la più importante radio privata italiana che si contraddistingue per lo stile assolutamente originale e innovativo.” qui link