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Planet Earth, la mia opinione

Eccolo, Planet Earth. Il più colorato, il più fresco, il più pop dei lavori di Prince. Poco meno di 50 minuti di ottima musica, ecco le mie impressioni (e miei voti).

Planet Earth (8.5) link
Rock sinfonico con chitarre ovunque. La melodia rincorre il piano e racconta la tragedia del pianeta. Prince canta con la sua voce normale, pochi effetti. Si picchia sui tamburi, si lascia alto il volume della chitarra distorta, che fa le armonie. Amo la semplicità e qui è sacra. La melodia è ripetuta, con lo stesso effetto di Crystal Ball. Quarti ben battuti, questo brano deve essere una libidine da suonare: una liberazione. Intermezzo dal sapore pop, con sintetizzatori ben presenti, cori, ritmica a velocità raddoppiata. Troppo corto, però, qui sento che si è trattenuto, ma solo dieci anni fa questo brano sarebbe durato dieci minuti.

Drammatica.

Guitar (7.5) link

Versione differente rispetto al singolo di febbraio. Rock puro. All’inizio chitarra in primo piano per l’introduzione ed oltre, mentre il basso suona la melodia della voce, intelligente. Classica rima tra guitar e star, già sentita, Prince, secondo me, è convinto che porti bene. Mi sembra meno pesante la vicinanza con I love U baby I love U so much, rispetto alla versione già sentita (ha letto le mie lamentele sul blog?). Effetti di sintetizzatori anche qui però non ha voluto esagerare. Il singolo era più sperimentale. Mix finale impietoso sull’assolo, chiuso con violenza, perché?, mi aspetto di ascoltarne una versione più lunga. Almeno dal vivo.

Classica.

Somewhere here on earth (8)

Finto vinile iniziale, che non riuscirò mai a condividere anche se ne capisco l’obiettivo. Se voglio il vinile me lo compro io, non me lo deve piazzare Prince. Fiati e tappeto d’archi bello. Tromba con il silenziatore, non invasiva. Bella così. Ritmica dolce in dodici ottavi per la prima ballata di Planet Earth. E’ anche il primo brano nuovo. Nulla di già sentito, almeno nella melodia. Charleston chiude il secondo ed il quarto quarto. Tappeto d’archi e solo di piano stereo. Ottima, affascinante, melodia in falsetto: mi conquista ogni secondo di più. Notevole il finale che rimbalza. Altra novità, mi piace. Più intima di altre ballate di Prince.

Festa delle superiori.

The one u wanna c (9.5) link

Ottimo. Un altro brano originale, ben fatto e completo. Brano pop, colorato estivo. Dopo anni di funky scuro e testimonianze varie, ne sentivo il bisogno. Spensierato. Più lo ascolto, più mi piace. Incrociamo le dita e speriamo che questo brano non finisca nel dimenticatoio, ma abbia il necessario supporto, come un video d’impatto e passaggi in radio. Dovrebbe diventare una droga per il pubblico. Intro della chitarra tipo sitar. Prince canta con la voce strozzata e così mi piace. Wendy & Lisa lo sorreggono con cori yeah yeah e il loro stile psicadelico. Brave ragazze. In viaggio con i finestrini abbassati fa la sua figura. Prince prolunga per bene il finale facendo urlare la chitarra. Voci in background tipo Paul McCartney.

Marilyn di Andy Wharol.

Future baby mama (8.5)

Intro come When 2’r in love. Ballatone da petting, appena può Prince batte l’ultimo quarto con un bello schiaffo, batterie programmata con semplicità. Bella la melodia, orecchiabile; sarà che l’avevo sentita in anteprima e che l’arrangiamento riprende I Hate U, ma mi trovo a mio agio con questo brano. Chiara e ben scandita questa melodia, non confusa negli arrangiamenti. Parlato stile Beautiful remix. Se con Somewhere here on earth si pomiciava ed eravamo adolesceti, con Future baby mama siamo maggiorenni. Pure questo brano si confonde nel finale e non sorregge un parte strumentale più ampia.

Peccatore che non sei altro.

Mr goodnight (7)

Si è parlato di rap, ma questo è prima di tutto un brano pop. E’ una lettera. Anch’io, come Prince, non credo nell’equazione rap uguale violenza. E’ ben fatto l’ambiente che Prince costruisce tra la ritmica, l’introduzione e le voci. E i campenelli del sintetizzatore. Bello, mi rassicura. “In tutto il mondo mi chiamano Prince, ma tu puoi chiamarmi signor buonanotte.” In alcuni momenti si concentra in cose come Forever in my life o di I wish U heaven. Reframe semplice, orecchiabile, così come l’arrangiamento. L’obiettivo potrebbe essere quello di dare più spazio alle parole che alla musica. Prince sembra volere parlare direttamente con le sue fan più intime. Lo lascio fare, fatemi sapere cosa vi ha detto.

Sincero.

All the midnights in the world (8.5)

Piano e voce, forse qualche strumento a rinforzo del piano. Qui Prince sembra, ancora, voler seguire l’esempio di McCartney e non si fa problemi se le sue canzoni sembrano semplici. L’importante è che siano belle melodie. Bravo, fregatene. Alla tua età puoi farlo. E puoi anche permetterti di infilare questo breve brano, che non ha molte ambizioni.

In fin dei conti, sono solo canzonette.

Chelsea Rodgers (7)

Ritorna il funky, ma è davvero così?, in realtà sono di fronte ad un brano rock, troppo veloce per essere funk. Prince è nelle retrovie. Completo di fiati ritmici, chitarra ritmica e qualche effetto di sintetizzatore. Qualche rimbalzo nel finale. Lei canta e graffia come una tigre. Più Tina Turner e meno Beyoncè rispetto a Tamàr. Qui sono tutti in studio (o al concerto) in piedi a battere le mani e a cantare. E a ballare. Qualcuno si prenderà la briga di farne un remix? Fossi capace lo farei io. Prince sembra fare marketing: fare pubblicità alla sua band, alla cantante ed infine anche a Chelsea Rodgers. Una nuova frontiera della musica? Io non vedo l’ora di pomparlo questa estate in auto, con i finestrini abbassati, mentre si torna dal mare. Divertiamoci.

Lion of judah (8.5)

E no, qui non mi frega. La chitarra iniziale è (sicuramente) di Wendy e sono i primi accordi di Purple Rain. Questo è l’unico brano difficile di Planet Earth, dove il giro di accordi ha delle dissonanze particolari. Riprende l’idea di Last December che chiudeva The Rainbow Children. I contro-coretti sono ben fatti e sono un suo segno distintivo. Con questo brano e il successivo la batteria ritorna a picchiare sui tamburi e sui piatti. Prince sembra dire alla ritmica: voi iniziate a suonare che io mi invento qualcosa sopra; è alto il senso di libertà che mi regalano questi brani.

Giù per il fiume.

Resolution (8.5)

Ancora chitarra nell’introduzione e chitarre acustiche, la ritmica che è oramai un segno distintivo di Planet Earth e un bel organo a fare le armonie. Sembra la naturale continuazione di Lion of Judah, stessa costruzione, ma diverse melodie, accordi. E il testo? Devo ancora studiarlo. Bello l’intermezzo, ma è il successivo solo di chitarra che Prince ci permette di agitare la testa a destra e sinistra con gli occhi chiusi. Un altro brano da strada, come nello stile che mi ha fatto amare Sheryl Crow.

Sì, viaggiare!

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