blog · playlist

Le canzoni d’amore di Prince

Photo by Katerina Holmes on Pexels.com

Per San Valentino ho buttato lì un piccolo gioco in gruppo privato di Facebook (circa 130 persone). Ho chiesto di elencare e votare le più belle canzoni d’amore di Prince. Ho anche stilato alcune regole, altrimenti che gioco poteva essere?

  • la playlist risultante sarà formata dai 7️⃣ brani più votati
  • ognuno dei partecipanti potrà proporre solo un brano
  • scartiamo le canzoni strappa mutande (operazione difficile con Prince)
  • se la canzone è già stata proposta, non la riscriviamo ma gli mettiamo un mi piace 👍 al commento

Ho dato tempo fino alle 20 e poi ho stilato la classifica. Alla fine sono risultate vincitrici queste canzoni:

  1. She loves me for me
  2. The beautiful ones
  3. If I was the man in your life
  4. just as long as we’re together
  5. call my name
  6. wherever U go whatever U do
  7. adore
blog

La morte di George Floyd a Minneapolis

Il fatto

La morte di George Floyd è un fatto di cronaca nera avvenuto il 25 maggio 2020, nella città di Minneapolis. (…) L’episodio ha ottenuto rapidamente risonanza internazionale in seguito alla diffusione del controverso filmato dell’arresto di Floyd stesso, dal quale sono successivamente scaturite proteste e manifestazioni contro l’abuso di potere da parte delle forze di polizia, nonché l’odio razziale perpetrato dalle stesse. Nel filmato infatti, viene mostrato l’agente di polizia Derek Chauvin premere il suo ginocchio sul collo di George Floyd per 8 minuti e 46 secondi e gli altri agenti che non fanno nulla per fermarlo. (da wikipedia)

Embed from Getty Images

Il Guardian lo racconta così: Floyd era un uomo nero di 46 anni. E’ morto mentre era sotto custodia della polizia dopo che un agente l’ha ammanettato e si è inginocchiato sul suo collo per diversi minuti, mentre Floyd ripeteva che non riusciva a respirare. Il video girato e pubblicato su Facebook da Darnella Frazier ha testimoniato ciò che è successo. In seguito alla morte di Floyd, in tutti gli Stati Uniti e in parte anche in Europa sono in corso manifestazioni contro la violenza subita dai neri nel corso degli anni. In molte città, le manifestazioni sono diventate atti di violenza e saccheggi nei negozi.

Dove

Minneapolis è la città più importante dello stato del Minnesota. Insieme alla capitale dello stato Saint Paul sono chiamate le Twin Cities (le città gemelle). Le due città e l’agglomerato urbano intorno raccolgono una popolazione di circa 3,5 milioni di abitanti.

L’omicidio è avvenuto nel quartiere chiamato South Minneapolis. Tra la Chicago e la E 38th St. Nella mappa che segue è a sinistra dall”indicatore rosso. Tra Speedway (un benzinaio) e il negozio Cup Foods.

La foto di Google mostra la strada. Sulla sinistra si vede il cestino che ora è diventato un luogo di memoria.

Prince = Minneapolis

Per molti (io sono uno di questi) Minneapolis e Prince sono sinonimi. Non può esistere Prince senza Minneapolis. E Prince ha permesso a Minneapolis di attirare l’attenzione del resto del pianeta da metà degli anni 80. Da luogo che veniva sorvolato dagli aerei, Prince ha messo Minneapolis sulla mappa. Ma com’era la vita di Prince a Minneapolis prima di diventare Prince?

Prince nasce e muove i suoi primi passi a nord Minneapolis. La zona sud Minneapolis diventa famigliare al ragazzo Prince quando fugge dalla casa della mamma, che nel frattempo si è separata dal padre di Prince e si è risposata. Ecco come viene raccontato nel sito Becoming Prince: all’inizio delle medie Prince scappa da casa della mamma, da quel momento “trascorse diversi anni rimbalzando tra la casa del papà nel nord Minneapolis e la casa della zia in sud Minneapolis. Un luogo dove avrebbe sviluppato la sua prima e importante partnership creativa e dove avrebbe provato per ore con la sua prima band. Prince fece la seconda e la terza media alla Bryant Junior High School in South Minneapolis.”

Nella sua breve autobiografia, Prince descriverà quel periodo così:

Ero combattuto tra la band a nord e la combinazione di sport e donne a sud. Era un tiro alla fune continuo.”

Oggi la Bryant Junior High School che Prince frequentò per buona parte delle medie non esiste più; è diventata il centro Sabathani che offre servizi alla comunità di sud Minneapolis.

La facciata della Bryant Junior High School dove Prince fece la seconda e la terza media. Pic by Giovanna.

In questa mappa è evidente la breve distanza a piedi (circa 10 minuti) tra il luogo della morte di George Floyd (tra Chicago Ave south & 38th St E) e la scuola delle medie di Prince. La casa della zia era poco più a sud della scuola in 3837 South 4th Avenue. Le superiori dove Prince si sarebbe diplomato nel 1976 sono poco più a nord, in 3416 4th Avenue South. Queste strade erano le sue strade.

Nel nostro viaggio del 2016 abbiamo visitato le scuole medie di Prince, (il Sabathani Community Center). La visita alla scuola fu una cosa improvvisata; ci avventurammo, con il presentimento che saremmo stati inseguiti da un mastino. Invece, la fortuna premia gli audaci e fummo portati al cospetto dalla direttrice della scuola, che ci fece da guida nella visita delle stanze al ritmo di Let’s go crazy. Visitammo anche la palestra, dove Prince trascorse il tempo a giocare a basket. Passione testimoniata anche dalla foto dove si vede Prince “accosciato” nella team della scuola (qui la foto).

In questo video ci sono io che giro sperduto e emozionato nella Hall of Fame della scuola, dove l’immagine di Prince è insieme a quella di altri ex scolari di successo. L’idea è quella di offrire un esempio ai ragazzi che frequentano queste classi. Tra le mani ho la classica cornice che viene usata per i social (segno dei tempi).

Sarà stata l’emozione, sarà stata la paura di distogliere la nostra memoria visiva, sarà stata la nostra asburgica disciplina, che ci obbligava ad ascoltare ogni parola della direttrice, sta di fatto che dentro alla scuola abbiamo fatto pochissime foto. Peccato. L’unica foto che abbiamo scattato è questa che avevo messo anche su Instagram: sono davanti alla credenza che contiene il Grammy vinto dai Sound of Blackness nel 1994 per The Evolution of Gospel.

In questi luoghi dove Prince ha trascorso la sua adolescenza ritrovo le tracce del giovane musicista nero senza una famiglia stabile, che cresceva con il sogno della musica. Se questo fosse un film, mentre cammino lungo i corridoi della Bryant, quando la direttrice viene distratta da un collaboratore, incontrerei lo sguardo glaciale del giovane Prince, seduto al banco di una classe delle medie. Mentre provo a capire in quale realtà parallela sia finito, sarebbe lui stesso a chiedermi: hai capito da dove arrivano le mie inquietudini e le mie ansie?

Alla Bryant in sud Minneapolis Prince conosce Jimmy Jam e inizia a frequentare le lezioni di teoria e business musicale dell’insegnante Jimmy Hamilton. Prince si presenta un’ora prima delle lezioni per suonare gli strumenti musicali disponibili nella classe. Andrea Swensson nel suo libro sul Minneapolis Sound lo descrive così: “in questa maniera si comprende come il piccolo Prince si stacchi lentamente dalle preoccupazioni quotidiane che affliggono la maggior parte degli adolescenti e vaghi in uno stato di sogno ossessionato dalla musica, mentre va alla deriva in questo mondo, dove la sua vita familiare si sgretola e lui fissa dalle finestre la città che attraversa. Immaginarlo mentre si trascina da casa a casa, da scuola a scuola, da quartiere a quartiere, non ci meraviglia che le sue prime esplorazioni musicali non siano legate ad alcun genere e a specifiche regole.

Queste mura, così come quelle degli altri istituti, e queste strade formeranno il carattere di Prince. Più di qualsiasi passo della bibbia. Più di qualsiasi genitore, agente o manager. O donna che incontrerà nella sua vita. Sarà quel carattere che si scontrerà con la Warner negli anni 90, che diventerà Testimone di Geova, che gli farà scegliere la giovane Mayte come moglie o che reagirà come sappiamo al dramma della paternità mancata. Quel carattere che gli farà costruire una Disneyland tutta per sé fuori Minneapolis. E la chiusura con Wendy e Lisa. E il legame con certi personaggi. La lista potrebbe andare avanti all’infinito.

Del suo periodo alla Bryant, nell’autobiografia è stata riprodotta la pagella della “metà del quarto quadrimestre” che pare sia stata ritrovata tra le sue cose a Paisley Park. Secondo la sig.ra Hoben Prince è puntuale, tratta le altre persone con considerazione, è abbastanza aperto alle novità, partecipa alla discussione in classe e a volte aiuta l’insegnante o gli altri studenti. Ma non è sempre un buon ascoltatore quando l’insegnante o gli altri studenti parlano. Un po’ viene voglia d’interpretare questi giudizi e vederci il musicista che conosceremo. Forse la considerazione migliore arriva da Prince stesso: “Quando ero ragazzo, nel nord di Minneapolis c’era troppo testosterone per i miei gusti. Dopo essermi trasferito a sud Minneapolis dovetti cambiare scuola.

Black Lives Matter

Con il pensiero torno a quei giorni a sud Minneapolis. E inseguo Prince e i suoi racconti musicali; voglio comprendere meglio quello che è successo a George Floyd: quali possono essere le parole di Prince a cui aggrapparsi per rispondere ai dubbi che oggi ci perseguitano? Incontriamolo nella sua ultima apparizione ai Grammy Awards dell’8 febbraio 2015, quando verrà chiamato per premiare l’album dell’anno (allora assegnato a Beck).

Embed from Getty Images

In un completo arancione e il suo taglio afro, Prince è stanco mentre pronuncia poche parole:

Gli album, ve li ricordate? Gli album sono ancora importanti. Sono importanti come i libri e la vita dei neri. Gli album sono importanti stasera e lo saranno per sempre.

Gli album, ve li ricordate ancora?

Mentre parla Prince non indossa occhiali, che tiene in mano insieme al fedele bastone. Lo sguardo catturato dalle fotografie sarà implacabile poco più di anno dopo; sembrava presagire una fine imminente. Non è lo sguardo mistico, impetuoso e sfidante che abbiamo visto dal 78 in avanti. E’ uno sguardo sconfitto. Stanco.

Le sue poche parole sapranno cogliere nel segno. Rolling Stone descriverà così il suo discorso: con la battuta sugli album Prince ha sparato all’elefante nella stanza. Ed è riuscito a fare una dichiarazione più potente di qualsiasi bis, aggiungendo, mentre la folla urlava in segno di approvazione “Come i libri e le vite dei neri, gli album contano ancora”. Ed è stato abbastanza intelligente da districarsi dall’imbarazzante invasione scenica di Kanye mentre Beck preparava il suo discorso di ringraziamento. Trent’anni dopo Purple Rain, è ancora uno dei ragazzi più brillanti in circolazione.

Brani

Nella prima parte della sua carriera, Prince è impegnato a trovare un successo universale, nel senso di trasversale. Si ispira al concerto di Woodstock. Tre giorni di pace e musica. Senza differenze tra bianchi e neri, tra uomini e donne. Una visione musicale che coinvolge il mondo del funk e quello del rock. I suoi mezzi sono la musica, i concerti e le provocazioni. Non sempre gli va bene. La contestazione prima del concerto dei Rolling Stones al Coliseum di Los Angeles del 1981 sembra un momento difficile. E’ irreale e veritiera l’immagine di Prince che corre a casa, mentre i suoi musicisti stanno ancora suonando sul palco sotto una pioggia di oggetti. Oppure l’onnipresenza della sua guardia del corpo di proporzioni mastodontiche, quasi per rimediare alle dimensioni ridotte di Prince. Per finire, il suo legame con donne bianche o latine, senza mai esplicitare la propria anima nera: come se stesse cercando un riscatto dal proprio passato.

Mary Don’t U Weep

Dopo l’uscita di Graffiti Bridge, Spike Lee gli scriverà per chiedere conto dell’assenza di donne nere nella visione musicale di Prince. Come se il film non avesse già fatto abbastanza danni, Prince risponderà ironicamente: non bisogna guardare solo alle cose più di successo. I due troveranno diverse occasioni per lavorare insieme, fino alla recente presenza di Prince sui titoli di coda dell’ultimo film di Spike Lee. Un film dove il protagonista nero è un poliziotto che attraverso un collega bianco combatte il Ku Klux Klan. Questo brano riassume il Prince del 1983 nel 2018.

Prince canta al piano Mary Don’t You Weep un spiritual degli schiavi che contiene messaggi in codice di speranza e di resistenza. “La canzone racconta la storia biblica di Maria di Betania e le sue suppliche a Gesù, perché resusciti suo fratello Lazzaro dai morti. Altre interpretazioni parlano del libro dell’Esodo e il passaggio del Mar Rosso. Oppure l’alleanza di Dio con Noè dopo il Diluvio Universale. Diventa di nuovo popolare durante il Movimento dei diritti civili.

In questi giorni Spike Lee ha twittato un breve montaggio dove sono presenti immagini reali (compreso quanto avvenuto a Minnapolis) con alcuni spezzoni del suo film Do The Right Thing. Potete vederlo qui sotto, ma attenzione perché contiene immagini violente.

The Sacrifice of Victor

Il primo brano esplicitamente autobiografico di Prince che voglio ricordare è quello che lo porterà al cambio di nome: The Sacrifice a Victor dall’album Love Symbol del 1992. Prince inizia il racconto nel 1967. Il ragazzo ha tra gli 8 e i 9 anni. La consapevolezza è lo strumento con cui scrive queste parole.

1967 in un autobus della scuola pubblica
Venivo portato insieme a un gruppo di strumenti politici ignari
I nostri genitori si chiedevano com’era avere uno di un altro colore vicino
E hanno unito i loro bambini per eliminare la paura

Il sacrificio di Victor sembra nelle sue vene da sempre. Sembra avere delle basi solide nella sua vita.

Non ho mai capito perché i miei vecchi amici ridevano
Fumavano senza rispetto per tutto il resto (scuola)

I vecchi amici sono Morris Day e André Cymone, Prince scriverà “MD & A” nel testo, che sembravano sottovalutare il potere dell’istruzione, mentre Prince arrivava in classe un’ora prima per suonare.

Il dottor King è stato ucciso e le strade
Hanno iniziato a bruciare – (Plymouth)
Quando il fumo scomparve, l’eccitazione era sparita

Martin Luther King (dottor King nel brano di Prince) viene ucciso il 4 aprile 1968 e nelle città americane ci sono scontri. Il 1968 sarà un anno critico per gli Stati Uniti, ché vedrà anche l’assassinio di Robert Kennedy, con le rivolte che prenderanno piede in tutto il pianeta. Ma simile destino non avrà Minneapolis che si era già organizzata con comitati e leader e aveva già pagato il suo debito di scontri, saccheggi e arresti negli anni precedenti. Negli anni 60, la parte nord di Minneapolis, o Northside, diventa il quartiere dove neri e ebrei devono prendere casa per l’ostilità nei loro confronti negli altri quartieri della città. La tensione tra i gruppi cresceva con sentimenti antisemiti dovuti, secondo le cronache dell’epoca, ai favoritismi che gli ebrei ottenevano sul lavoro. Già alcuni scontri erano avvenuti nel 1966, ma sarà il 19 luglio 1967 quando esploderà la violenza sulla Plymouth Avenue e che durerà 3 notti. Prince sbaglia nell’indicare le rivolte di Plymouth Avenue come una conseguenza dell’omicidio del reverendo a Memphis, ma il piccolo Prince (nell’aprile del 1968 aveva quasi 10 anni) potrebbe avere visto le rivolte in televisione e avere confuso i due avvenimenti.

Nella stessa zona era presente un centro per la comunità nera chiamato The Way. Un luogo di incontro per i giovani costruito proprio per rispondere alla necessità della comunità di difendere e conoscere la propria cultura. Nella band residente The Family suonava il bassista Sonny Thompson, uno dei mentori di Prince. Il luogo dava la possibilità ai giovani di esercitarsi con gli strumenti e nel tempo ha attratto Jimmy Jam, Terry Lewis, André Cymone e Prince.

La seguente cartina mostra un breve tratto della Plymouth, la strada degli scontri. Il segnaposto indica la casa degli Anderson in 1244 Russell Avenue North dove Prince si trasferirà per vivere con Bernadette e il figlio André a metà degli anni 70. Nella parte di destra della cartina dove ora si trova la stazione della polizia del 4Th Precinct, un tempo era occupato dal centro The Way.

L’istruzione è diventata importante, così importante per Victor
Un po’ più importante del vino scadente e dell’erba da fumare
Bernadette è una signora e mi ha detto
“Qualunque cosa tu faccia figliolo, un po’ di disciplina è ciò di cui hai bisogno
È quello che ti serve. Ti devi sacrificare.”

Oltre alla vita dei neri e gli album, cos’era l’altra cosa importante per Prince? I libri. L’istruzione, che qui mette a confronto con l’alcol e l’erba, forse riferendosi a qualche ex-amico che li preferiva. The Sacrifice of Victor è un brano criptico, ma tra le righe regala qualche lezione di Prince, mentre ci racconta il segreto alla base del suo lavoro. Il sacrificio.

(continua)

blog

Prince dice: Create Autonomamente

Nei giorni scorsi ho un po’ ripreso in mano quel strano e curioso libro che è l’autobiografia di Prince. Sono sempre alla ricerca di una lezione da imparare e mi affido alla passione per la sua musica, ma il breve The Beautiful Ones non riesce proprio a soddisfarmi. Paradossalmente, anche quel poco che si trova nel libro viene quasi mal interpretato.

Provo a spiegarmi.

Prince, a quanto ci raccontano, voleva scrivere un manuale per i creativi. Il motivo è presto detto: nella sua vita non ha mai potuto fare a meno della propria musica per ritrovarsi dopo i peggiori momenti. La musica è stato anche lo strumento più adatto per ringraziare chi gli stava intorno.

Per fortuna, il libro contiene un esplicito riferimento a questo proposito, che negli scorsi giorni l’account Prince di instagram ha riproposto.

La bellissima frase, in italiano, suona più o meno così:

Provate a creare. Voglio dire alle persone di creare. Basta iniziare con il creare la tua giornata. Per poi creare la tua vita.

Prince

Cerco di tradurre e spiegare il pensiero di Prince:

Non abbiate paura di sfidare il foglio bianco. Create! Iniziate oggi. Non aspettate domani. E’ facile!

Versione mia della frase di Prince

Le biografie che ci raccontano Prince, più o meno da vicino, sottolineano questo fatto: Prince spingeva i suoi collaboratori a lasciare le loro mansioni classiche per sfidare se stessi in nuove attività. Qualsiasi cosa era buona per provare a “creare”.

E nella testa di Prince c’era molto di più. E qui mi aiuta proprio la breve autobiografia di Prince. La foto che vedete qui sotto arriva dal nostro account di instagram (che vi invito a seguire).

La premessa che fa Prince ci introduce al suo pensiero ed esprime un concetto condivisibile. Dando un valore più profondo alla sua frase.

Se c’è un tema che voglio dare a questo libro è la libertà. E la libertà di creare autonomamente. Senza che qualcuno ti dica cosa fare, come o perché. La nostra coscienza è programmata. Vediamo le cose in un certo modo fin da piccoli… siamo programmati per continuare a farle in quel modo. Poi bisogna passare l’età adulta a tentare di superarlo, a cancellare i programmi. Tentate di creare. Voglio dire alla gente di creare. Basta cominciare col creare la propria giornata. Per poi creare la propria vita.

Prince

Prince ci invita a creare e a farlo autonomamente. Non proprio una banalità anche se sembra inutile raccomandarlo. Quando nasciamo la nostra famiglia ci mette un’etichetta. E’ inevitabile. E ci chiedono di seguire quella etichetta per sempre. Per i miei genitori io sono sempre stato il secondo figlio. Quello senza cognizione. Mi dicevo: “Mai e poi mai mi ascolteranno. Le mie parole non avranno mai l’effetto dell’altro. E’ il mio destino.” Un destino che dobbiamo combattere, per evitare che diventi la nostra realtà quotidiana anche fuori dalla famiglia. La programmazione iniziale, quel imprinting, va superata per trovare chi siamo veramente.

Prince ci ha sempre invitato a sfidare noi stessi per diventare quel qualcosa che siamo intimamente e che non può essere di nessun altro. La nostra unicità.

Il pensiero di Prince (se vogliamo la sua filosofia) era davvero superiore alla media dei Striscia la Notizia o dei Porta a Porta che ci circondano, che c’impongono i disegnini di Natan Falco o le canzonette dei TheGiornalisti.

Io mi sento un uomo fortunato per questo.

Ricevi i post del blog direttamente nella tua posta elettronica, iscriviti qui sotto:

blog

Leggendo l’autobiografia di Prince…

…mi sono segnato un bel po’ di lezioni da imparare, visto che il desiderio di Prince era quello di scrivere un “manuale per la comunità creativa”. Ecco sparse, le frasi quelli che preferisco. Attenzione: non sono citazioni letterali, ma la mia interpretazione:

  • quello che crei è tuo!
  • bisogna aiutare i giovani artisti ad avere consapevolezza della propria missione;
  • Minneapolis mi ha plasmato, sono rimasto a Minneapolis perché bisogna contraccambiare;
  • il lettore deve colmare le lacune, Prince non voleva svelare il mistero;
  • basta iniziare col creare la propria giornata per poi creare la propria vita;
  • il modo in cui le cose appaiono e suonano, quando sono espresse liricamente, può dare un senso di apertura ed espressività;
  • ingredenti per una buona canzone:
    • luoghi nascosti,
    • poteri segreti
    • una parte di sè che non viene mostrata;
  • un uomo che comprende il femminino è desiderabile;
  • la musica è guarigione; i segreti oscuri devono diventare canzone prima di districarli. Molti artisti soffrono per queste crisi. Ma la musica è un posto tranquillo dove ascoltare i miei pensieri e creare;
  • riscrivere una strofa e il testo, ricopiandolo, aiuta a scomporlo nei suoi elementi per vedere da cosa è costituito;
  • suonare e cantare imitando i dischi preferiti aiuta a sviluppare l’estensione e un senso emotivo adatto a tutte le situazioni;

Prince si spinge anche a districare quel mistero che ci teneva lontano e che ha creato il personaggio. Prince è come se fosse sazio della vita e dei suoi misteri. E’ un Prince pigro, triste e consapevole del passato, lui che non ha mai misurato il tempo. E si concede anche delle confidenze.

  • la vita durante la veglia era incredibilmente noiosa. Mi piace sognare più un tempo; molti dei miei amici non ci sono più e mi piace incontrarli nella veglia;
  • la musica: scritta in codice, c’è qualcosa di sacro che viene protetto su diversi livelli di significato: quando ti spingi in profondità non riesci più a leggerli in un altro modo;
  • c’è una parte del cuore che non dovresti mai concedere, perché (l’ho visto con i miei occhi) ci sono momento in cui credi sia finita.

Prince scrive e non registra la propria voce per poi farla sbobinare al ghost-writer. Scrive molto e va molto nei dettagli. Fin troppo; il racconto del suo primo bacio e della sua prima ragazza sono estenuanti per me. Più che un’autobiografia sembra raccontarsi da uno psicologo. Perché? Ipotizzo che Prince sapesse che i giorni su questa terra stavano per finire; non aveva più senso nascondersi dietro al pentagramma. Pentagramma, che, a quanto pare, lui non sapesse leggere. Diverse volte me lo sono domandato (e me l’hanno domandato): Prince come scriveva la musica? aveva degli appunti? Ora abbiamo la conferma. Che non sapesse leggere la musica ha lo stesso potere di spezzare il mistero? Non proprio. Nella musica pop “per definizione” bisogna avere orecchio. I musicisti pop, a differenza del jazz o della classica, vengono istruiti ascoltando la musica. E come è possibile tutto questo? Perché la musica leggera è figlia di una serie di semplici regole ampiamente condivise. Regole che sono sempre le stesse. Una volta imparate puoi andare avanti per millenni, e rifare sempre la stessa canzone (battutaccia che spesso si fa nei confronti degli artisti che hanno successo per decenni). La differenza dove sta allora? Sta nella vita che uno vive, nel buon senso e nella capacità di adattamento. In un’intervista al podcast The Digital Music News, la musicista Bibi McGill, leader della band di Beyonce, i Suga Mama, lo dice chiaramente:

per fare i musicisti bisogna arrivare in orario. Essere delle persone con cui gli altri desiderano lavorare.

Più della tecnica conta l’atteggiamento. Continuando Bibi racconta come ebbe il suo primo “gig”, il primo lavoro da musicista, con Pink. Venne portata in aereo da Los Angeles a New York e sull’aereo si ascoltò in cuffia l’album di Pink che atterrata dovette suonare.

Pure uno dei migliori collaboratori di Prince, Michael Nelson (il leader del gruppo di fiati Hornheads) raccontò che trovarono le note giuste del famoso stacco di ottoni in Sexy MF solo suonandolo di fronte a Prince. Prince aveva il suo istinto, il suo cuore e la sua pancia. La sua musica veniva tutta da lì. Ecco perché era ed è così potente. La sua musica non è figlia di tecnici ed esperti di marketing, ma è figlia della sua vita. Delle sue passioni e delle sue tribolazioni. Impagabile.

(dalla newsletter del 6 gennaio 2020)