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Alan Leeds intervistato da Prince.org

Alan Leeds è stato road manager dei tour di Prince dal 1983 al 1990, l’ultimo fu il Nude Tour e in quel periodo collaborò anche alla realizzazione di film, registrazioni e prove. Del 1990 cominciò a gestire lo studio di Prince, Paisley Park, finendo la sua collaborazione nel 1992. Alan scrisse le note contenute all’interno del libretto del triplo cd Hits. Nel suo curriculum tutto il fortunato periodo di Purple Rain, fino alle soglie della crisi con la Warner. Dalla bella intervista fatta su prince.org ho preso alcuni tratti, quelli più interessanti per me. L’intervista completa in inglese è qui

Incontrai Prince nel 1983, ero il manager del tour dei Kiss. Il direttore di produzione Tom Marzullo si divideva tra i Kiss e il tour di Prince 1999, che è stato in giro per diverso tempo. Così Tom mi chiese se ero interessato a lavorare con Prince, poiché aveva provato diversi tour manager, ma senza successo. Non conoscevo molto del mondo di Prince, tranne Marzullo, ma venni velocemente presentato a Steve Fargnoli e la guardia del corpo di Prince, Big Chick (Huntsberry). Venni immediatamente avvertito di non avvicinarmi a parlare con Prince ed aspettare fino a quando lui parlasse con me. Dopo una veloce stretta di mano, non ci dicemmo che 4 o 5 parole per una settimana. Tutte le domande che avevo da fargli passavano attraverso Steve o Chick. Dopo un paio di settimane senza problemi, ero nella lobby dell’hotel con la maggior parte dei Revolution, quando Prince e Chick arrivarono al nostro tavolo. Prince si sedette proprio ad una sedia libera al mio fianco. Stavo per dare la mia sedia a Chick quando mi fece segno di rimanere seduto. Immediatamente tutta la spontaneità del tavolo sparì e i veterani della band aspettavano di vedere dove Prince prese la conversazione. Prince, senza salutarmi si girò verso di me e disse: “raccontami alcune storie di James Brown” Così iniziarono 10 anni e più di conversazioni che io sfido a ricordare.

L’ARCHIVIO

Dal punto di vista di un fan, lo storia dell’archivio di Prince è diventata una parodia. Sfortunatamente, la Warner e Prince sembrano condividere la stessa mancanza di visione quando si parla del materiale ereditato (…) dal punto di vista di un musicologo, tutti i suoi classici album dovrebbero essere rimasterizzati ed essere completati con tracce bonus e note dettagliate.
Mentre il triplo Hits fu una pubblicazione apprezzata, avrebbe dovuto essere espansa in un ulteriore ed adeguato formato con versioni diverse, materiale non pubblicato e, forse, alcune tracce “chiarificatrici” dal vivo. Mi sono divertito nel scrivere le note interne al box e Prince fu molto attivo nel aiutarmi durante la scrittura. Eppure, un box espanso (grande a sufficienza per essere leggibile senza una lente d’ingrandimento) avrebbe potuto contenere parti scritte dai membri delle sua band, ingegneri del suono, se non addirittura da lui stesso.
Credo poi che una retrospettiva della carriera di Prince dal vivo potrebbe essere una fenomenale pubblicazione. Ha così tante significative apparizioni dal vivo, registrate professionalmente, che uno potrebbe facilmente documentare ogni fase della sua carriera con eccezionale materiale preso dai concerti. Un idea di questo genere cementerebbe Prince piazzandolo al fianco dei giganti della musica contemporanea.
Sfortunatamente tutti questi progetti richiederebbero un grande accordo di collaborazione tra Prince e la Warner Brothers, cosa che non appare molto probabile.
Non so cosa accadrà alla morte di Prince e non so quali siano i suoi voleri. Suppongo che il suo archivio di nastri sarà visto come parte di un suo patrimonio generale. Dall’altro lato, qualsiasi cosa sia stata registrata mentre lui era sotto contratto con la Warner non può essere tecnicamente pubblicata senza l’approvazione della Warner stessa.

LA VITA DI TUTTI I GIORNI

Aveva passato l’intero giorno in studio creando l’ennesimo grande pezzo funky, non mi ricordo il brano, ma doveva essere qualcosa per Lovesexy. Ovviamente eravamo abituati a vederlo fare così. Non era difficile vedere Prince arrivare al Paisley intorno alle 11 di mattina, iniziava a lavorare gradatamente leggendo la posta e altre cose d’affari per finire in studio dopo un paio d’ore. A volte aveva già una canzone in mente, forse un testo che aveva scritto la notte prima. A volte accendeva i registratori e lasciava che le cose uscissero. Eppure non ha mai smesso di meravigliarmi che ogni giorno intorno al 6 o 7 di sera avesse una nuovissima canzone terminata. (…) Quando mi faceva ascoltare qualcosa di solito danzava nello studio, illustrandomi le sfumature delle canzoni o enfatizzando alcune parti cantando direttamente nel mio orecchio così che non potessi perdermi una parola.
(…) comunque, Prince non è stravagante come diresti di una celebrità, ma non è proprio un essere umano normale. (…) quando vuole qualcosa, la parola “no” non esiste dal suo vocabolario proprio come una celebrità. Le sue case nell’hinterland di Minneapolis e Beverly Hills però sono esclusive e costruite con buon gusto, senza essere sfarzose. E’ passato da auto di lusso come Bmw o Rolls, ma non lo vedrai mai mostrare il suo garage di auto di grossa cilindrata su Mtv. Molte delle sue comodità, come jets, limousine e suite esclusive in hotel, hanno più a che fare con la sua privacy che con l’opulenza. Come la maggior parte di noi che ha accesso a queste risorse, Prince gode delle molte comodità e privilegi delle essere ricco e della celebrità. Ma dall’altra parte, il gusto personale non è particolarmente sofisticato. Gli piace il cinema, alcuni sport e soprattutto suonare.

PRINCE e la WARNER

Le differenze tra Prince e la Warner Brothers influenzavano qualsiasi cosa noi tentassimo di fare per condurre la Paisley Park Record. Capii che la frustrazione di Prince diventò confusione su cosa aspettarsi dalla sua etichetta discografica. Realisticamente, il mandato dell’etichetta non fu mai chiaro. Ciò che era assolutamente chiaro era che Prince non si stava prendendo la responsabilità di produrre dischi competitivi. Come risultato, diminuì il sostegno e la fiducia della Warner Brothers e io mi trova tra l’incudine ed il martello, capendo la vera e reale frustrazione e le opinioni delle due parti. Era chiaro che non poteva funzionare.
Allo stesso tempo, Prince stava sviluppando alcune idee creative ed innovative su canali di marketing alternativi cercando di pubblicare dischi evitando la Warner Brothers e l’industria discografica. Malgrado ciò che pensasse lui, io avevo simpatia per Prince e vedevo di buon occhio queste nuove idee e la sfida che aveva intrapreso. Sfortunatamente il mio lavoro era anche ricordargli che lui era avanti cinque rispetto ai tempi (l’uso di internet e dei pc doveva ancora arrivare) ed esisteva un contratto con la Warner Brothers che aveva finanziato l’etichetta Paisley Park Record. Eravamo d’accordo di non essere d’accordo e ci separammo. Comunque, fui felice di ricevere una telefonata un paio di anni dopo, quando mi interpellò per un breve tour giapponese. (…) Avrei davvero voluto che Paisley Park Records diventasse una vera etichetta discografica, nel senso di cercare talenti con un legittimato e potenziale mercato, ma ciò non è mai avvenuto.
L’interesse originale della Warner Brothers nella joint venture era basato sul successo di Prince come produttore di artisti come The Time, Vanity 6 e The Family. Sfortunatamente, al momento di raggiungere l’autorità sulla sua etichetta, le ambizioni di Prince come produttore cambiarono.Alcuni dei primi contratti firmati erano artisti oscuri gestiti dai manager di Prince. Insensatamente, Prince fallì nel mascherare la sua mancanza di interesse nella maggior parte di questi progetti alla Warner Brothers. (…) Warner Brothers e George [Clinton] hanno entrambi sperato che Prince dedicasse più tempo a lavorare con lui, ma non è mai successo. Presto l’etichetta divenne una campo di giochi per le ragazze di Prince con gli album di Jill Jones, Taja Seville, Ingrid Chavez, e alla fine una sconosciuta Carmen Electra arrivò e se ne andò. L’interesse di Prince nel lavorare con altri artisti giocava sulla loro abilità di entrare nel ruolo dell’alter ego o di qualche altro aspetto nella sua orbita. Funzionò come un amuleto per Vanity e Morris Day, ma se un artista continuava ad essere sposato alle sue personali idee, Prince perdeva presto l’interesse. E quando perdeva interesse, tutto ciò si trasformava in una mancanza di entusiasmo nella promozione e marketing della Warner Brothers. Finii a passare diversi anni frustranti provando alla Warner e all’industria discografica di prendere seriamente Paisley Park Records quando Paisley Park Records non voleva essere presa seriamente. Senza una produzione competitiva e il consistente entusiasmo di Prince non si andava da nessuna parte.

SIGN O’ THE TIMES

Prince sceglieva i singoli da pubblicare, ci chiedeva opinioni ma alla fine della giornata faceva le sue scelte. Sign o’ the times fu scelto senza pensarci su due volte, mentre la pubblicazione di [If I was your]Girlfriend si fermò nelle radio – gli omofobici interpretarono male il testo che era magicamente eccentrico e non trovò spazio. Allo stesso tempo le radio nere richiedevano a gran voce “Housequake”, che si era già proposta come brano dell’anno delle discoteche. Tutti sentivamo che avrebbe dovuto essere la scelta ovvia per il secondo singolo. Lo stesso pensava Prince. Era troppo ovvia.
Non so se Prince pensasse davvero che Girlfriend potesse essere un successo alla radio, ma lui (ed anche l’album nell’insieme) furono devastati dall’errore. Non aiutò neppure essere in Europa in tour invece che aiutare l’album in America. (…) Il fatto di scegliere i singoli riguarda ancora la vista che un artista ha sulla sua musica, rispetto a ciò che vede la gente.

LOVESEXY

Non credo che Prince abbia mai direttamente spiegato il significato di Lovesexy. Alcune conversazioni casuali con molti di noi hanno, però, rivelato molto. C’era il perdurare della frustrazione di Sign o the times e poi il fiasco del Black Album. Giocherellava in diverse relazioni con alcune donne ed ognuna sembrava tirare fuori una parte differente di lui. Ci fu l’esplosione del hip hop, una forma d’arte che inizialmente non sapeva come trattare e vedeva come una minaccia. E poi anche la spinta di alcuni critici che suggerivano che la sua musica non fosse più sufficientemente nera.
Come al solito, Prince rispose ad una realtà non piacevole, costruendo un sua realtà ed ecco: Lovesexy. Non importava quanto complicato o controverso potesse essere, la storia era semplicemente la vecchia e famosa storia del bene contro il male. Infondendo un contesto spirituale nella sessualità spense l’eccitamento di molti ascoltatori e confuse molti altri. Ma io credo che fosse anche senza alcuna necessità complicato. Credo che volesse dire è che tutto ciò che è buono come il sesso non può essere cattivo. Fosse stato negli anni 70, si sarebbe venduto bene, ma alla metà degli anni 80, con lo spettro del Aids, i tempi erano cambiati.

MUSICISTA O ROCKSTAR?

In qualche maniera, Prince è stato il suo peggior nemico quando arrivò il momento di giudicarlo per i suoi meriti musical, a causa della sua ossessione con l’immagine e la celebrità. Quando uno pensa ai vestiti di Dirty Mind, la fissazione con il viola della metà degli anni 80, il cambiare sempre vestito e taglio di capelli, o l’evoluzione pubblica della sua spiritualità, sono tutte cose che distraggono dalla sua musica. Ovviamente, questi fattori spesso illustrano o sottolineano aspetti della sua musica e rappresentano il suo istinto da intrattenitore. Ma si può altrettanto dire che a volte pongono molta più attenzione al contenitore piuttosto che al contenuto del pacchetto.
Ricordo una conversazione che avemmo alla fine degli anni 80, quando lui mi confidò la frustrazione di non essere preso seriamente come un musicista o come un compositore.Suggerii che ciò avveniva da quando abbracciava gli estremi, perché non buttare via tutti gli accessori e fare un tour in girocollo ed un paio di jeans, lui e la sua band a suonare e cantare, e basta. Mi rispose: “cosa ? assomigliare a te invece che ad una star ? Nessuno pagherebbe per vedere qualcuno con il vestito di tutti i giorni!” (…) ironicamente, ecco perché trovai il tour One Nite Alone così rinfrescante, è un peccato che il Dvd e i cd non riescano a catturare l’attrattiva unica del tour. Dato il successo di critica dei primi mesi del tour, credo che la sequenza di brani scelta per il box sia molto curiosa. Il ritmo e la selezione dei brani non mi fecero provare come fu lo show. A vedere il box e il dvd come ultima sensazione del tour, direi che Prince è ancora impaurito.
Prince negli anni 90 pagò perché permise, per la prima volta, l’essere influenzato dalle mode esterne. Ho dei dubbi che lui lo ammetterebbe, ma l’esplosione del hip hop gli fece credere, erroneamente, di poterla trasferire alla sua musica. (…) poi esistono le differenze tra l’industria musicale e come viene proposta al pubblico. Ha buone idee e molta simpatia da parte di altri artisti, più o meno giovani, ma per un momento sembrava lui usasse più energia nel promuovere le sue politiche, invece che fare musica. Quando poi la musica sembrava di grande qualità, come in the Rainbow Children, lui la comprometteva con strani e curiosi testi o lunghi e noiosi collegamenti.

L’intervista completa in inglese è qui

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