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David Henry Hwang: “ecco come nacque Solo”

#tbt dal blog Trentuno Ventuno (formerly known as TreUnoDueUno).

Forse sarò l’unico sulla terra, ma io adoro “Come”. Lo acquistai in condizioni casuali, come spesso mi accadeva all’epoca, ero di passaggio al centro commerciale Iper di Brembate e mentre si girava cercando qualcosa di interessante (è vero che ogni volta che si cambia supermercato, ci si sente smarriti?) mi è venuta la voglia di vedere se era uscito qualcosa di nuovo – ma non necessariamente di Prince – e vedo questa foto in bianco e nero.

Una volta a casa (niente lettori cd in auto all’epoca) prendo il quotidiano del giorno e Marco Mangiarotti scrive del nuovo album e di una simil-recensione di Lorenzo J Cherubini. I due erano grandi fan di Prince e ne parlano bene “a prescindere”. Io non mi fido, soprattutto di Cherubini, e mi ascolto in alta fedeltà (allora si usava) “Come”. 

Alla fine della mia sessione musicale mi ritrovo ad amare questo lavoro contraddistinto da brani con titoli brevi. Space, Dark, Race e soprattutto Solo (che Mangiarotti – se non sbaglio – interpretava come una visione di Prince dell’opera lirica). Tra le note di copertina leggo che Prince avrebbe scritto Solo con un certo David Henry Hwang. Allora il vuvuvu non offriva nulla e così io ero senza notizie (se non quelle del solito Mangiarotti).

Dall’uscita di Come sono passati 20 anni (quasi) e finalmente ho capito chi è David Henry Hwang e come nacque Solo. Anzi, è lui stesso che lo racconta in questo articolo.  

Sono cresciuto ascoltando un sacco di musica, ma i due artisti più importanti per me erano David Bowie e Prince. Ho scoperto Prince grazie al suo album del 1980 Dirty Mind. (…) Non capivo cosa fosse Dirty Mind. Una roba tipo R&B, New Wave, disco, forse Punk? Come faceva a metterli tutti assieme? Il suono non era nero, non era bianco. Era tutto. O nessuno dei due. Sta di fatto che era totalmente nuovo. E brillante. Ballabile. E… realmente pieno di porno.

Da allora ho acquistato tutti i brani di Prince il giorno in cui uscivano, perlustrando i negozi di dischi per anteprime e bootleg, e andavo a tutti i concerti. Ho visto il concerto di Prince a Minneapolis la vigilia di Natale.

A questo punto potete immaginare come batteva il mio cuore nel 1989 quanto ho aperto People Magazine e mi sono trovato di fronte una foto di Prince che aveva appena visto il mio spettacolo di Broadway M.Butterfly!

Gli era piaciuto? Perché non me l’avevano detto? Avrei dovuto esserci! Avrei potuto chiacchierare con lui: “Ehi, Prince, come stai?” Ma la gente lo chiamava ancora Prince?

Quattro anni dopo il mio agente mi aveva avvertito che Prince voleva incontrarmi. Voleva parlare di un musical. Due settimane dopo una donna di Paisley Park mi avrebbe telefonato: “è disponibile a parlare con Prince?”

Lo chiamavano ancora Prince!

“Bene, potrebbe chiamarti domani”

Un paio di giorni dopo ancora: “è disponibile a parlare con Prince?”

Finalmente: “la chiamerà domani alle 2 del pomeriggio”

Intorno alle 2, il telefono suona: “Prince vorrebbe parlare con te” e io sono definitivamente in coma da fan.

“Hi” è lui, conosco quella voce! Eccomi, un ragazzo cinese di San Gabriel, cresciuto indossando occhiali da fondo di bottiglia della coca e con un acne terribile, il contrario del figo. Sono al telefono con Prince!

“Hi!” rispondo automaticamente “sono davvero felice di incontrarti al telefono perché la tua musica è molto importante per me e grazie per avere pensato a me”

Silenzio assoluto: dall’altra parte della linea neppure un respiro.

“Allora, tu sei interessato forse in un musical, sono molto felice di parlarne con te e della possibilità di lavorare insieme”

Prince riprende a parlare, vuole incontrarmi di persona, a New York.

Incontro Prince nell’attico del Riga Royal Hotel sulla 54esima ovest. Lui occupa tutto il piano. La porta si apre ed lui è lì. Prince. Ma, il vero Prince. Quello con i tacchi, il trucco e la giacca viola. Per il nostro incontro lui indossa il classico travestimento da Prince. O forse così è come lui gira nella sua stanza di hotel tutto il giorno, chi lo sa? Tutto ciò che so è che la stessa persona che ho visto sul palco un numero infinito di volte. Sugli album, sui bootleg e sulle riviste dei fan… e io mi sono preparato con un sacco di cose da dire, perché, come è noto, lui potrebbe non parlare.

Questa volta, però, Prince è una persona normale. Per lui. Ci sediamo e beviamo, tipo, acqua con soda, e lui mi racconta questa storia basata sulla sua personale esperienza. Una sua relazione con una fan che diventa particolarmente ossessiva e strana (da un punto di vista sessuale, ovviamente). Lui vorrebbe farne uno spettacolo.

Io sono sul pezzo. Vado a casa. Preparo una bozza della sceneggiatura e gliela mando. Iniziamo a lavorarci, ma non parliamo di soldi o di contratti. Lavoro senza committenza. Dopo tutto, non vedevo l’ora di lavorare con Prince.

Ancora una cosa. Lui vorrebbe io scrivessi una poesia per lui. Una poesia sulla perdita. Come ci si sente quando perdi qualcuno che ami e sai che non tornerà mai più. E come da quel momento sai che per tutta la tua vita ti sentirai da solo. Prince ha in mente una canzone che improvvisamente ha una parte parlata. Prince rotea i suoi occhi: “questa volta diranno: il ragazzo (Prince) è davvero fuori!”

L’intero incontro dura mezz’ora. Ho incontrato il mio idolo. La più grande pop star della decade e noi stiamo lavorando insieme.

Torno a Los Angeles ed un paio di giorni dopo ricevo una busta. Da Paisley Park. Contiene una cassetta. Sono nuove canzoni di Prince per lo spettacolo. Questo è il massimo dei bootleg. Aspetta, tecnicamente non è un bootleg. Sono… brani non ancora pubblicati. Li sto ascoltando prima del resto del mondo. Perché? Ma sì. Perché sto lavorando con Prince.

Interessante: tutte le canzoni hanno un punto in mezzo dove la musica diminuisce di volume. Poi la canzone come se n’era andata, ritorna.

Scrivo la poesia sull’amore e la perdita. La faxo a Paisley Park. Qualche giorno dopo arriva un’altra cassetta. Una nuova canzone che contiene la mia poesia. Non proprio come una parte parlata, ma come parte del testo cantato. Il titolo è Solo. Ho scritto un brano. Con Prince. Proprio così.

Il musical non si farà mai e non ho mai più avuto la possibilità di parlare con Prince, ma dopo un anno ho ricevuto una telefonata da una tipa di Paisley Park: “Volevo solo dirti che l’album sta per uscire. Conterrà anche Solo. Probabilmente sarà il lato B del primo singolo. Sono contenta perché è una delle mie canzoni preferite”

L’album si chiama Come ed il primo singolo “LetItGo” includerà proprio Solo come lato B. Sui crediti ci sono anch’io: “Prince with David Henry Hwang.” Nessun contratto tra di noi. Nulla di scritto su un foglio, ma lui si era ricordato che avevamo lavorato insieme.

A tutt’oggi, Come è l’album di Prince che ha venduto meno, ma è pur sempre un Gold Record. Onestamente, Solo non è la miglior canzone scritta da Prince, ma non importa, non è vero? Sono stato parte della discografia di Prince. E se questo non fosse orgasmico di per sé, Paisley Park mi ha anche spedito un album d’oro. Un grande pezzo della mia collezione.

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