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venerdì diciassette

non sono scaramantico

La storia la sapete meglio di me. A proposito della scaramanzia, De Filippo pare dicesse: “non è vero, ma ci credo“. Siamo un po’ tutti come lui; nella vita abbiamo preso almeno una decisione basandoci su un criterio inesistente. Tipo: “di Venere e di Marte non ci si sposa e non si parte”. C’è chi ha evitato di passare sotto a una scala o fa un gesto apotropaico quando vede passare un religioso (questo sono io). Nessuno ne è esente. Oggi è venerdì diciassette e la signora della lavanderia mi ha lasciato il tagliando 017 facendosi una grossa grassa risata.

Subito dopo la consegna del tagliando 017 sono stato superato da un signore attempato che si è acceso una sigaretta proprio davanti al mio naso. Dalla sigaretta non ha fatto manco un tiro, lasciando che l’odoraccio finisse tutto nell’apparato respiratorio del vostro cronista prinsiano. Non sono scaramantico e non ho collegato le due cose; nella vita non esiste alcuna legge che si basi su un numero per capire se le cose andranno bene o male.

Ma nel quotidianità le cose sono diverse. Un articolo del Cicap si domanda: perché si mantengono e si perpetuano i comportamenti inutili?

Pare che ognuno di noi voglia propiziarsi “le forze occulte“. Si dice che sportivi e cantanti (persino Jovanotti, uno che è finito per caso su un palco) usino dei riti scaramantici. Quando si deve mettere in piedi una performance è necessario prepararsi per bene e qualcuno un po’ più furbo prova a portarsi a casa la simpatia di qualsiasi dio giri sopra la sua testa.

Se Prince fosse scaramantico non lo so, ma so che quando c’era da fare un tour o un concerto preparava la sua band al massimo per evitare di fare cavolate. In una divertente storiella, il bassista e poi chitarrista Levi Seacer lo ha raccontato alla Radio The Current.

Dopo un paio di settimane dall’inizio del tour eravamo tutti nel backstage, prima di un concerto all’aperto. Faceva un po’ freddo quella notte e ci alitavamo sulle mani per scaldarci. In quel momento mi passa davanti Prince e gli dico: “Ehi, buona fortuna per stasera”.
Al quel punto Prince si ferma e mi rivolge lo sguardo più cattivo che avessi mai visto.

Poi mi dice: “Non dire mai ‘buona fortuna’”.
E io: “Ehi, mi dispiace, amico, non ho…”
Lui: “No, lascia che ti spieghi: quello che facciamo non è questione di fortuna. Ma ragazzi, non avete passato tre mesi difficili cercando di imparare questo spettacolo? Non vi ho messo abbastanza sotto torchio?”
Io: “Certo che l’hai fatto…”.
Cosi Prince conclude: “Quindi non si tratta di fortuna; noi siamo pronti. Siamo dei soldati. Siete ben addestrati. Anche in una pessima serata, faremo un bello spettacolo. Ecco perché vi faccio fare le prove in quel modo. Quindi non dire mai che è fortuna, perché se punti sulla fortuna, allora lo spettacolo farà schifo. Se invece ti basi sul fatto che hai lavorato duramente, avrai sempre un buon spettacolo.”

Allora, fate come me e iscrivetevi al Cicap (l’associazione nata per diffondere la mentalità scientifica e lo spirito critico, il cui presidente onorario è Piero Angela) oggi.
Ma non fatelo per me, fatelo per Prince.
Lui apprezzerebbe.
Siamo dei soldati.

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