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Un avvocato con due cojoni così

#tbt dal blog Trentuno Ventuno (formerly known as TreUnoDueUno) del 17 maggio 2004

Ho finito di leggere da qualche tempo il libro Schiavo del ritmo e la prima impressione è che Prince, nella seconda metà degli anni novanta, ha passato un vero periodo di M. Un pò per colpa del suo famoso carattere, un pò per colpa di chi gli stava intorno, Prince era caduto più volte per terra con le ossa rotte.

Oggi dietro di lui c’è un grande avvocato: L. Londell McMillan, che oltre ad essere socio di Prince è anche membro fondatore del Artist Empowerment Coalition. Questo tipo ha veramente i controcojoni e molte delle sue opinioni sono altamente condivisibili. “L’industria della musica ora è, finalmente, nel radar del governo.” Questa sforzi hanno portato ad un pagamento di 50 milioni di dollari in risposta “alle richieste che gli artisti hanno fatto per anni. E’ chiaro” dice Mac “che nel sistema ci sono stati troppi buchi per anni. Come si può giustificare l’industria della musica quando cerca di scovare il ragazzino che scarica la musica illegalmente. Quando loro ancora non sanno trovare gli artisti per pagare miliardi di dollari per i diritti ?” Chiaro?! link

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Paghi il cd di Prince due volte ? le cose non stanno proprio così…

Boston.com regala ai suoi lettori una profonda riflessione su una delle più grandi novità che il tour di Prince sta proponendo nella musica americana: la distribuzione gratuita del cd di Musicology all’entrata dell’arena prima del concerto. Rimane sempre il dubbio, da parte di più di un esperto del settore e anch’io sono fra questi, se è veramente giusto che questa distribuzione gratuita sia da conteggiare nel numero degli album venduti per le classifiche. La società Nielsen Soundscan continua a conteggiarli e Prince rimane al terzo posto con ben 172mila copie vendute settimana scorsa, Diana Krall è quarta con 144mila. Secondo i calcoli, Prince arriverà, nel corso del tour a vendere 400mila copie (500mila guadagnerebbe il disco d’oro e a un milone quello di platino). L’avvocato e socio di Prince, L. Londell McMillian interrogato a proposito della distribuzione gratuita, parla di musica, solo musica, nessun calcolo per arrivare nelle prime vette della classifica: “Vogliamo solo essere sicuri che tutti ascoltino la musica di Prince” Ed intanto qualcuno dice che da una parte i tour dei mostri sacri del rock vanno bene (Elton John, Billy Joel) dall’altra i loro nuovi lavori non vendono più come una volta. La versione di Musicology distibuita ai concerti contiene solo musica, niente filmati o la copertina di quello venduto in giro per il mondo dalla Sony (ed infatti la major discografica non viene neppure segnalata). Rimane il fatto che i biglietti per i concerti di Prince, come già detto in precedenza su queste colonne link, costano meno di quelli di altri musicisti (leggi Madonna) e in più si riceve il cd in regalo. L’unica differenza è che Prince suona dal vivo, gli altri propongo uno show mezzo registrato: vedete voi. Se tagliamo il capello in due, dobbiamo dire che Prince avrebbe potuto chiedere se ogni spettatore voleva comprare il pacchetto completo (biglietto+cd), ma non mi sembra che il prezzo del biglietto per il concerto sia così più alto della media. E come dice il mitico McMillian: “(se una coppia riceve due copie del cd) una la possono rivendere”.

http://archive.boston.com/business/articles/2004/05/09/are_u_ready_2_pay_4_his_music_2wice/

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Prince in C.S.I. Miami

Sono stato al Telefilm Festival che si svolge a Milano presso il cinema Arcobaleno (1 euro per due anteprime di telefilm – niente male). Ho visto una puntata inedita di C.S.I. Miami (Blood brothers) e le prime scene di una sfilata di moda sono ben accompagnate dalla versione Gold Experience di “The Endorphinemachine”. Quando ci scappa il morto, il regista usa per bene il finale della canzone di 0(+>, quel pezzo che apre verso Mayte che dice in spagnolo Prince esta muerto, per chiudere i primi momenti del telefilm. Splendido.

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Un concerto di Prince non si può paragonare a nulla

#tbt dal blog Trentuno Ventuno (formerly known as TreUnoDueUno) l’8 maggio 2004 e su Facebook il 18 ottobre 2018.

Prince in a Jar“Prince in a Jar” by isafrancesca is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Ho aspettato qualche tempo prima di riportare su queste colonne una recensione del tour di Prince. Ho trovato un articolo sul sito della Cnn (proprietà warner, non dimenticatelo durante la lettura) che dice molte cose giuste. Lo potete leggere qui. La parte più interessante ve l’ho tradotta.

…Molte volte durante il concerto, mi sono guardato intorno per vedere le 19mila persone che riempivano l’arena. Molti di loro stavano lì per apprezzare il musicista che ha mantenuto la sua integrità, anche quando molti di noi avevano pensato che si fosse bevuto il cervello. Chi lo sa. Forse lui c’è veramente andato vicino. Posso solo immaginare quanto solo si deve essere sentito quando ha sfidato un gigante dell’industria musicale (la warner appunto n.d.t.), mentre Prince stesso si faceva domande sulla sua esistenza e il suo futuro. E poi vedere le sue canzoni scomparire dalle radio e dalle televisioni. Malgrado tutto questo, Prince non è mai sceso a compromessi con la sua visione. Fino ad oggi, non si è ancora arreso alle pressioni dello show business (vergognati, Bob Dylan!) Il giorno dopo del concerto ero esausto e completamente indolenzito. Ci vuole un casino di energia per saltare e seguire il tuo musicista preferito. E quando sono così imprevedibili come Prince, devi usare ancora più energia per prepararti al suo prossimo progetto.

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Quando Prince venne intervistato dal Corriere

#tbt del blog Trentuno Ventuno, pubblicata il 30 aprile 2004 e su Facebook l’11 luglio 2019.

Prince“Prince” by goldberg is licensed under CC BY-SA 2.0

Questa volta vi propongo un’edizione speciale del tbt (cioè la riproposizione dei post del blog Trentuno Ventuno). Si tratta di una sorta d’intervista che Prince diede al Corriere della Sera, e segnatamente alla giornalista Alessandra Farkas. Se la memoria non m’inganna, l’intervista ebbe una strana traiettoria. Dopo essere finita sulle pagine internet del Corsera, sparì dalla circolazione. Ora l’ho ritrovata grazie all’archivio del giornale. Ho definito questa intervista una sorta d’intervista, perché dimostra un Prince curiosamente preciso e poco propenso alle sue tradizionali iperbole retoriche. Molto diretto e schietto. Anche le domande della giornalista del Corriere sono un poco approssimative. Io non ho mai sentito dire da Prince: la musica è morta. E neppure mi aspetterei da lui un giudizio sulla guerra in Iraq o sulla politica spagnola (Zapatero?). Musicology un disco che tratta temi politici? Ne dubito fortemente. O, chi lo sa, forse sono io che vedo nelle sue parole qualcosa che in realtà non c’è.

«L’ album nasce da un istinto polemico, come suggerisce il titolo», spiega al Corriere Prince, che nonostante la temperatura estiva indossa un cappello bianco di pelliccia stile aureola e sembra ben più giovane dei suoi 46 anni – nel suo camerino semibuio tutto tappeti orientali e candele aromatiche della Veteran Memorial Arena di Jacksonville, tappa della sua tournée mondiale che in autunno lo porterà anche in Italia. «Oggi – aggiunge – siamo bombardati da musicaccia sintetica, preconfezionata al computer da burocrati col master in Economia. Volevo riportare la musica vera, dal vivo, sul palcoscenico».

Vuole essere il mentore delle nuove generazioni?

«Penso che sia mio dovere far scuola ai giovani. Esortarli ad abbandonare il playback e la musica troppo commerciale, perché è meglio sbagliare qualche nota che fingere. Un quarto di secolo dopo il mio debutto, i miei concerti sono di nuovo tutti esauriti, perché la gioia della musica vecchio stile è una rivelazione, contagiosa».

Quale musica ama oggi?

«Stevie Wonder è il mio mentore: basta guardarlo per imparare. Anche Alicia Keys è straordinaria».

Un tempo lei diede la musica per morta.

«Ha cessato di vivere la prima volta che qualcuno ha offerto dei soldi a un musicista in cambio di una sua canzone, ben prima della nascita del jazz. Ma la creatività ha continuato a germogliare fuori dell’ industria discografica».

Ce l’ ha ancora a morte con le major?

«L’ industria è un impero del male; un diabolico ingranaggio che mira al massimo profitto e trasforma gli artisti in fazzolettini usa e getta. Ai colossi la nostra longevità non conviene: li costringe ad aumentare gli zeri dei contratti».

Perché dopo tante polemiche con l’ «industria del male», ha firmato con la Sony?

«La Sony non è che un servizio di distribuzione, come un portalettere, visto che oggi il proprietario esclusivo di tutta la mia musica sono io. La parola chiave, per un artista che voglia restare tale, è “proprietà”».

Cosa pensa del putiferio scatenato dal topless di Janet Jackson al Superbowl?

«Penso che la protesta oltrepassi il singolo caso di Janet. La scure dei censori è caduta perché la gente è stufa di tutta questa pornografia e vuole ordine nella sua vita. È un movimento democratico e in quanto tale va rispettato. Come la decisione di Zapatero di ritirarsi dall’ Iraq, in perfetta sintonia con la volontà del popolo spagnolo».

È strano sentire parlare così l’ autore di «Darling Nikki»...

«Già, quella canzone superò ogni limite di pudore e fu oggetto di una crociata puritana da parte di Tipper Gore, la moglie dell’ ex vicepresidente Usa, che la bollò come pornografica perché usavo la parola masturbazione. Non credo sia possibile provocare più di quanto abbia fatto io allora. Ma dopo aver fatto e detto tutto, anch’ io sono cambiato e certe canzoni non le suono più, così come non uso più certe parole. Non mi rappresentano».

«Musicology» è intriso di temi politici e sociali, dalla povertà all’Aids, dall’ oppressione dei neri all’ Iraq, dal terrorismo all’ erosione dei diritti civili. Ha scoperto l’ impegno?

«Macché. La politica è in tutti i miei album. Pensi a “Dirty Minds/Controversy”, uscito oltre 20 anni fa, forse il più impegnato di tutti. E anche il mio rapporto con Dio non è cambiato, dopo la mia conversione ai Testimoni di Geova, 4 anni fa. L’ ho sempre amato e venerato, cercando di seguirne l’ insegnamento».

Quale insegnamento?

«La dote più importante per un musicista è la dedizione e la reverenza verso l’Altissimo, perché anche la musica è un dono che ci ha regalato Lui e questo è il motivo per cui non credo nell’ artista idolatrato e non firmo mai autografi. Grazie a Dio non ho mai avuto paura di nulla. Inclusa la morte e l’ aldilà. Solo i miscredenti sono prigionieri».

Perché nei suoi concerti cita spesso la Bibbia?

«Invito il mio pubblico a leggere le sacre scritture, le uniche che rivelano la verità».

Molte canzoni del cd sono un inno alla monogamia. Il matrimonio con Manuela Testolini ha convertito l’ ex playboy?

«Sono sempre stato un monogamo rispetto alla musica, all’ arte e a Dio. La monogamia non riguarda solo il sesso».

In una delle canzoni più politicizzate dell’ album, Mr. Man, alcuni hanno letto un’ allegoria di George W. Bush.

«Mr. Man è l’ omologazione di tutti coloro che tiranneggiano e opprimono i più deboli. Una persona da sola non può commettere tutto quel male. Il simbolismo, qui, trascende la cronaca quotidiana».

E se il Partito democratico volesse usare la canzone come manifesto?

«Non glielo consentirei. Non voglio essere strumentalizzato da nessuno».

Molti hanno paragonato «Musicology» a «The Rising» di Springsteen e «Time out of Mind» di Dylan: cd che hanno resuscitato la carriera di grandi sulla via del tramonto.

«È ridicolo. Io non sono mai andato via, sono gli altri che mi hanno ritrovato dopo 10 anni, scoprendo che Prince, oggi, è un uomo completamente libero».

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Piccolo articolo sul nuovo tour di Prince

E’ tornato in tour Prince, proprio lui che circa un anno fa era in concerto a Milano.

E’ tornato con uno spettacolo nuovo di zecca, pieno di energia e bella musica.

Confermata la band dello scorso anno, basata sulla colonna vertebrale ritmica formata da Rhonda Smith al basso e John Blackwell alla batteria.

Ed in conferma dello stile jazzistico che rappresenta il Prince di oggi, quest’anno ha trovato spazio anche una pianista jazz, americana di origine filippina, Rad (Rose Ann Dimalanta).

Il concerto è ben piantato su tutti i suoi più grandi successi, da Kiss a la dolcissima Shhh, da when doves cry a sign o’ times. Per finire con Purple Rain. Ecco la scaletta del primo concerto, dello scorso 17 ottobre a Hong Kong: Let’s Go Crazy – I Would Die 4 U – When Doves Cry – Baby I’m A Star – Shhhh – Dmsr – I Feel 4 U – Controversy – The Beautiful Ones – Nothing Compares 2 U – Insatiable – Sign O’ The Times – The Question Of U – The One – Let’s Work – U Got The Look – Hot Pants/Life O’ The Party – Soul Man – Kiss – Take Me With U – Everlasting Now – 7 – Elephants And Flowers – Mountains Bis: Purple Rain.

Una vera festa in onore della creatività di uno dei più prolifici artisti dei nostri tempi. E’, infatti, di pochi giorni fa la notizia di un nuovo video, Musicology, che l’artista di Minneapolis avrebbe girato a Los Angeles, riproponendo le atmosfere hippie della metà degli anni ottanta.

Come al solito i media italiani (da pronunciare media) si sono ben tenuti alla larga da questa notizia, confermando, se ce n’era ancora bisogno, la cronica disattenzione alle gesta del musicista americano.

Ora rimane solo da vedere quando Prince tornerà in Europa, sperando in una data in Italia, visto che le questioni legali, legate ai suoi concerti degli anni novanta, sono stati risolte con lo spettacolo di un anno fa a Milano.