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Perché La Perdita di Prince Ci Colpisce così Profondamente

tutti quelli che mi conoscono sanno della nostra passione per la musica di Prince e io non so nascondere la mia tristezza il giorno dopo la sua morte: il sapere che a migliaia di chilometri di distanza lui stava lavorando su un brano che poi avrebbe riempito le mie giornate mi dava un senso di armonia con il mondo. armonia che è molto più della bellezza, perché armonia significa controllo, conoscenza e passione. la sua musica era fatta di tutto questo. e quando uno di questi fattori sbilanciava gli altri, lui interveniva.

pensavo che fosse oltre il circo delle condoglianze e delle dichiarazioni di queste ore. forse perché quando segui un artista sembra che parli solo a te.

sono così triste: è il primo giorno della nostra vita senza Prince

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Batman: Fare un disco di Prince senza fare un disco di Prince

#tbt dal blog Trentuno Ventuno (formerly known as TreUnoDueUno) del 9 ottobre 2012

Steven Hyden su Avclub dedica un bel articolo a quel lavoro, e -tra le altre cose- ne scopre alcune interessanti

Il regista di Batman Tim Burton raccontò a Rolling Stone che durante le riprese continuava ad ascoltare Prince, soprattutto come ispirazione per il personaggio di Joker. In una prima versione del film aveva persino inserito i brani di Prince 1999 e Baby I’m a Star, ancora prima che Prince avesse pronte le sue canzoni, che dovevano essere al massimo un paio. In cambio, Prince produsse un intero album dopo avere visto appena mezz’ora del primo montaggio.

A differenza del Prince della fine degli anni 80, Batman venne registrato velocemente e, in qualche maniera, suonava più diretto e commerciale dei suoi lavori precedenti. Ma non si trattava proprio di una colonna sonora, per raccontare la storia o sottolineare una scena del film. La maggior parte della musica di Prince non si trova nel film; solo Partyman durante la scenda di Joker all’interno del museo e Trust, che appare prima del finale del film. Sono poco strumentali alle scene. Se non sei un fan di Prince, è facile scambiare questi brani per un semplice rumore di fondo.

Batman di Prince è più un commento al film e ai suoi temi, invece che una parte funzionale al film. E’ ciò che appare: un po’ di brani che Prince scrisse dopo avere visto un film che a lui piaceva. Questo è vero soprattutto per la sua hit Batdance, un brano di 6 minuti composto di campioni dal film, riferimenti alla musica del vecchio Batman e parti di brani di Prince stesso, tra cui The Future e Electric Chair.

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David Henry Hwang: “ecco come nacque Solo”

#tbt dal blog Trentuno Ventuno (formerly known as TreUnoDueUno).

Forse sarò l’unico sulla terra, ma io adoro “Come”. Lo acquistai in condizioni casuali, come spesso mi accadeva all’epoca, ero di passaggio al centro commerciale Iper di Brembate e mentre si girava cercando qualcosa di interessante (è vero che ogni volta che si cambia supermercato, ci si sente smarriti?) mi è venuta la voglia di vedere se era uscito qualcosa di nuovo – ma non necessariamente di Prince – e vedo questa foto in bianco e nero.

Una volta a casa (niente lettori cd in auto all’epoca) prendo il quotidiano del giorno e Marco Mangiarotti scrive del nuovo album e di una simil-recensione di Lorenzo J Cherubini. I due erano grandi fan di Prince e ne parlano bene “a prescindere”. Io non mi fido, soprattutto di Cherubini, e mi ascolto in alta fedeltà (allora si usava) “Come”. 

Alla fine della mia sessione musicale mi ritrovo ad amare questo lavoro contraddistinto da brani con titoli brevi. Space, Dark, Race e soprattutto Solo (che Mangiarotti – se non sbaglio – interpretava come una visione di Prince dell’opera lirica). Tra le note di copertina leggo che Prince avrebbe scritto Solo con un certo David Henry Hwang. Allora il vuvuvu non offriva nulla e così io ero senza notizie (se non quelle del solito Mangiarotti).

Dall’uscita di Come sono passati 20 anni (quasi) e finalmente ho capito chi è David Henry Hwang e come nacque Solo. Anzi, è lui stesso che lo racconta in questo articolo.  

Sono cresciuto ascoltando un sacco di musica, ma i due artisti più importanti per me erano David Bowie e Prince. Ho scoperto Prince grazie al suo album del 1980 Dirty Mind. (…) Non capivo cosa fosse Dirty Mind. Una roba tipo R&B, New Wave, disco, forse Punk? Come faceva a metterli tutti assieme? Il suono non era nero, non era bianco. Era tutto. O nessuno dei due. Sta di fatto che era totalmente nuovo. E brillante. Ballabile. E… realmente pieno di porno.

Da allora ho acquistato tutti i brani di Prince il giorno in cui uscivano, perlustrando i negozi di dischi per anteprime e bootleg, e andavo a tutti i concerti. Ho visto il concerto di Prince a Minneapolis la vigilia di Natale.

A questo punto potete immaginare come batteva il mio cuore nel 1989 quanto ho aperto People Magazine e mi sono trovato di fronte una foto di Prince che aveva appena visto il mio spettacolo di Broadway M.Butterfly!

Gli era piaciuto? Perché non me l’avevano detto? Avrei dovuto esserci! Avrei potuto chiacchierare con lui: “Ehi, Prince, come stai?” Ma la gente lo chiamava ancora Prince?

Quattro anni dopo il mio agente mi aveva avvertito che Prince voleva incontrarmi. Voleva parlare di un musical. Due settimane dopo una donna di Paisley Park mi avrebbe telefonato: “è disponibile a parlare con Prince?”

Lo chiamavano ancora Prince!

“Bene, potrebbe chiamarti domani”

Un paio di giorni dopo ancora: “è disponibile a parlare con Prince?”

Finalmente: “la chiamerà domani alle 2 del pomeriggio”

Intorno alle 2, il telefono suona: “Prince vorrebbe parlare con te” e io sono definitivamente in coma da fan.

“Hi” è lui, conosco quella voce! Eccomi, un ragazzo cinese di San Gabriel, cresciuto indossando occhiali da fondo di bottiglia della coca e con un acne terribile, il contrario del figo. Sono al telefono con Prince!

“Hi!” rispondo automaticamente “sono davvero felice di incontrarti al telefono perché la tua musica è molto importante per me e grazie per avere pensato a me”

Silenzio assoluto: dall’altra parte della linea neppure un respiro.

“Allora, tu sei interessato forse in un musical, sono molto felice di parlarne con te e della possibilità di lavorare insieme”

Prince riprende a parlare, vuole incontrarmi di persona, a New York.

Incontro Prince nell’attico del Riga Royal Hotel sulla 54esima ovest. Lui occupa tutto il piano. La porta si apre ed lui è lì. Prince. Ma, il vero Prince. Quello con i tacchi, il trucco e la giacca viola. Per il nostro incontro lui indossa il classico travestimento da Prince. O forse così è come lui gira nella sua stanza di hotel tutto il giorno, chi lo sa? Tutto ciò che so è che la stessa persona che ho visto sul palco un numero infinito di volte. Sugli album, sui bootleg e sulle riviste dei fan… e io mi sono preparato con un sacco di cose da dire, perché, come è noto, lui potrebbe non parlare.

Questa volta, però, Prince è una persona normale. Per lui. Ci sediamo e beviamo, tipo, acqua con soda, e lui mi racconta questa storia basata sulla sua personale esperienza. Una sua relazione con una fan che diventa particolarmente ossessiva e strana (da un punto di vista sessuale, ovviamente). Lui vorrebbe farne uno spettacolo.

Io sono sul pezzo. Vado a casa. Preparo una bozza della sceneggiatura e gliela mando. Iniziamo a lavorarci, ma non parliamo di soldi o di contratti. Lavoro senza committenza. Dopo tutto, non vedevo l’ora di lavorare con Prince.

Ancora una cosa. Lui vorrebbe io scrivessi una poesia per lui. Una poesia sulla perdita. Come ci si sente quando perdi qualcuno che ami e sai che non tornerà mai più. E come da quel momento sai che per tutta la tua vita ti sentirai da solo. Prince ha in mente una canzone che improvvisamente ha una parte parlata. Prince rotea i suoi occhi: “questa volta diranno: il ragazzo (Prince) è davvero fuori!”

L’intero incontro dura mezz’ora. Ho incontrato il mio idolo. La più grande pop star della decade e noi stiamo lavorando insieme.

Torno a Los Angeles ed un paio di giorni dopo ricevo una busta. Da Paisley Park. Contiene una cassetta. Sono nuove canzoni di Prince per lo spettacolo. Questo è il massimo dei bootleg. Aspetta, tecnicamente non è un bootleg. Sono… brani non ancora pubblicati. Li sto ascoltando prima del resto del mondo. Perché? Ma sì. Perché sto lavorando con Prince.

Interessante: tutte le canzoni hanno un punto in mezzo dove la musica diminuisce di volume. Poi la canzone come se n’era andata, ritorna.

Scrivo la poesia sull’amore e la perdita. La faxo a Paisley Park. Qualche giorno dopo arriva un’altra cassetta. Una nuova canzone che contiene la mia poesia. Non proprio come una parte parlata, ma come parte del testo cantato. Il titolo è Solo. Ho scritto un brano. Con Prince. Proprio così.

Il musical non si farà mai e non ho mai più avuto la possibilità di parlare con Prince, ma dopo un anno ho ricevuto una telefonata da una tipa di Paisley Park: “Volevo solo dirti che l’album sta per uscire. Conterrà anche Solo. Probabilmente sarà il lato B del primo singolo. Sono contenta perché è una delle mie canzoni preferite”

L’album si chiama Come ed il primo singolo “LetItGo” includerà proprio Solo come lato B. Sui crediti ci sono anch’io: “Prince with David Henry Hwang.” Nessun contratto tra di noi. Nulla di scritto su un foglio, ma lui si era ricordato che avevamo lavorato insieme.

A tutt’oggi, Come è l’album di Prince che ha venduto meno, ma è pur sempre un Gold Record. Onestamente, Solo non è la miglior canzone scritta da Prince, ma non importa, non è vero? Sono stato parte della discografia di Prince. E se questo non fosse orgasmico di per sé, Paisley Park mi ha anche spedito un album d’oro. Un grande pezzo della mia collezione.

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Il murales di Minneapolis

Dopo anni di ricerche (?) sono riuscito a trovare il luogo dove Robert Whitman nel 1978 fotografa un Prince giovanissimo (di cui avevo già parlato qui). E’ possibile acquistare la foto in questo sito (si va da 750$ fino a + di 4000…)

Alle spalle di Prince il murales opera della Schmitt Music Company, una società americana storica in campo musicale; fondata da Paul A. Schmitt nel 1926 e che dal 1941 si trasferì in questa zona di downtown Minneapolis (all’incrocio tra la 10th Street e Marquette Avenue). Il murales fu un’idea di Robert P. Schmitt (figlio di Paul A.). Negli anni settanta gli Schmitt, infatti, decisero di murare le 32 finestre presenti sul muro, lo ripararono e chiesero ad una propria dipendente di scegliere quale spartito fosse l’ideale per essere stampato sul muro perché più attraente graficamente. La scelta cadde su “Gaspard de la Nuit” di Maurice Ravel. Anche se la Schmitt Music Company non ha più qui il quartier generale, il murales è rimasto.

In questa altra foto – scattata molto probabilmente lo stesso giorno, Prince è a lato del murales.

 L’indirizzo preciso è 94 S 10th St Minneapolis, MN 55402, Stati Uniti.

 

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E' morto Clare Fischer (pubblicato su Facebook)

Muore all’età di 83 anni il compositore Clare Fischer; Clare ha accompagnato con gusto la musica di Prince e le armonie jazz dei Revolution. E’ stato uno degli artefici di quel suono così colorato ed espressivo che rese Prince immortale.

Riprendo, grazie a Prince.org, un’intervista che Clare diede a housequake.com:

Come hai iniziato a lavorare con Prince?

C’era un gruppo chiamato Chaka Khan and Rufus, mio nipote era il batterista. Così sono entrato nel mondo del pop e l’ho usato all’ennesima potenza.
Quando lavori ad un arrangiamento per Prince, quali strumenti usi di solito? Qualche stranezza da segnalare?
Come scrittore il mio strumento preferito è l’orchestra sinfonica, anche se ho scritto per altri tipi. La mia relazione con Prince è che lui ha sentito ciò che avevo scritto per Rufus e Chaka Khan, anche se non ero proprio un musicista rock, perché era uscita la mia parte più classica. 
Quindi, la notizia che tu e Prince non vi siete mai incontrati è vera? L’hai mai visto dal vivo?
Non ho mai incontrato Prince, qualcuno gli ha chiesto se voleva incontrarmi e lui ha risposto: “non voglio incontrarlo, le cose vanno bene così”. L’ho visto suonare ai Grammy del 2004, quando ha usato uno dei miei arrangiamenti.
Puoi descrivere come collaborate con Prince? Lui ti manda un brano completato dove tu aggiungi il tuo arrangiamento, oppure se ne discute prima? Ti da delle istruzioni?
Prima di tutto, lui mi lascia libero. E’ un uomo intelligente, quando assume qualcuno non interferisce con il suo prodotto. Prince è molto disponibile da questo punto di vista. Oltre ad essere un compositore jazz, ho scritto per strumenti classici, cosa che non appartiene agli autori jazz, che hanno un concetto non classico del suono. Lui mi manda un nastro della sua registrazione e lì interviene mi figlio Brent che la trascrive. A quel punto io scrivo il mio arrangiamento in corrispondenza con la sua trascrizione.
Quale fu la più difficile tra le collaborazione con Prince? Ce n’è stata una in particolare?
No, specialmente all’inizio una delle caratteristiche migliori era che lui mi lasciava libertà e spazio nel dare giudizi.
Qual è il tuo lavoro preferito di quelli fatti con Prince?
Mi piace molto scrivere per gli archi e uno dei problemi è pagare i musicisti in studio; si hanno dei budget così bassi che non si possono assumere grandi sezioni di archi. Prince i soldi li spende e così io ho potuto scrivere  per grandi orchestre d’archi.
Hai lavorato con altri grandi musicisti come Paul McCartney, Tori Amos, Michael Jackson e Natalie Cole. Che differenze ci sono rispetto al tuo lavoro con Prince? 
La libertà che lui ti lascia. La maggior parte delle persone ti dice esattamente ciò che vogliono per un arrangiamento, ma senza essere dei compositori, così c’è sempre un imposizione dei limiti. Un compositore deve combattere per ciò che fa. Ancora peggio quando c’è anche un produttore, che pensa di avere un’orientamento speciale. Come confrontare mele e banane. Penso di essere stato accettato da Prince grazie agli anni di esperienza professionale che ho nel mio bagaglio.
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Video: visita alla villa 3121 di Prince

La notizia non è delle più recenti (risale al periodo 3121), ma è sempre curiosa.

Su youtube ho trovato questo filmato che mostra gli interni di quella che fu la villa 3121 (indirizzo 1235 Sierra Alta Way, West Hollywood) che Prince affittò e dove avrebbe registrato buona parte dell’omonimo lavoro (con Tamar?). Se non ricordo male, in seguito al concorso in stile Fabbrica di Cioccolato, Prince ospitò qualche fortunato fan proprio tra le mura di questa villa.

La villa fu anche al centro di un notizia: Prince venne denunciato dal suo padrone di casa (il giocatore di basket Carlos Boozer) a causa dei suoi interventi non autorizzati sull’arredamento * (tipo le insegne con la scritta 3121, i tappeti viola e la sostituzione dello scopettino del wc con uno a forma di simbolo). Alla fine la denuncia venne ritirata poiché Prince risistemò la casa come l’aveva trovata, con i nostri soldi.

A parte gli scherzi, la villa è un po’ opulenta, ma non ha alcuno sfarzo kitch ed ha una bellissima vista sulla California e Los Angeles. Insomma, l’affitto di 70mila dollari al mese li vale(va) tutti.