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30 anni di Diamonds & Pearls

Questo post è disponibile anche in formato podcast (link)

Scrivere e registrare la prima puntata del podcast mi è servito per ricordarmi chi sono. Ho rivisto quel ragazzotto trentenne che si sfogava scrivendo di Prince. Mi è piaciuta l’idea iniziale: raccogliere notizie su Prince e la sua musica. Come in questo post.

Steven Van Zandt per lungo tempo è stato il chitarrista di Bruce Springsteen (lo è ancora? non lo so). In questa intervista parlerebbe anche di Prince.

Prince non era un grande conversatore. Mi è capitato di incontrarlo e abbiamo scambiato due chiacchiere, ma nulla di sostanziale. Non posso dire di essere stato un suo amico, ma c’era una sorta di conoscenza amichevole. Prince era uno dei pochi che potevi davvero chiamare genio. Agli artisti continuo a dire: non producete voi stessi. Ho fatto alcuni errori producendo me stesso e nessuno davvero dovrebbe farlo. Ma Prince era l’unica eccezione; non perdeva il suo tocco producendo se stesso: è un importante risultato non perdersi qualcosa d’importante. Per fare un grande disco ci vuole un battaglione di persone e lui era un battaglione formato da una sola persona.

Contact Music ha dedicato un articolo ai 30 anni di Diamonds & Pearls (che uscì il primo ottobre 1991). Nell’articolo di Andrew Lockwood si festeggiano i successi nelle classifiche del primo album dell’era New Power Generation: l’album finì primo in Australia, al terzo posto in UK e al secondo negli USA. Ricordo bene Diamonds & Pearls. Dopo le mie tappe di avvicinamento di Batman e Graffiti Bridge, D&P fu il primo album che posso dire di avere visto nascere. Adoravo il suo impegno solitario e le sonorità, ma non avevo dubbi: Prince non era quello di Purple Rain. Non c’erano i vocalizzi delle “ragazze”, ma c’era la sua eterosessualità su tutto. Infatti, non sono tanto d’accordo quando Lockwood parla così di Thunder:

Thunder mostra le abilità di Prince nel creare musica con elementi Funk e Pop. Si tratta di una canzone che assomiglia più al Prince di Purple Rain che a gran parte del suo materiale dei sette anni precedenti. Anche il piano in crescendo, le chitarre invertite e le voci armonizzate risalgono al 1984.

Come le cose sono state dimostrate, per quel album Prince aveva lasciato gran parte della produzione ai New Power Generation (di allora). Non aveva neppure la voglia di dire loro cosa fare e come farlo; come avrebbe potuto: qualcuno degli NPG (Sonny Thompson) era stato un suo maestro. Se invece vogliamo tornare al 1984, la Swatch ha deciso di produrre di nuovo i suoi orologi di quel tempo.

Diamonds & Pearls è ancora protagonista di questo articolo di Stereo Williams su Mic. Un bel articolo che presenta l’album usando le parole di Prince.

Dopo essersi lanciato con il film e la colonna sonora di Purple Rain , Prince aveva trascorso la seconda metà degli anni ’80 mostrando l’ampiezza della sua tavolozza sonora e chiarendo quanto potesse essere implacabile la sua produzione. (…) i critici credevano che si stesse ampliando troppo, un sensazione che la sua etichetta avrebbe presto echeggiato. Si diceva anche che l’eclettismo di Prince lo stesse danneggiando. C’era la percezione che Prince non avesse realizzato un album “abbastanza nero”, “abbastanza mainstream” o “abbastanza radiofonico” da anni. Così Prince a Rolling Stone nel 1990 “Non c’è niente che un critico possa dirmi da cui io possa imparare. Se fossero musicisti, forse. Ma odio leggere cosa pensa di me un tizio seduto a una scrivania. Cose tipo: “È tornato ed è nero” o “È tornato ed è cattivo”. Wow! Ora, su Graffiti Bridge , dicono che sono tornato e sono più tradizionale. Beh, “Thieves in the Temple” e “Tick, Tick, Bang” non suonano come niente che abbia mai fatto prima”. C’era anche l’affermazione che l’audace abilità artistica di Prince fosse stata sconvolta dall’emergere dell’Hip-Hop, un genere che l’iconoclasta musicale aveva apparentemente denunciato in “Dead On It”, una traccia persa dal Black Album del 1986 . Così Prince a Sky Magazine all’uscita di Diamonds and Pearls “Beh, prima di tutto non ho mai detto che non mi piace il rap. Ho solo detto che gli unici buoni rapper erano quelli che sapevano di cosa stavano parlando. Non mi piaceva tutta quella roba da spaccone. ‘Sono cattivo, sono questo. Io sono quello.’ In ogni caso, tutti hanno il diritto di cambiare idea”. Con megahit come “Gett Off”, “Cream” e la title track, Prince e i New Power Generation hanno pubblicato il progetto più radiocentrico degli ultimi anni. Ma in qualche modo non assomigliava a nulla che Prince avesse mai fatto prima. Ancora Prince nel 1991 “Nessuna band può fare tutto. Ad esempio, questa band con cui sono ora è funky. Con loro, posso prolungare “Baby I’m a Star” per tutta la notte! Continuo a cambiare marcia e succederà qualcos’altro di strano. Questo non potevo farlo con i Revolution. Erano un tipo diverso di funky, più elettronico e freddo. I Revolution potrebbero stravolgere “Darling Nikki”, che è stata la canzone più fredda mai scritta. Ma non penserei mai di suonare quella canzone con questa band”. Certo, c’erano scorci di lui che abbracciava nuovi elementi jack e swing nella colonna sonora di Graffiti Bridge e cattivi tentativi di rap su brani come “Alphabet St.” e “It’s Gonna Be A Beautiful Night”, ma Diamonds & Pearls è il luogo in cui Prince fonde completamente il campionamento e l’atteggiamento hip-hop nel suono dei New Power Generation. La sua drum machine LINN è stata messa da parte, tuttavia, sostituita dal tuono e dal groove di Michael Bland e dai beat più recenti e più duri di Bomb Squad. “La New Power Generation è una band a cui Prince non deve fare da babysitter” , ha detto a SPIN nel 1991 il rapper Tony M, un membro della band . Prince riesce in qualche modo ad abbracciare il campionamento e gli hard beat, producendo anche un suono che è stato il suo suono più ricco e musicale fino ad oggi. Così Prince a SPIN: “Tutti gli altri sono usciti e hanno preso drum machine e computer. Così ho buttato via i miei.” Il lavoro di Prince, durante il suo periodo più fertile dal punto di vista creativo, testimonia la padronanza di una creatività ferocemente individualista e di un fascino pop. Così Prince a USA Today: “Non posso aspettare quattro anni tra i dischi. Cosa farò per quattro anni? Riempirei il Vault con altre canzoni”. Diamonds & Pearls non è stato il ritorno di Prince ai successi pop, in quanto è stato lui a consolidare i talenti della sua nuova band e a puntellare il suo posto all’alba di un nuovo decennio. Un artista nero in piena padronanza della sua arte, ancora in grado di fornire grandi successi radiofonici, è qualcosa che ora vediamo in modo più coerente; ma nel 1991, solo una manciata di cantanti aveva raggiunto quel risultato. Prince era uno di loro e ha riscritto le regole quando è arrivato lì. Oggi ci sono artisti contemporanei che seguono quello spirito di eclettismo musicale. Frank Ocean, nonostante la sua produzione sia limitata, è stato in grado di sostenere il suo vasto catalogo, sfidando anche il suo pubblico a seguire i suoi passaggi creativi. Janelle Monae può offrire risate brillanti e anche portare il suo pubblico attraverso inebrianti concept album afro-futuristici. E, naturalmente, ci sa fare in entrambe le direzioni; A Kanye West non è mai mancata una musa e segue il suo percorso creativo, ma Ye è stato sia venerato che ampiamente criticato per l’incoerenza della sua produzione musicale post-2011, soprattutto perché sembra così sfocata e non lineare. Nel 1991 Prince era al top della musica; 30 anni dopo, la sua eredità rimane lì.

Per finire, le parole dello stesso Prince. Nel 1998 in un’intervista a Guitar World, Prince diceva:

La musica è come l’universo: i suoni sono come l’unione di pianeti, aria e luce. Quando scrivo un arrangiamento, immagino sempre una persona cieca che ascolti la canzone. E scelgo accordi, suoni e strumenti a percussione che aiuterebbero a chiarire la sensazione del brano a una persona non vedente. Ad esempio, un accordo pieno può evocare una persona grassa, o un particolare tipo di colore, o un particolare tipo di tessuto o l’ambientazione della mia canzone. Inoltre, alcuni accordi suggeriscono un uomo, altri una donna e alcuni suoni ambientali suggeriscono l’unione mentre altri suggeriscono la solitudine. Ma con tutto quello che faccio, cerco di tenere in mente quella persona cieca. E faccio in modo che i miei musicisti prestino attenzione anche a questo. Come il mio bassista, Sonny T.; Sonny può davvero imitare le forme di una ragazza sul suo strumento e farvele vedere. Mi piace l’idea dei suoni visivi.

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La fine di Facebook

Eravamo abituati a scorrere all’infinito i post. Avevamo pronto il pollice per premiare le foto migliori. Ci bastava il titolo è avremmo tratto le conclusioni senza ragionare. Qualche insulto e qualche complimento. Un saluto nel gruppo degli sfigati.

Fino a quando Facebook – dopo le dichiarazioni di Frances Haugen – sparì e ci lasciò da soli. Casualmente per un problema al DNS.

Di end

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180 grammi… cosa faccio, lascio?

Sullo store ufficiale di Prince sarà disponibile dal 12 novembre Purple Rain rimasterizzato del 2015 su vinile di colore viola. L’album sarà anche disponibile da Target, ma non all’Esselunga. Forse lo troverete alla Comet, ma non è sicuro.

Il vinile sarà nel formato da 180 grammi. Ma cosa interessano agli americani i 180 grammi visto che non usano il sistema metrico decimale?

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venerdì diciassette

non sono scaramantico

La storia la sapete meglio di me. A proposito della scaramanzia, De Filippo pare dicesse: “non è vero, ma ci credo“. Siamo un po’ tutti come lui; nella vita abbiamo preso almeno una decisione basandoci su un criterio inesistente. Tipo: “di Venere e di Marte non ci si sposa e non si parte”. C’è chi ha evitato di passare sotto a una scala o fa un gesto apotropaico quando vede passare un religioso (questo sono io). Nessuno ne è esente. Oggi è venerdì diciassette e la signora della lavanderia mi ha lasciato il tagliando 017 facendosi una grossa grassa risata.

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Carlo Boccadoro presenta Bach e Prince a Foligno

Carlo Boccadoro sarà oggi 5 settembre alle ore 17 a Foligno per presentare il suo libro “Bach e Prince. Vite parallele” e ne parlerà con Silvia Paparelli, pianista e musicologa.

Approfitto di questo bel appuntamento per fare un inciso sulla questione.

Il libro Prince e Bach non è stato diffuso dai classici critici musicali prinsiani (di cui non farò il nome ma tanto sono sempre quei due/tre che si spacciano per saggisti ma in realtà sono solo amici delle major). Non mi stupirei se nei circoli privati ci fosse qualche presunto fan che parli male del libro.

Io la penso diversamente. Ho acquistato il libro e (come si vede dalla foto) l’ho consumato e letto. Continuo e continuerò a riportare le notizie di presentazioni che il Maestro tiene in giro per l’Italia, perché credo sia anche lui parte della Fam. Il suo libro non è semplice, ma ci aiuta a capire il peso di Prince nella musica “importante”. Credo sia un dovere difenderlo e pubblicizzarlo. Non esistono altri saggi italiani su Prince in italiano scritti da un musicista italiano. Basterebbe solo questo.

Gli altri libri italiani sono di fan e quando cercano di fare della critica musicale dimostrano tutta la loro carenza di cultura. Un autore (che non citerò) credo stia proprio cercando di crearsi una fama di esperto di Prince senza averne i mezzi e le qualità. Qui non troverà posto.

Per cui, chapeau al Maestro Boccadoro e buon per quelli che possono incontrarlo dalle parti di Foligno.

http://www.rgunotizie.it/articoli/cultura/foligno-domenica-compagnia-segni-barocchi-ecco-gli-eventi-agenda

blog · Intervista

Intervista a Carlo Boccadoro

Come un fulmine a ciel sereno, a marzo di quest’anno è uscito un libro italiano su Prince. Non un libro scritto da un fan qualsiasi, ma dal compositore e direttore d’orchestra Carlo Boccadoro.

Il libro s’intitola “Bach e Prince – Vite Parallele” ed è pubblicato dall’Einaudi di Torino nella collana “Stile libero VS”.

Grazie alla casa editrice Einaudi, abbiamo potuto contattare il Maestro che si è prestato nel rispondere alle nostre domande.

Quando ha scoperto Prince, da compositore cosa l’aveva colpita?

Direi la forza immediata e l’originalità delle sue idee musicali nonchè l’abilità con cui riesce a realizzarle.

Quale era la forza degli arrangiamenti di Clare Fischer sulla musica di Prince?

Fischer è un ottimo jazzista e la sua scrittura è sempre molto elegante dal punto di vista armonico. L’interesse del suo lavoro con Prince consiste nel modo assai poco ortodosso con cui Prince stesso utilizzava le partiture di Fischer, spesso sovrapponendole su differenti brani di tonalità diversa rispetto a quelli per cui erano stati scritti creando così effetti politonali e stridenti di notevole intensità.

Ci sono delle costanti nelle strutture compositive di Prince?

No, il suo modo di scrivere musica è in evoluzione costante lungo tutta la propria carriera.

Qual è stata il maggiore contributo di Prince alla musica?

Nessuno può rispondere a questa domanda ora, lo decideranno semmai i posteri.

Se Bach fosse vissuto ai tempi di Prince, avrebbe seguito le orme di Prince usando l’elettronica?

Anche questo nessuno può dirlo, di sicuro Bach provò a suonare i primi esempi di fortepiano a martelli (che daranno successivamente vita al pianoforte come lo conosciamo oggi) e ne diede un giudizio molto negativo, dato che era molto
affezionato alle sonorità del clavicembalo. Quindi non ho idea di quello che avrebbe fatto con strumenti più moderni.

Qual è stata la reazione dei lettori e di chi l’ha intervistata al libro?

Fino ad ora ho avuto praticamente tutte reazioni positive e molto incuriosite (tranne un signore su Amazon che mi ha dato un giudizio molto negativo, ma va bene così).

Le proponiamo 3 canzoni e un album: 17 Days – How don’t U call me anymore – Another lonely Xmas e tutto l’album Piano e Microphone 1983. Come giudica lo stile al piano di Prince? Che stile è?

Non è uno stile ben preciso, direi che si tratta di un modo di utilizzare il pianoforte molto percussivo che sostituisce la sezione ritmica mancante, non ha nulla di lirico o cantabile. Prince non aveva un suono “bello” come quello di Bill Evans o Herbie Hancock e non era neppure un virtuoso della tastiera ma utilizzava il pianoforte (e anche qualsiasi altro strumento) unicamente per quello che serviva a realizzare le canzoni al meglio.

Cosa si aspetta dalla serie di Netflix su Prince?

Niente.

Cosa pensa del lavoro che Prince Estate sta facendo sui brani provenienti dal Vault?

Mi sembra eccellente. Michael Howe è davvero bravo e tutte le uscite a partire dal box di 1999 hanno un’ottimo rapporto qualità/prezzo, il che in tempi di sfruttamento selvaggio e cinico dei consumatori da parte delle case discografiche non è cosa da poco. Ho l’impressione che stiano custodendo la memoria di Prince nel modo migliore.

Come giudica l’apporto di Wendy e Lisa nella composizione di Prince?

Sono state delle ottime collaboratrici, ma come sempre nel mondo di Prince tutti sono utili e nessuno è indispensabile (tranne Prince)

Prince perde qualcosa quando smette di collaborare con Wendy & Lisa?

Non credo.

Dagli anni 80 agli anni 90, qualcosa cambia nella produzione di Prince. Per l’ascoltatore comune cosa cambia?

I riferimenti musicali ritmici, melodici e armonici diventano sempre più sofisticati, con atmosfere legate al jazz e alla fusion che allontanano definitivamente Prince dal pubblico rock e pop, che predilige invece strutture assai più elementari e meno
impegnative all’ascolto.

Alla musica di Prince si associa spesso l’aggettivo “difficile” quando la facciamo ascoltare agli amici che non la conoscono. Eppure le melodie sono orecchiabili. Cos’è difficile nella musica di Prince?

Il continuo cambio di stili che spesso si sovrappongono tra loro in un continuo caleidoscopio di allusioni musicali. Difficile mettere Prince in una comoda categoria, il grosso pubblico e le radio pop vogliono troppo spesso avere la pappa pronta per non dover compiere alcuno sforzo di comprensione.

Nella struttura e nella costruzione della musica di Prince si può parlare di canzoni o c’è qualcos’altro?

Si può assolutamente parlare di canzoni, che però spesso utilizzano forme diverse o ampliate rispetto a quelle classiche della forma-canzone.

Arrangiamenti complessi: perché non vede un lavoro sinfonico basato sui brani di Prince? Forse non tutto il catalogo, ma è molto esteso. Alcuni brani si presterebbero.

Assolutamente no. I tentativi di rendere “sinfonica” la musica non nata per questo scopo (dai Beatles a Queen e Pink Floyd) sono tutti orrendi, grotteschi e invariabilmente di pessimo gusto. Meglio lasciare Prince alle sua sonorità originali.

Qual è l’influenza del padre musicista di Prince? Dove si ravvede in modo evidente? Agli inizi della carriera?

In generale il padre rimane un modello per l’intera carriera di Prince, che lo vedrà sempre come punto di riferimento nonostante la mancanza di incoraggiamento da parte del genitore (o forse proprio per questo? Chissà. Ci vorrebbe uno
psicanalista per saperlo)

Cosa pensa dei testi dei brani di Prince?

Dipende dai vari periodi. Alcuni brani sono ottimi, altri pessimi, altri ancora funzionali per quello che devono comunicare. Comunque in generale credo che l’interesse portante della produzione di Prince stia nella musica e non nei testi.

I testi di Prince sono stati sminuiti dall’importanza che è stata data all’estetica da parte di Prince?

Non direi.

Cosa pensa dell’autobiografia di Prince? Bella l’idea di creare un manuale per i creativi, ma secondo lei come avrebbe dovuto affrontare questo argomento?

Prince ha scritto solo un capitolo in gran fretta, quindi non attribuisco a quel libro nessun valore, è solo una furbissima operazione commerciale della casa editrice.

Cosa pensa della ritmica di Prince?

Pur essendo pressoché interamente derivata da altri autori (Sly Stone, Stevie Wonder, George Clinton, Bootsy Collins, la Motown, ecc.) viene sintetizzata da Prince in modo personalissimo e assolutamente irresistibile.

Qual è il valore della musica di Prince suonata rispetto a quella che lui produce da solo al computer?

Personalmente ritengo sempre di livello superiore la musica suonata da musicisti viventi rispetto a quella creata con delle macchine, per sofisticate che siano.

Un neofita quale album di Prince dovrebbe conoscere?

Il secondo album (Prince), Dirty Mind, 1999, Sign ☮️’ the Times, The Rainbow Children, One Nite Alone.

Se avesse conosciuto Prince, quale domanda gli avrebbe posto?

Non ne ho idea, probabilmente nessuna visto il carattere elusivo di questo Artista.

Se potesse parlare con un collaboratore di Prince, chi le piacerebbe intervistare?

Morris Day.


Grazie a Paola Novarese della casa editrice Einaudi.