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Concerto e aftershow del 25 agosto

Il racconto

Saliamo verso il cielo e sul muro che accompagna la scala mobile le foto di Prince suddivise come un puzzle. Stiamo uscendo dalla metropolitana, fermata North Greenwich sulla Jubilee line, e siamo circondati da quelli che verranno a vedere Prince con noi. Ma forse non è così, perché l’02 è una struttura che comprende diversi luoghi di intrattenimento.

Manca poco, questo è chiaro.

Il viale verso l’02 è protetto da una tettoia, anche se il maltempo dovesse fare qualche scherzo non rischiamo di inzupparci. E così cominciamo a fare conoscenza con l’organizzazione, che sarà perfetta.

Un panino in un locale interno e verso le otto ed un quarto puntiamo il concerto. L’entrata è proprio davanti a noi, con a fianco il negozio del merchandising: noi vogliamo la musica, non le magliette. Centinaia di persone dell’organizzazione aiutano il pubblico ad entrare e sono molti quelli che frugano nelle borse per cercare le macchine fotografiche. All’entrata ce la caviamo con una semplice soppesata della borsa e via.

Il cellulare in fin dei conti fa solo telefonate, e neppure tanto bene…

La scala mobile ci porta al settimo cielo e facciamo in fretta a raggiungere l’interno dell’arena. Una volta entrati il colpo d’occhio è spettacolare. L’arena è già ben riempita, il palco in mezzo ci dà il benvenuto e il simbolo ci fa sentire a casa nostra.

Inizia l’emozione.

E l’emozione è tale che rimaniamo un minuto a lato dell’entrata senza scendere le scale. Ci sveglia dal nostro sogno un addetto che ci chiede: “lost?” (persi?). Più che persi eravamo (s)travolti.

Tramortiti.

Quando i sogni si avverano ci si spaventa un po’.

Una volta seduti ci accorgiamo di essere vicinissimi al palco. Non solo, alla nostra sinistra solo una ringhiera che ci mette in primo piano. Nessuno ostacolo tra noi e Prince. Incredibile. L’emozione cresce, assieme alla musica che, dopo qualche pezzo anonimo, diventa orientaleggiante dai toni bassi molto forti. Forse un’anteprima o qualche brano scovato nella cassaforte del Paisley Park.

Ci piace pensare di essere già tra le sue note.

 
I tecnici sono al loro posto da qualche minuto a decine di metri sopra il palco. Questo significa che il concerto sta per iniziare. La sicurezza e il service sono già schierati, ma il pubblico sta continuando ad entrare e noi scommettiamo sull’orario di inizio. Nell’ultima fila in alto i più coraggiosi sono grandi appassionati. Hanno speso la nostra stessa cifra (31,21£), ma respirano aria d’alta quota, rarefatta. Per tutto il tempo li guardiamo salire e scendere, che a noi paiono sfidare le leggi della fisica. Tutto intorno all’arena un grande servizio di informazioni che ci ricorda l’orario di partenza delle ultime metropolitane notturne, il numero di telefono per chiamare un taxi e si alterna alle pubblicità di altri spettacoli in programmazione.


E’ bello non sentirsi persi.

Poco prima delle nove gli inservienti tolgono i cartelli che indicano le zone del pubblico e ricevono un meritato applauso. Si sta per cominciare. Sono le nove, si abbassano le luci e parte il video con l’auto-celebrazione che aveva accompagnato Prince fin dall’entrata nella Rock and roll Hall of Fame.

Il cuore batte e vuole sfondare il petto.

Renato Neto entro sul palco e dietro di lui tutti gli altri. I primi applausi emozionati. Sul video, giustamente tutto dedicato a chi sta nelle zone più lontane, si alternano Alicia Keys, Sonny T, Maceo Parker e Pharrell Williams. Alla fine sarà Beyoncè ad introdurre Prince.

Silenzio assoluto, mentre sgraniamo gli occhi nel buio e veniamo accolti dalle prime note al piano di Planet Earth e fasci di luci verdi e bianchi. Noi sappiamo che la sta facendo per noi. O almeno vogliamo crederlo.

Lui deve suonare i nuovi brani, che meritano ampiamente, con i grandi successi del passato. Così si fa per rimanere vivi.

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