Manca sempre uno per fare trentuno (ventuno)

il cappuccino di soia del 25 agosto 2026 (1)

tratto dal libro Manca sempre uno per fare Trentuno Ventuno

Se leggessi nel futuro, ve lo giuro, qualche cosa inventerei…
Fossi bello e un po’ discusso, starei spesso sulle pagine di stop…
Se per sbaglio fossi santo, un miracolo ogni tanto per salvare i fatti miei, lo farei link

…a poco dall’uscita del nuovo album di quasi inediti di Prince dal titolo Timeless, mi sta correndo lungo la schiena la paura che siamo di fronte al solito buco nell’acqua: brani semi-sconosciuti, incartati, scartati, spezzati e che lasceranno presto il posto alle cose già conosciute e amate. Ve lo ricordate Welcome 2 America? Quante volte l’avete ascoltato, dite la verità. Era qualche estate fa, il 2021, e volevamo essere utili alla causa, perciò avevo pubblicato più di qualche spezzone di articolo del web, tant’è che qualcuno di voi mi aveva scritto: ahò, non vedi l’ora che esca questo nuovo album?! e invece non l’abbiamo manco acquistato per la nostra collezione.

Ascolti, ascolti e ri-ascolti gli inediti di Prince post 21 aprile e poi pensi: thank u, next. E il next ora è il musical di Purple Rain che dopo avere aperto le danze a Minneapolis, dicono che si sposterà a Broadway. Non so voi, ma io dal musical originale non ho visto manco un filmato, neppure per sbaglio i miei algoritmi dei social hanno mostrato il nuovo Prince cantare ballare e saltare nel teatro. Qualcosa è passato su reddit, forse un bis finale, nulla di serio che tanto assomiglia a una recita delle superiori (siete stati avvertiti 🖖). Arriva l’aiuto di Lin-Manuel Miranda, he avrebbe portato in dote tra i 250mila e il milione di dollari, reputazione (ha vinto premi come Tony, Grammy e Pulitzer) e competenza teatrale avendo già portato al successo altri musical basati su film. Ora dovranno traghettare il musical fuori dalle secche di Minneapolis e trasformarlo in un trionfo al Majestic Theatre nel 2027 di Broadway.

Lo spettacolo è stato ritenuto troppo lungo e dispersivo, con un eccesso di sotto-trame (Fink che è uno strafatto e Wendy è nelle Apollonia 6 😂) che rompono le balle. Lo spettacolo oscilla in modo confuso tra un jukebox musical, un concerto tributo e un adattamento letterale del film. E, se anche Alexandria Ocasio-Cortez sta facendo la sua parte per recuperare punti nella questione woke, alcune scene di violenza fisica riprese direttamente dalla pellicola risultano oggi anacronistiche, stridenti e disturbanti per il pubblico teatrale moderno. Poi c’è Kris Kollins; nel ruolo del Kid s’impegna ma è un pezzo di compensato dell’Ikea, tipo Ornella Muti quando Berlusconi negli anni 80 voleva farne una soubrette. E poi come può reggere un ruolo così carismatico e iconico a Broadway? Kris affonderà; entrerà in conclave da papa e uscendone da cardinale, ricorda: non dire gatto se non ce l’hai nel sacco, me lo vedo fare il vocal coach a The Voice Senior ungherese, adesso che non c’è più Orban.

Al contrario, questa è stata la stagione di Michael Jackson, che tra scandali, canzoni e balletti è successo sicuro. Ha debuttato a fine aprile al cinema con una biografia edulcorata, l’ennesimo biopicwashing. Per fortuna, quei birbanti di Netflix ci hanno riproposto – maledetto algoritmo – un documentario sulle malefatte di MJ con i minorenni, che si può riassumere con: i danee fann cantà l’orb (i soldi fanno cantare il cieco, cioè il denaro può comprare chiunque). La notte dopo la visione del film al cinema, mi sono messo a scrivere una lunga recensione intitolata: Guardare Michael pensando a Prince, ispirandomi a quella già pubblicata Guardare Whitney pensando a Prince. In breve, scrivevo che il film NON è una biografia, ma una fiction rassicurante. Hanno voluto presentare MJ alle nuove generazioni. Sì, c’è un po’ di triller quando si presenta il tirranico padre come l’antagonista, che derubrica con una smorfia curiosa la passione del figlio per gli animali esotici, ma c’è più dramma in panetteria, quando un pensionato retributivo supera la fila. MJ è una vittima, che si emancipa grazie alla guardia del corpo e all’avvocato (lo stesso che ha prodotto il film). Non si vede traccia della sua complessità umana e professionale.

Per me, il vero omaggio sta nel mostrare i demoni degli artisti, che poi diventano musica (come nel film su Bruce). Tutto il resto è roba da Novella 2000. Ma non ci capisco nulla, perché il film del Boss è stato un flop (è costato 55 milioni di dollari e ne ha incassati 45), mentre il film di Michael ha incassato più di un miliardi di dollari, i Queen (con un film poco noioso) 911 milioni, il colorato Elvis 300 milioni, Elton John (per me il migliore) 200 milioni e Bob Dylan 140 milioni.

Insomma, questa la mia classifica dei migliori biopic musicali- SECONDO ME:
1. Bruce Springsteen (Springsteen: Deliver Me From Nowhere) scarica i propri demoni nella scrittura di un album
2. Elton John (Rocketman), esplicita la sessualità e i problemi con l’alcol di Elton
3. Bob Dylan (A Complete Unknown) suonato e cantato molto bene dagli attori
4. Elvis Presley (Elvis) sorvola su tanti aspetti controversi
5. Michael Jackson (Michael), non si parla delle accuse
6. Whitney Houston (I Wanna Dance with Somebody), la relazione violenta con il marito è inesistente
5. Queen (Bohemian Rhapsody) contiene un’insensata remake del concerto del Live Aid

Beh, possiamo tornare a sognare, perché abbiamo visto che fine ha fatto la serie su Prince di Netflix. quindi godiamoci il ricordo che abbiamo di lui. Del suo egocentrismo, delle sue malefatte con i collaboratori e dello stronzo + grandissimo musicista che era.


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