Prince ha annunciato pochi minuti fa l’evento Welcome 2 America. Assieme a Prince ci saranno diversi artisti, mentre lui farà da Master of Cerimonies.
Non si capisce bene se sarà un tour oppure una serie di concerti stabili a New York (la conferenza stampa si è tenuta all’Apollo di NYC) in stile Las Vegas.
Se ben conosco Prince, per lui sarà un passeggiata farsi vedere una volta ogni 10 concerti, fare il moderatore (tipo Bruno Vespa) e correre via a metà concerto con l’incasso della serata in tasca.
Daichescherzooo!
Pare che al fianco di Prince ci fosse una chitarra che lui utilizzerà e sarà venduta, con l’incasso devoluto in beneficenza.
Prince torna in Italia dopo 8 anni e tutto il mondo violaceo del Belpaese è in fermento. I siti internet si contano e lo zoccolo duro dei fan di Prince è eccitato. Prince torna in Italia, dopo il concerto del 31 ottobre del 2002. Nel frattempo sono cambiate molte cose.
Dalle ceneri del tour del 2002 nacque il grande ritorno al successo di Prince, sfociato nel tour americano di Musicology. I concerti di Las Vegas e di Londra. La serata di Montreux. Lo show al Superbowl. Da Musicology in avanti, però, Prince ha quasi sempre proposto lo stesso set list di brani. Poche novità, pochi esperimenti. I concerti, poi, non si sono mai trasformati in dvd, che avrebbero potuto fare pubblicità e far guadagnare qualche dollaro in più a Prince. Dollari che Prince avrebbe potuto utilizzare per osare un po’ di più dal vivo.
Vale ancora la pena andare a vedere Prince dal vivo?
La risposta è sì.
Da un punto di vista spettacolar/musicale, i concerti di Prince valgono sempre il prezzo del biglietto. Le sue qualità da direttore artistico, musicista e compositore vengono portate all’ennesima potenza dal vivo, dove – finalmente – Prince può prendere il controllo del concerto (del pubblico e della musica). Nel tour del 2002 fu bellissimo vederlo spingere il profumo degli incensi accesi sul palco verso il pubblico delle prime file. Ma anche l’idea delle ballerine gemelle o del tour con il palco di nuovo al centro ebbero successo. E cosa dire l’Npgmusicclub, mentre dietro la gente si spintonava, noi avevamo il nostro recinto comodo. Allora i fan di Prince erano una specie in via d’estinzione. Senza dimenticare la qualità dei musicisti che seguono Prince negli ultimi dieci anni. A partire da John Blackwell alla batteria (che ci sarà anche in queste date italiane) o Renato Neto alle tastiere. Non semplici riproduttori della musica di Prince, ma artisti con una loro anima e con una loro proposta musicale, che hanno permesso a Prince di fare molte cose interessanti. Date un pubblico a Prince e lui vi crereà uno spettacolo che valga la pena di essere visto ed ascoltato.
Dal 2002, però, Prince continua a suonare lo stesso concerto. Gli stessi brani, (quasi) senza proporre dal vivo i brani provenienti dai nuovi cd. L’ultimo 20Ten è un bellissimo lavoro. Denso di idee e di ritmo. Suonato con attenzione, meriterebbe una versione dal vivo. Ma – si sa – per Prince non è più il concerto a fare promozione agli album, ma il contrario.
Una delle immagine più simpatiche di Prince ce la regalano i Gayngs.
A maggio, durante il loro concerto a First Avenue Prince si era fatto vedere armato di chitarra, pronto a fare il suo intervento. Il cantante Ryan Olson si è avvicinato a lui per chiedergli (secondo quanto riporta il sito citypages) di salire sul palco al momento stabilito; Prince annuisce con un sorriso e gli stringe la mano (cosa non comune…), aspettando da bravo il momento di salire sul palco.
La canzone continua, il pubblico si diverte e (probabilmente) Prince preferisce non salire sul palco, lasciando tutto lo spazio ai Gayngs.
Di questa storia i Gayngs ci fanno un bel video, che vedete qui sotto, e che da queste parti si apprezza molto.
Ricordate la dichiarazione di Prince di qualche settimana fa? 20Ten stava conquistando un largo pubblico attraverso il Daily Mirror e Prince donava con grande generosità un’intervista alla stampa inglese dove dichiarava: “Internet is Over”.
Ora, Chris Anderson di Wired (l’autore di The Long Tail: Why the Future of Business is Selling Less of More e di Free: The Future of a Radical Price ) precisa meglio e dice: “Il Web è morto! Lunga vita da Internet”. In sostanza, Anderson sottolinea la crescita nell’uso delle applicazioni (le c.d. apps disponibili su iPhone o su altri smartphone) a discapito dell’utilizzo del Web. Spesso, in realtà, si fa confusione parlando di Web e considerando tutto quanto è Internet, mentre il Web è solo uno dei servizi (basato sul linguaggio Html). Per esempio, un altro servizio largamente usato su Internet è la posta elettronica.
Questa dichiarazione di Anderson fa scopa con quella di Prince, che (forse?) senza volere aveva pronosticato già qualcosa. Dire in giro che Internet era finito, faceva tanto figo, ma qualche ragione l’aveva (ne avevamo parlato nel post Chi Disprezza Ama).
Ora ci domandiamo: Prince sarà in grado di traslocare baracca e burattini nel mondo delle apps? Dopo il ragionamento di Anderson, Prince dovrà essere in grado di inventare una sua app e ottenere due piccioni con una fava: dare un nuovo giochino ai suoi fan – sempre pronti a dimostrare il loro affetto per lui e la sua musica – e raccogliere qualche centinaio di migliaia di dollari per l’ennesima volta.
In fin dei conti, ultimamente lui ha criticato l’utilizzo sfrenato della musica attraverso strumenti dicotomici (in altre parole, con lettori Mp3 tipo iPod), ma era stato uno tra quelli che aveva fatto vendere – a cifre stratosferiche – un iPod firmato con il suo logo – ricordate il The Prince Opus? (https://www.thisisopus.com/prince/).
Insomma, non che una “Purple Apps” non ci faccia piacere, ma un po’ di coerenza ogni tanto sarebbe apprezzata.
Ricordate la dichiarazione di Prince di qualche settimana fa? 20Ten stava conquistando un largo pubblico attraverso il Daily Mirror e Prince donava con grande generosità un’intervista alla stampa inglese dove dichiarava: “Internet is Over”.
Ora, Chris Anderson di Wired (l’autore di The Long Tail: Why the Future of Business is Selling Less of More e di Free: The Future of a Radical Price ) precisa meglio e dice: “Il Web è morto! Lunga vita da Internet”. In sostanza, Anderson sottolinea la crescita nell’uso delle applicazioni (le c.d. apps disponibili su iPhone o su altri smartphone) a discapito dell’utilizzo del Web. Spesso, in realtà, si fa confusione parlando di Web e considerando tutto quanto è Internet, mentre il Web è solo uno dei servizi (basato sul linguaggio Html). Per esempio, un altro servizio largamente usato su Internet è la posta elettronica.
Questa dichiarazione di Anderson fa scopa con quella di Prince, che (forse?) senza volere aveva pronosticato già qualcosa. Dire in giro che Internet era finito, faceva tanto figo, ma qualche ragione l’aveva (ne avevamo parlato nel post Chi Disprezza Ama).
Ora ci domandiamo: Prince sarà in grado di traslocare baracca e burattini nel mondo delle apps? Dopo il ragionamento di Anderson, Prince dovrà essere in grado di inventare una sua app e ottenere due piccioni con una fava: dare un nuovo giochino ai suoi fan – sempre pronti a dimostrare il loro affetto per lui e la sua musica – e raccogliere qualche centinaio di migliaia di dollari per l’ennesima volta.
In fin dei conti, ultimamente lui ha criticato l’utilizzo sfrenato della musica attraverso strumenti dicotomici (in altre parole, con lettori Mp3 tipo iPod), ma era stato uno tra quelli che aveva fatto vendere – a cifre stratosferiche – un iPod firmato con il suo logo – ricordate il The Prince Opus?.
Insomma, non che una “Purple Apps” non ci faccia piacere, ma un po’ di coerenza ogni tanto sarebbe apprezzata.